Fin dal primo momento in cui mi collego alla videochiamata per la nostra intervista, con un sorriso disteso e gli occhi pieni di entusiasmo Giulia Rossetti mi trasporta nel suo universo di colori ed energia. Giüroland, come lei ama definirla, non è solo un mondo immaginario dove tutti indossano i gioielli del suo brand, ma è un luogo in cui rifugiarsi, dove chiunque può sentirsi libero di sperimentare, divertirsi, osare. Con questo desiderio, proprio nel mese di maggio cinque anni fa nasceva Giüro, che da piccolo progetto sviluppatosi tra le mura di un appartamento di Milano durante la pandemia è oggi diventato una terra spensierata in cui si sono già ritrovate migliaia di persone, tra cui anche numerose celebrità. E che dal 28 di maggio è pronta ad ampliarsi anche con il proprio Bazaar, una nuova linea di prodotti che si spinge oltre i confini del gioiello per comprendere un portagioie (se così possiamo definirlo) molto più ampio di prodotti. Un'idea che già dal nome cerca di riunire la tradizione artigiana di una delle più importanti famiglie del Made in Italy e il lato più creativo e spensierato della personalità della sua fondatrice, che abbina i colori come se conoscesse tutti i segreti dello spettro cromatico e indossa strati di gioielli come se fossero caramelle, di quelle che si gustano in compagnia senza riuscire mai a fermarsi. "Li pesco dalla mia collezione e li metto, uno dopo l'altro", mi rivela con allegria. Leggero, fresco e gioioso, è questo l'universo di Giulia, che non concede alcuno spazio al nero ma solo a combinazioni vitaminiche e piene di vita, esattamente come lei.

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GIÜRO


Perché proprio i gioielli e cosa significano per te?
Questo mondo mi è sempre interessato fin da quando ero piccola. Ho studiato design del gioiello e poi ho fatto un master in arti applicate a Milano. Sono stata molto fortunata perché quella che era solo solo una passione è poi diventata un lavoro. Al di là del percorso di studi, ho mosso i miei primi passi nell'alta gioielleria, con un'esperienza da Giampiero Bodino e in seguito uno stage a Parigi. Ma io non aspettavo altro che entrare nel mondo del bijoux, perché sapevo che qui mi sarei potuta divertire di più ed esprimere come volevo. Ho lavorato da Marni, dove ho avuto la fortuna di arrivare quando era ancora al vecchio stampo e ho potuto assistere a tutto il cambiamento. Durante il Covid, quando c'è stato un black-out un po' per tutti, ho iniziato a fare la mia prima collana. Per vie traverse, fortune e incastri vari, è arrivata a Dua Lipa. Da questo lancio inaspettatissimo è poi nato Giüroland, e a maggio saranno cinque anni.

Da dove prendi ispirazione per le tue creazioni?
Da qualsiasi cosa. Posso prendere ispirazione da un viaggio, un'esperienza che faccio o le cose diverse che vedo, ma anche da un piatto, una tavola apparecchiata con un abbinamento originale o dai posti che visito. Magari entro in una merceria e mi lascio trasportare da un tessuto o da un materiale nuovo. A volte è un volume che mi piacerebbe indossare, che pare grande ma in realtà è leggerissimo come la cartapesta. Ho gli occhi che fanno da spugna e ogni giorno è una nuova scoperta. Il bello di non avere limiti è che puoi fare veramente quello che vuoi.

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GIÜRO

In un mondo veloce come il nostro hai scelto di puntare sul fatto a mano. Come mai questa scelta e cosa rappresenta?
Vengo da una famiglia dove l'artigianalità è all'ordine del giorno, quindi sono stata abituata fin da piccola a capire cosa significhi il dietro le quinte. Al di là delle scarpe con cui sono cresciuta, mi sono potuta rendere conto del valore che questo tipo di prodotto finito porta con sé. Da quando nasce Giüro, l'artiginalità per me è fondamentale. Anche nelle piccole esperienze che ho avuto, ho sempre lavorato con artigiani. Se mi viene un'idea, viene creata a mano. È tutto un mondo dove questo aspetto fa la differenza e mi sento di difenderlo, perché nonostante la tecnologia ci sia d'aiuto, certe cose non sarebbero le stesse se non venissero realizzate così.

