Parlare di Euphoria senza prendere in considerazione i vestiti e i migliori outfit dei personaggi è semplicemente impossibile. La ragione è da ricercare nel legame imprescindibile che unisce la moda alla narrazione della serie e che contribuisce a riscrivere le regole del genere. Leggere alla voce culture-defining: in una perfetta combinazione di «sostanza» ed estetica, Euphoria riesce a parlare al cuore di una generazione, a esplorare tematiche generalmente blindate come la tossicodipendenza, la depressione e la violenza sulle donne e a sradicarne i cliché.
Ogni cosa quindi, nella mise en scène della serie, conduce a un nome: Heidi Bivens. A lei, costume designer della prima, della seconda e si suppone anche della terza stagione di Euphoria, sono state recapitate tutte le tendenze esterne, di ironia, di nostalgia e di self-acceptance direttamente dalle camerate come dalle passerelle, prima fra tutte la sfilata fall winter di Coperni con Lila Moss in versione Cassie. Come era prevedibile, non sono mancate le critiche: principalmente è nata una questione sul carattere irreale delle mise di Rue, Jules, Faye, Cassie, Lexi e Maddie, percepite troppo costose per qualsiasi liceale. Contestazione a cui Bivens risponde: «Euphoria è il suo mondo. L'East Highland High non esiste. Non è un posto reale».
In un'intervista con Dazed, la costume designer statunitense si sofferma sull'evoluzione di stile che scandisce il passaggio dalla prima alla seconda stagione. Se inizialmente l'idea era quella di procedere con cautela, assicurandosi che ogni singola mise fosse acquistabile nella vita reale, la regola della seconda stagione era «andiamo, questa non è la realtà». Che Euphoria affronti temi reali è un dato di fatto ma, stando al racconto di Heidi Bivens, questo non poteva essere un impedimento alla creazione di un immaginario invidiabile. Chiedere a Sam Levinson che, specialmente per il secondo capitolo della serie, ha autorizzato e incoraggiato tutti i collaboratori a superare i preconcetti e i parametri realistici a tal punto che verso il quinto episodio della season two, con il debutto dello spettacolo teatrale di Lexi, sembrava di essere in un sogno.
«Ricordo di aver cercato di capire cosa volesse Sam dai costumi prima di girare il pilot. A un certo punto mi ha interrotto e ha detto solo "Non me ne frega un cazzo della realtà". Quella frase è stata la mia forza motrice per l'intera durata della serie». Sono queste le parole di Heidi Bivens che tolgono ogni dubbio sul motivo per cui per cui Lexie veste Miu Miu e per cui Rue, tossicodipendente in astinenza che cerca disperatamente di procurarsi dei soldi per comprarsi le pillole, veste Aries, Bode, Dickies e Jean Paul Gaultier vintage, tutti marchi il cui costo non appare esattamente accessibile.
Un discorso che vale, per certi versi, anche per la rappresentazione dei corpi femminili. Si pensi per esempio ai vestiti di Cassie: in The Next Episode, sesto capitolo della prima stagione, Bivens e Levinson credevano che il mini abito con le pagine di giornale fosse stato un errore, che mostrare il décolleté in quel modo (il corsetto non era stato stretto abbastanza) fosse stato too much. Poi una gran parte di pubblico ha accolto con entusiasmo quella rappresentazione del corpo, leggendovi un aspetto liberatorio, e l'approccio al secondo capitolo della serie è stato completamente diverso.










