Certi amori fanno giri immensi e poi ritornano, cantava Antonello Venditti. E canta oggi forse anche Veronica Pieri che, dopo aver concluso i suoi studi scientifici, si è infine riavvicinata alla sua prima passione, quella dei gioielli. "Era destino", racconta con un sorriso, ricordando con un pizzico di nostalgia le estati di quando era bambina, trascorse a Santa Margherita Ligure, dove con schiere di amiche si divertiva a creare gioielli partendo dalle perline del Venezuela e del Perù scovate in un baule regalatole da un amico di suo padre. Ma se come dice anche la legge che regola il funzionamento dell'universo, nulla si perde ma tutto evolve in qualcosa di nuovo, questo vale sicuramente anche per Veronica, che di ogni esperienza, ogni incontro o avventura ha fatto tesoro, per intrecciarli tutti tra catenelle, metalli e pietre preziose. In questo senso, tutti i suoi monili, così come le decisioni prese, prendono forma spontaneamente, con la stessa logica inevitabile con cui si compie una reazione chimica o alchemica, girando senza difficoltà, ma anzi rivelandosi in tutta la sua spontaneità nel momento esatto cui in cui deve accadere. Il segreto? Saper guardare sempre con occhi nuovi ciò che già c'era, imparando a conoscerne le verità più intime e come saperle valorizzare. Perché ogni cosa a questo mondo torna, nella moda così come nella vita.

Come ti sei avvicinata al mondo del gioiello?


Mi sono avvicinata al mondo del gioiello 13 anni fa. Avevo già una società prima di questa che ho chiuso lo scorso inverno. Tutto è nato da lì. Io provengo da tutt'altro mondo, ho fatto studi scientifici e, per caso, quando ho iniziato a lavorare, ho fatto un corso di Fashion Design alla NABA di Milano, perché mia mamma ha sempre lavorato nell'ambito del pret a porter di abiti e mi mancava il fatto di dare spazio alla creatività. Per finire il corso c'era un esame. Sono dovuta andare in merceria a comprare dei pezzi. L'esperienza l'ho fatta al banchetto, ma soprattutto andando in giro. Sono stata fortunata perché ho incontrato delle persone davvero valide, mi hanno insegnato tanto e in me è nata una passione.

Dove prendi ispirazione per i tuoi design?


Ho una mania per i colori e faccio tantissima ricerca, prendendo ispirazione da brand americani, arabi e persino hawaiiani. Per la collezione del primo ciondolo l'ispirazione è stata vintage. Ho incontrato un fornitore che è diventato anche un amico, che nel tempo ha raccolto un sacco di oggetti da vecchi brand di bigiotteria dagli anni Trenta in poi. Lui mi ha aperto le porte del suo meraviglioso magazzino, dove ha materiali da sogno provenienti da Murano, dalla Germania e così via. Mi piace che dietro ogni gioiello ci sia una storia da raccontare.

Come scegli i materiali con cui lavorare? Ce n'è uno in particolare che preferisci?


Sicuramente quello che preferisco utilizzare è l'oro perché, al di là della preziosità, ha una resa e una durata ineguagliabili rispetto agli altri. Il prezzo dell'oro in questo periodo è alle stelle, quindi lavoro tanto, invece che con il 18 carati, con il 9 carati, che è comunque una lega nobile e garantisce la stessa resa. Però spazio per tutti i metalli. Per l'estate, ho voluto prendere delle catenine fatte in una particolare maglia vintage e le ho fatte produrre in acciaio bagnato oro. Mi piacciono tanto anche il bronzo e l'ottone.

Nulla si crea, nulla si distrugge tutto si trasforma. Vale anche per i gioielli?


Sì, assolutamente sì. Molte ragazze mi portano vecchi gioielli e li trasformiamo completamente. Quando posso riutilizzo il loro oro, lavorandolo direttamente. Altrimenti lo mandiamo a raffinare e lo vendiamo. Con quello che si ricava si acquistano materiali nuovi. Quello che però viene sicuramente reimpiegato in ogni occasione sono le pietre. Portandole a pulire o magari a ritagliare in modo tale da rivalorizzarle, si scoprono segreti, tesori nascosti che si erano rovinati nel tempo. Adesso sto lavorando a una spilla di una ragazza. Apparteneva alla sua bisnonna e lei l'ha avuta in eredità. Diventerà un anello a fascia con dentro tutte le gemme della spilla.

