Il gioiello come uno strumento intimo e personale, ma anche come mezzo per capire il mondo e rispondere alle sue necessità più attuali. Un po' come una scienza, con i suoi teoremi e la sue dottrine, apparentemente tanto lontani dall'oreficeria ma in fondo più vicini di quanto si possa credere. Lo dimostra Anna Jewsbury, direttrice artistica di Completedworks, laureata in Matematica e Filosofia a Oxford, e oggi designer di gioielli amatissima da fan e celebrities, tra cui anche Alexa Chung e Emma Watson. Ma a ben guardare i suoi lavori si capisce che, in fondo, qualcosa di preciso e ancestrale nella gioielleria c'è davvero e si riscopre proprio in questo brand, famoso per le sue creazioni architettoniche e scultoree che paiono nascere proprio dagli ambiti più profondi e segreti della Terra. Catturati in movimento e in un continuo divenire di line e forme ineffabili, utilizzano materiali riciclati o provenienti da forme sostenibili, inaugurando al tempo stesso un nuovo modo, contemporaneo e moderno, di fare gioielleria.
Si riducono le strutture e gli eccessi per giungere all'essenziale e trovare pattern comuni, rispondendo alle necessità di consumatori responsabili e attenti. E se emergere in un ambito oggi così affollato e complesso diventa sempre più difficile, fidarsi del proprio istinto è tutto ciò che conta, perché spesso lui conosce già le risposte di cui abbiamo bisogno. L'importante sarà seguire con determinazione le proprie idee e mantenere sempre ben accesa la propria valvola creativa, perché l'ispirazione giusta può venire quando meno la si aspetta.
Raccontaci di te. Da dove viene la tua passione per i gioielli?
Lavorare su qualcosa di piccolo, come nel caso dei gioielli, implica una certa intimità. Un'idea può essere totalizzante e onnicomprensiva, ma incanalandola in un oggetto, si dà alle persone la possibilità di rapportarcisi, metterla in discussione e crearci un legame emotivo.
Hai studiato Matematica e Filosofia a Oxford. Come mai hai deciso di fare questo salto così importante, e come ti ha aiutato (o no) il tuo background nella carriera di oggi?
Mi viene sempre chiesto come si possa passare dalla Matematica e la Filosofia alla gioielleria. Penso che ci sia un mix di precisione e creatività che le unisce e che mi ha spinta a farlo. Tutte cercano di trovare nuovi modi per capire il mondo. E penso che sia stato questo per me. Da quando ero una studentessa, volevo usare la gioielleria come uno strumento per esplorare i miei pensieri e le mie idee.
Quali principi, o assiomi, per dirlo in termini matematici, ti guidano nella definizione dei tuoi gioielli e della tua visione artistica?
Ho una sorta di approccio "riduzionista". Il riduzionismo consiste nell'estrarre il semplice dal complesso e contemporaneamente nel rivelare un pattern, una struttura o un linguaggio comune. Allo stesso modo con la gioielleria, ogni collezione sarà una serie di pezzi uniti da un filo conduttore. I pezzi stessi non sono inutilmente complessi e, nella speranza di essere precisi, saranno semplificati ed editati in modo da eliminare qualsiasi elemento di distrazione. Penso che sia un principio che teniamo sempre presente senza lasciare che detti il nostro processo creativo, si ha sempre bisogno di sentire una certa libertà quando si crea qualcosa di nuovo.
Cosa dignifica essere un designer di gioielli nel 2024? Quali sono le principali sfide?
La moda come forma d'arte sembra sempre riflettere ciò che sta succedendo nella società da un punto di vista culturale. E credo che ci sia stato un cambiamento molto positivo negli ultimi anni verso una maggiore sostenibilità e attivismo dei brand. Spero che questo possa continuare. È un mondo diverso adesso. Nessuno ha bisogno di nuovi gioielli o di una nuova borsa. Ma abbiamo tutti un desiderio di creatività e di nuovo. Ci sono tantissime aziende che stanno cercando di spingere i confini di quello che i materiali prodotti in modo responsabile possono raggiungere e questo per me è molto emozionante. Significa che come consumatore non devi più trovare un compromesso tra il design e la bellezza di un oggetto e il fatto che sia eco-sostenibile.
Che suggerimento avresti voluto sentirti dire quando hai cominciato la tua carriera?
Di fidarmi sempre del mio istinto.
