Una fiaba onirica e surreale che prende forma, si forgia e concretizza tramite metalli preziosi, pietre e lavorazioni precise. È questo l'universo di Suma Cruz, il brand di gioielli fondato e guidato da Susana Cruz. Tra bellezza irregolare, elementi naturali e armonie artigiane pensate e studiate con cura, prendono così vita le fantasie dell'infanzia, che in questo modo non si perdono più nell'età adulta, ma anzi assumono un valore materico e tangibile da indossare come un accessorio intimo e personale. Una fusione di ispirazioni, incarnazioni e metafore che coesistono in anelli, bracciali e collane capaci di cambiare e scolpire i look di chi li indossa, unendo al tempo stesso tradizioni antiche e tecniche contemporanee. Il brand, fondato a Madrid più di dieci anni fa e vincitore nel 2023 della prima edizione dei Spanish Fashion Academy Awards per la collezione Indico, si pone così l'obiettivo di raccontare una storia in cui il protagonista è proprio il gioiello, che qui rivendica la sua importanza e i suoi poteri quasi mitologici. Pensati per la donna moderna, colgono l'essenza più fugace e sfuggente della realtà umana, restituendola attraverso monili pregni di un fascino misterioso. Perché nella velocità e nell'effimero che dominano il mondo odierno, il vero valere si nasconde, ancora una volta, nel tempo e nella riscoperta del fatto a mano, con cura e passione, come forma non solo di arte ma anche di resistenza.
- Gems Z: il mondo di Giulia Tamburini
- Gems Z: i gioielli di Completedworks
- Gems: Aldina Milano, tra miti classici e nuove contemporaneità
Il vostro universo visivo fonde surrealismo, artigianato e poesia. Se SUMA CRUZ fosse un personaggio mitologico, chi sarebbe e perché?
Se SUMA CRUZ fosse un personaggio mitologico, sarebbe una chimera: una creatura ibrida, sintesi di molteplici nature fuse in un’unica essenza. Incarnazione dell’immaginazione sfrenata, l’impossibile che prende vita. È la metafora di ciò che sfugge alla comprensione comune, di ciò che è unico e raro, capace di sfidare ogni norma.
Il vostro motto sembra essere “l’accessorio come protagonista”: quando hai capito che poteva davvero rubare la scena? C’è un momento preciso in cui questo concetto ti è apparso evidente?
Ho sempre saputo di voler diventare una designer e gli accessori hanno sempre avuto un ruolo fondamentale per me. Uno dei look presentati all’interno della mia tesi di laurea, prevedeva un abito abbinato a una collana ispirata alle tribù africane, molto audace, con corna di polistirolo ricoperte di cristalli. In quel momento ho capito che la mia creatività trovava la sua forza negli accessori. Quel pezzo oggi ispira il modello Mother of Pearl Choker, in grado di trasformare completamente lo stile di chi lo indossa. In qualità di stylist, il mio intuito mi ha sempre spinto a concentrarmi sugli accessori e la tradizione di famiglia (mio nonno era un importatore ed esportatore di perle in Spagna) mi ha avvicinata al mondo della gioielleria. Nel 2008, seguendo il mio istinto, ho lanciato il mio brand pioniere in Spagna nella creazione di tiare e corone per spose.
Le tue creazioni sembrano volerci riportare in contatto con la meraviglia infantile senza rinunciare alla forza dell’età adulta. In un’epoca dominata dalla velocità e dall’effimero, pensi che la lentezza e la magia siano un atto sovversivo?
Certo. Questo mestiere è una forma di resistenza. Ciò che conta davvero richiede tempo e cura: il valore non risiede solo nella materia o nel risultato, ma nel processo intimo che li accompagna. SUMA CRUZ difende la magia e la lentezza non solo nella produzione, ma anche nell'ispirazione, che non è mai forzata né imposta. L’ispirazione é un atto libero: a volte germoglia lentamente, altre volte irrompe all’improvviso. Proprio come i racconti che avvolgono le mie creazioni: storie che spesso attendono anni prima di trovare il loro posto (in una collezione).
La figura della sirena terrestre incarna un’ibridazione fra elementi opposti: acqua e terra, umano e creatura. È anche una metafora della donna contemporanea? Cosa volevi comunicare con questa figura sospesa?
