Come è possibile che paio di scarpe nato 38 anni fa sia ancora di moda nel 2020? Questa è la storia degli stivaletti Margiela con fessura: gli intenditori li venerano come un feticcio e le fashion victim fanno carte false per accaparrarsi l'ultima versione laminata o glitter. Insomma, un paio di stivaletti Tabi di Martin Margiela rappresenta il lasciapassare assoluto dello stile avant-garde.
Con 41 collezioni firmate per mano del designer belga, dichiarato membro onorario dei 6 di Anversa, ovvero Walter Van Beirendonck, Ann Demeulemeester, Dries Van Noten, Dirk Van Saene, Dirk Bikkembergs e Marina Yee, professionalmente nati dopo di lui, una vita spesa nell'anonimato e migliaia di fan sparsi in ogni angolo della Terra, possiamo tranquillamente ammettere che Martin Margiela è forse l'ultimo vero rivoluzionario della moda. Contro l'edonismo, ma pro al recupero e alla distruzione-costruttiva, lui è l'uomo che ha saputo stravolgere un'estetica galoppante appariscente e debordante degli anni 80 e 90, offrendo proprio l'esatto contrario, lavorando cioè per sottrazione e inventando dal pre-esistente.
Perché le scarpe Margiela con taglio infradito sono stivaletti cult della moda evergreen
Dopo tre anni come assistente al seguito dell'enfant terrible Jean Paul Gaultier, nel 1988 Martin Margiela apre a Parigi il suo atelier. Ovviamente nessuna insegna, nessun logo ma solo etichette bianche e moltissime idee rivoluzionarie per vestiti e accessori donna e uomo pronti a riscrivere la storia della moda contemporanea. Senza dimenticare di aggiungere che la moda Margiela è stata da subito una proposta unisex e super inclusiva. Torniamo però agli stivaletti con fessura, le scarpe uomo e donna nate nel 1988 che lo hanno reso famoso oltre il circuito fashion ancora a numero chiuso dei fan modaioli alternativi.
L'iconico modello split toe nasce dopo un viaggio del designer belga a Tokyo. Alla ricerca dell'ispirazione perfetta per disegnare scarpe mai viste sino ad allora, fu lì che giunse il colpo di fulmine. Dalle celebri calze tabi, utilizzate durante l'inverno per proteggere i piedi dal freddo pur indossando i sandali infradito, all'arrivo della produzione della gomma, è così che nacquero le scarpe definitive per l'ispirazione che Margiela stava cercando. Si tratta delle jika tabi, scarpe in tela di cotone a forma di calzino dalla suola antiscivolo, presto adottate dai contadini e dagli operai edili per lavorare in sicurezza. Scarpe tutto oggi ancora utilizzate. Nel documentario Martin Margiela: In His Own Words, uscito il 10 aprile 2020 su iTunes, e ora disponibile anche su Amazon Prime Video UK, lo schivo designer si concede al mondo solo attraverso la sua voce svelando così i retroscena sugli stivaletti con tacco più alla moda del XIX e XX secolo.
E se oggi le varianti delle scarpe donna con taglio infradito, stivaletti uomo inclusi, sono tantissime, c'è un colore che sancisce la coerenza e la condivisione con ii valori di quell'estetica così minimal eppure così fragorosa. Un paio di scarpe bianche Tabi sono pronte a illuminare e a dare spessore stilistico ai jeans più anonimi e ai look più basici. Punto. Perché è così che funziona. E parliamo anche del tacco, un cilindro perfetto con finitura in legno, stabile sostegno per i modelli di stivaletti neri, quanto per quelli in cuoio naturale. La suola invece ha una forma tale da lasciare l'impronta di uno zoccolo. Se pensi a come Nike abbia sfruttato l'idea della separazione infradito per le Air Rift molto dopo Margiela, oppure come Demna Gvasalia in Vetements abbia creato una variante delle Tabi originali in omaggio al maestro belga, gli attestano di essere ovviamente ancora il mito personale di molti creativi. Come vedi un semplice paio di stivali racchiude al suo interno citazioni e riferimenti in grado di aumentarne il proprio valore immateriale. Non credi ora che la tua scarpiera da fashion girls senta un desiderio fortissimo di custodirne subito un paio?
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