Dove trovi ispirazione per i tuoi design? Parlaci del tuo processo creativo.
Passo molto tempo a farmi frullare le idee nella testa. Le devo scrivere come mi arrivano altrimenti me le dimentico o si disperdono. E quando ho un'idea sento spesso questa urgenza di portarla a termine. Ma con un brand piccolo e indipendente bisogna anche imparare ad avere pazienza, le cose richiedono tempo. Ciò che è più importante per me è però assicurarmi che la mia valvola creativa sia sempre accesa. Per esempio, mi piace andare nelle gallerie d'arte perché questi spazi ti obbligano a fermarti e riflettere. Anche se, in realtà, l'ispirazione si può trovare ovunque. Il nostro studio si trova proprio sopra lo show-room e l'atelier, e tutto fluisce senza interruzione. È un open-space, lavoriamo su scrivanie in comune e i nostri clienti possono averne un assaggio quando scendono nello show-room. Ho capito che riesco a essere più creativa in un ambiente tranquillo, ma ho anche bisogno di avere molte cose a portata di mano quando lavoro, quindi abbiamo un mobile che occupa tutto il muro in fondo al nostro studio. È perfetto per contenere i materiali e il nostro archivio, pur rimanendo sempre facilmente accessibile.
Con quali materiali preferisci lavorare e perché?
Fin dall'inizio, la consapevolezza e il rispetto dei materiali e dell'ambiente sono stati molto importanti per noi. È cominciato tutto con il marmo recuperato della nostra prima collezione, utilizzavamo quello proveniente da cave che avevano chiuso. Quando ti trovi con un pezzo di marmo così, ti rendi conto che sarà l'unico che potrai avere. Da sempre abbiamo avuto la sensazione di lavorare con risorse finite. Quando possibile, cerchiamo di dare priorità a materiali riciclati o provenienti da fonti rinnovabili. E per quando riguarda il design, ciò che mi piace dei nostri pezzi è che il nostro punto di partenza è spesso un materiale diverso a seconda di quello che stiamo cercando di ottenere. Ogni materiale ha una densità e un peso differenti. Quindi, esplorare un'idea significa anche trovare quello che offre la resistenza giusta per esprimerla, sia che si tratti di corda, tessuto, dentifricio o argilla. Quello che mi piace dell'argilla è che può essere uno strumento molto emotivo. Si muove con il movimento delle tue mani, lo guardi e ti suggerisce delle risposte, ti muovi e cambia di nuovo. Con questo processo si ottiene una specie di dialogo.
Perché Completedworks? Da dove viene questo nome?
Il nostro brand ha sempre cercato di creare spazio per noi stessi ed evolvere senza rimanere bloccati in un genere o un'estetica precisa e, nelle nostre menti almeno, tutto ciò comincia dal nome. Ne volevamo uno che non fosse facilmente comprensibile, che fosse generale e quindi difficile da percepire velocemente e da classificare. Ma allo stesso tempo, c'è qualcosa di molto specifico in un nome. Per esempio, ci ricorda la retrospettiva di un artista o di uno scrittore, che riguarda al suo intero corpo di lavoro realizzato in un lungo periodo, come venti o trent'anni.
Quando un tuo lavoro è completo?
Penso che molti dei nostri pezzi abbiano questa sensazione di essere stati catturati in un momento di passaggio, come se fossero vivi. Amo questa espressività della forma. Quindi, in un certo senso, non sono mai completi.
Una cosa di cui sei particolarmente fiera da quando hai cominciato il tuo brand? E quali sono i tuoi prossimi obiettivi?
Quest'anno siamo stati nominati nella categoria Brand di Accessori ai British Fashion Awards ed il mio team ed io ne siamo felicissimi. È un'industria molto satura e in questo contesto non è facile ritagliarsi il proprio percorso rimanendo rilevanti e con un valore culturale sufficiente da renderlo uno sforzo di cui valga la pena.
Un gioiello che non togli mai?
Il mio earcuff preferito. Si chiama Chasing Shadows. Lo tolgo solo di notte e per farmi la doccia!
Una tua musa, che indossa uno dei tuoi gioielli, a una festa favolosa. Chi è?
Charlotte Perriand.
Tre canzoni che catturano perfettamente l'animo del tuo brand?
Max Richter – On the Nature of Daylight
Lauryn Hill – Can’t Take My Eyes Off of You
Talking Heads – Burning Down the House