L'aspetto del tuo lavoro che ti piace di più?


Trovo meravigliosa la parte di creatività, mi diverto moltissimo nella fase di ricerca. Mi piace disegnare e trovare la chiave giusta per far parlare materiali diversi che funzionino insieme. Con Vero Veronica poi ho aperto le porte dello studio e ho sempre un gran via vai. Sono molto contenta, perché mi piace interagire con la persona a cui andrà il gioiello. Trovo che sia un modo per aiutarle a comunicare qualcosa. Ti cambia la giornata.

Parlando degli aspetti un po' più ostici, quali sono le principali challenge o difficoltà che si incontrano quando si apre un brand di gioielli adesso?


Sicuramente parto molto avvantaggiata. Avevo una società che funzionava e che era conosciuta soprattutto nella zona di Milano, quindi non comincio da zero. La mia fortuna è questa. All'inizio ero spaventata perché dopo 12 anni in una realtà, cambiare all'improvviso, è comunque una cosa nuova e rimane un rischio. L'aspetto più complicato in questo momento per me è riuscire a far quadrare i costi, offrendo un prodotto che sia al tempo stesso accessibile e divertente. Ma questo è anche lo stimolo per trovare delle soluzioni diverse e creative. Per esempio, quest'estate invece che pensare alle solite catene, ho proposto le cime nautiche delle barche. Ed è una soluzione che sta piacendo molto.

Che consiglio avresti voluto ricevere quando hai cominciato?


Se tornassi indietro e andassi dalla me di 24 anni, le direi di farsi un'infarinatura da un punto di vista economico per gestire il tutto. Io imparato sul campo a fare le fatture e parlare con il commercialista. Le prime volte per me era arabo e facevo molto fatica a capire. Per il resto, come in tutte le cose, ci vuole coraggio. Ma anche un po' di fortuna.

Una cosa di cui sei particolarmente fiera?


Sono contenta perché sono riuscita fin da subito ad avere due prodotti che hanno avuto successo, con una loro storia e una loro identità. Sono fiera di essere riuscita ad inanellarne uno dopo l'altro, benché siano passati degli anni tra l'uno e l'altro. Non credevo sarebbe stato possibile. Sono rimasta meravigliata soprattutto da come tutte le cose si sono incastrate nel modo corretto con semplicità. A volte lavori tantissimo per far funzionare qualcosa e scricchiola. Invece quando ti approcci in maniera serena e tranquilla, tutto gira come deve girare, perché è il momento in cui deve andare così.

Parlando di futuro, quali sono i tuoi prossimi obiettivi?


Sto inquadrando ancora il brand, perché é nato da poco. Sicuramente voglio prendermi del tempo per capire cosa funziona meglio e dove devo sistemare ancora le cose. Quello che mi piacerebbe fare è cominciare ad avere delle sedi o dei piccoli punti vendita. La prima prova la farò a luglio a Porto Rotondo, dove sono stata invitata insieme ad altri brand a partecipare a un corner in un negozio. Spero che diventi un'abitudine, quella di non vendere più ai negozi, ma di avere dei piccoli pop-up itineranti. Non mi dispiacerebbe anche organizzare dei trunk show divertenti o delle serate, dove le persone possano venirmi a trovare.

Immagina una tua musa che indossa uno dei tuoi gioielli, chi sarebbe, quale gioiello e dove?


Io rimango sempre molto incantata dalla bellezza femminile. C'è un certo tipo di bellezza che a me colpisce sempre tantissimo. Più che avere il nome di una personalità che indossa il mio brand, che comunque mi renderebbe molto felice, per me sarebbe un successo vedere quel canone di donna che apprezza i miei gioielli e che riscontra piacere in quello che io faccio.

Una canzone che cattura l'animo del tuo brand?


Sicuramente Viva la Vida dei Coldplay. Direi che in questo momento rappresenta tutto l'entusiasmo e il divertimento che provo a seguire questo progetto.