La sua esistenza effimera e sfuggente riflette la tensione tra visibile e invisibile, tra realtà e aspettativa. Un’identità che non si lascia rinchiudere in un solo luogo, ma abita gli opposti, come la donna che resiste e si ridefinisce continuamente.
Il testo poetico che accompagna la collezione è denso di immagini enigmatiche e simboliche. Come nasce la scrittura per te: precede, accompagna o segue il processo di creazione materiale del gioiello?
La scrittura è parte integrante del processo creativo. A volte nasce prima, tracciando il percorso della forma; altre volte accompagna, dando senso ad ogni dettaglio; e talvolta arriva dopo, rivelando ciò che l'opera sta già iniziando a esprimere.
Dici che “la belleza sobre descomposición”, una possibile chiave di lettura. Che ruolo ha per te la decadenza, l’imperfezione, l’ambiguità nella bellezza?
Per me, la decadenza, l'imperfezione e l'ambiguità sono come l'eco dell'organico e del naturale nella bellezza. Non cerco la perfezione assoluta, ma l'onesta espressione di ciò che evolve, invecchia e si trasforma.
Nel vostro atelier il tempo sembra avere un ritmo proprio: in che modo il processo lento e umano influisce sul risultato finale, oltre la qualità? Cosa cambia, davvero, quando una cosa è fatta con “anima”?
Un gioiello non nasce in un giorno. Nemmeno in un mese. È il risultato di un processo lungo, ponderato e profondamente umano. Ogni pezzo passa attraverso mani, tempi e sguardi diversi. Qui i processi respirano, i materiali aspettano il loro momento e le persone lavorano con precisione e passione. Il percorso è lungo e prezioso, nulla è lasciato al caso, ma lasciamo sempre spazio all'imprevisto.
L’uso del 3D e dell’innovazione convive con una forte impronta manuale. Come decidete se un pezzo debba nascere “a mano” o attraverso strumenti più tecnologici? C’è una regola o va a istinto?
Tutti i nostri gioielli sono realizzati a mano e c'è sempre un dialogo tra creatività e metodo. Disegniamo schizzi a mano che spesso trasferiamo in ambiente digitale. Creiamo modelli 3D per studiare volumi, proporzioni e persino gesti e stampiamo in resina queste forme, che ci permettono di esplorare il pezzo prima di realizzarlo in metallo. Non ci sono regole, ma l’ispirazione, il design, l’abilità artigianale e il significato devono convergere per ottenere il risultato finale.
Devo fare una domanda sulla collana Negombo, che amo alla follia. Dal fascino scultoreo, sembra quasi un fossile prezioso venuto da un’altra era. Qual è stata l’ispirazione concreta o visiva dietro questa forma così potente e organica?
Negombo è nato dall'immagine di un pesce morto che ho trovato in un mercato dello Sri Lanka. Era imperfetto, eppure aveva tutto. Le sue squame avevano una lucentezza che ricordava quella delle perle. Nella mia mente, l'ho trasformato in un gioiello: con il suo corpo d'argento invecchiato e una perla barocca nella bocca. È stato il primo pezzo che ho realizzato in argento e, sebbene nel team ci fossero opinioni diverse, per me era perfetto. Il primo passo è sempre un atto di riflessione: anticipare ciò che ancora non esiste.
Mi sembra che indossare la Negombo Necklace possa essere come entrare in un ruolo: c’è un’emozione, una storia o una figura femminile (reale o immaginaria) che hai avuto in mente mentre la creavi?
L'ispirazione visiva era chiara, il personaggio è arrivato dopo. Negombo fa parte della collezione Indico, che evoca le avventure mistiche dell'Oceano Indiano nel XVIII secolo. Nel mio racconto, Negombo è l'amuleto delle gemelle Nosy e Boraha, conosciute come “Le Sagge”. Protettrici dei tesori nascosti sotto le onde e rispettate da tutti coloro che abitavano o transitavano nell'Oceano Indiano, custodivano i segreti del mare sull'isola di Santa Maria, in Madagascar, colonia pirata di Libertatia.