Come riesci a far convivere l’eredità creativa della tua famiglia e la personalità più giovane e fresca di?
Già dal nome, Giüro nasce proprio da questo dualismo. Quando mi è venuto in mente ho proprio pensato alla "ü" come sorriso ma soprattutto a "Giu" e "Ro" come se fossero staccati. C'è Giulia, la mia personalità libera e creativa al cento per cento. Ro, al di là del cognome, richiama invece la mia parte più istituzionale. Crescendo, proprio questo lato mi ha aiutato tanto a capire che è importante avere degli obiettivi, essere ancorati a certe cose che devono essere fatte bene e ad essere precisi in quello che si vuole realizzare. Proprio perché ho questo background così impostato, riesco a esprimermi dall'altra parte. Uno serve all'altro.

Parli di Giüro come una destinazione dove può arrivare l’immaginazione di ognuno. Qual è la tua destinazione? Un luogo, una persona, un’idea?
Sicuramente sarebbe un posto. Sin da subito, quando ho pensato al sito, l'ho immaginato come una terra dove tutti possono accedere. Non necessariamente per sempre, basta anche solo per poco. Come quando si ascolta la musica e il cervello si spegne, ma poi chiaramente si torna alla propria vita reale. Mi piace pensare che le persone arrivino a Giüroland, si perdano via, magari facciano partire una bella una canzone e incontrino un immaginario che in quel momento serve loro per staccare il cervello e trovare ispirazione. Poi il sito si chiude e tutto torna normale. Se ci fosse sempre magari non gli si darebbe neanche troppa importanza. Giüroland è una luogo in cui tutti possono andare, un universo parallelo, però un po' immaginario.

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GIÜRO

Il tuo è un mondo colorato e pieno di luce, dove tutto sembra essere in armonia. Come si abbinano i colori senza la paura di sbagliare?
Semplicemente facendo e basta. Non mi sono mai posta il problema di chiedermi se i vari elementi si abbinassero tra loro. Li scelgo, vedo come stanno, vedo la reazione di una persona o se funzionano allo specchio. Anche se nella mia camera ne ho uno minuscolo quindi non sempre mi guardo prima di uscire. Poi ci si rende conto dei colori che ci fanno stare bene, tu lo noti e gli altri lo notano. Ci sono tanti piccoli fattori che ti danno dei segnali quotidiani. Il colore per me è così, la regola è che non ci sono regole. L'unica cosa è che nella mia cabina armadio non c'è nero. In quelle situazioni in cui serve, vado un po' in difficoltà. Il bianco invece aiuta a mettere tutto insieme. È letteralmente un foglio. Un foglio bianco da colorare.

Che consiglio avresti voluto all’inizio della tua carriera?
Di provarci. Se percepisci qualcosa dentro di te, è giusto andare fino in fondo perché in qualche modo riesci a realizzarlo. Questo è un messaggio che se ripeti ovunque, se te lo senti anche dire, diventa un po' una coccola. Ti alimenta un pensiero che ti dice che ce la potrai fare.

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Una cosa di cui sei particolarmente fiera da quando hai aperto il tuo brand?
Di averci creduto e di averlo fatto. Ogni tanto ci penso e non potrei essere più contenta e soddisfatta, perché è un desiderio che ho sempre avuto in testa ma non mi sarei mai aspettata di farlo davvero. Invece sì. Quindi sono molto fortunata del fatto che ancora c'è, che funziona e che mi piace. Che piaccia poi anche alle persone e che stia arrivando.

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi?
Ogni giorno vengono idee e ci sono sogni diversi. Ma forse alla base di tutto c'è il fatto che diventi una terra sempre più grande, che possa crescere e ospitare sempre più persone. Il resto lo lascio all'immaginazione. Non voglio prefissarmi niente. Mi piace questo inaspettato che c'è in Giüro e che le cose semplicemente succedano, in qualche modo.

Una tua musa, che indossa uno dei tuoi gioielli: chi, quale e dove?
Blu Ivy Carter. Ho visto che Beyoncé la porta in tour e da grande fan trovo tutta la sua famiglia semplicemente iconica. Anzi, molti nostri pezzi vengono indossati tanto dalle ragazze quanto dalle signore, quindi il duo mamma figlia sarebbe ancora più interessante. E sicuramente con Campo di Fiori, è il mio primo bambino e sarebbe stupendo.

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Un gioiello che non togli mai?
Purtroppo con la nascita di mio figlio Felice li devo togliere. Ma metto le collane sempre e comunque. Indipendentemente da quale, le prendo e le indosso senza pensare.

Una canzone che cattura l’animo del tuo brand?
Il suono della natura. Lo dico perché per me Giüroland è la campagna. È lì che giro i miei contenuti, dove spendo tanto del mio tempo e condivido i momenti più belli con la mia famiglia. È il luogo dove prendo più ispirazione e ogni volta che faccio dei video mi accorgo, riguardandoli, che si sente il cinguettio degli uccellini e il fruscio del vento. Ed è tutto perfetto.

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