Incontrare Elena D'Amario è come essere travolte da un concentrato di energia, una di quelle persone che - come si diceva una volta - "hanno l'argento vivo addosso", ecco sì, non c'è migliore espressione di questa, perché non appena stai con Elena nella stessa stanza per cinque minuti, ti accorgi che fa fatica a stare ferma perché sente il ritmo in ogni istante e in ogni gesto, è una ballerina di quelle che la danza le sprizza dai pori, dai capelli ricci e vaporosi e dagli occhi che sorridono. Classe 1990, in Italia il nome di Elena D'Amario l'abbiamo conosciuto con Amici di Maria De Filippi e oggi, a distanza di dieci anni dal suo debutto televisivo, Elena si è trasferita a New York, è prima ballerina della prestigiosissima David Parsons Company di New York e gira il mondo ballando (e da poco tornata da un tour di 7 settimane in Cina). Noi l'abbiamo incontrata in occasione di uno shooting di Cosmo per adidas Originals e AW Lab e ci ha raccontato di come la sua passione e la sua determinazione l'abbiano portata lontano.
Ci racconti com'è nata la tua passione per la danza?
"La mia passione per la danza è nata più o meno a 10 anni, non prestissimo perché sai spesso si inizia da piccolissime verso i 3 o 4 anni. Io avevo 10 anni ero al mare e facevo pallavolo come mia sorella, ma poi danzavo in spiaggia con i balli di gruppo i balli latini e anche in campo invece di giocare a pallavolo ballavo. A darmi il via, però, è stata mia madre, devo ringraziare lei che mi ha spronata un giorno per caso mentre passavamo davanti a quella che poi sarebbe stata la mia scuola di danza per molti anni. La predisposizione alla musica, al movimento e al ritmo c'era, era solo da tirare fuori. Ed è qui che devo dire grazie a mia madre".
E poi è stato un percorso in discesa o ci sono stati momenti in cui hai pensato mollo tutto?
"Per quanto riguarda la costanza, la volontà e la passione, tutto in discesa nel senso che per me ballare è sempre stato un bisogno, mai un dovere. Per quanto riguarda invece l'aspetto lavorativo e professionale e quindi anche artistico no, non è sempre stato in discesa. Sai, ci sono stati alti e bassi come per tutti, ma non c'è stato mai un momento in cui ho pensato di mollare perché era troppo dura, anzi più diventava difficile e più volevo continuare".
Quando hai capito che potevi trasformare questa passione così forte in un lavoro?
"Mentre facevo il liceo classico a Pescara: sai quando iniziano a fare l'orientamento per l'università? Ecco, pensavo a giurisprudenza, medicina... ma la verità è che io volevo ballare. All'epoca studiavo di notte e il pomeriggio dopo la scuola danzavo fino alle 11 di sera, facevo tutti i corsi possibili per imparare. Quindi sì, dai 15 anni ai 18, quando sono andata via di casa, io sapevo di voler ballare".
È stato difficile in quella fase coniugare studio e ballo?
"Molto. Soprattutto durante l'esame di maturità, perché in quella fase stavo facendo i provini per Amici. Infatti mi ricordo che ero al provino con la tesina e con il programma da studiare. Non solo, a fine anno c'era anche il saggio della scuola di danza che era l'obiettivo di un anno di lavoro. Quindi tra provini, studio e ballo non è stato semplice. La cosa più difficile però è stata la quotidianità, perché tutti i miei amici il sabato pomeriggio uscivano, c'erano feste e io tutta quella parte non l'ho vissuta. Però non me ne pento".
Oggi invece com'è la tua giornata tipo?
"A New York, in Compagnia, sveglia alle 7 e colazione abbondantissima, anche perché il mio lunch break in realtà è velocissimo e non puoi certo fare il pranzo di Natale. Poi prendo la metro e arrivo a Broadway dove c'è la sede della Compagnia e lì è bellissimo, mi capita spesso anche di incontrare qualche Broadway star (di recente ho visto anche Lin-Manuel Miranda). È bello perché vivo ogni giorno in una art community, in un ambiente che si muove e che ogni giorno ti dà tantissimo. Comunque la mattina facciamo lezione di classico tutti i giorni, poi prove fino alle 5 o alle 6 di sera e poi metro, casa e cena. È un lavoro che fisicamente e mentalmente ti prosciuga, quindi il riposo è fondamentale".
E quando non balli come ti rilassi?
"Ma io ballo sempre (ride, ndr)! No, in realtà quando non ballo, soprattutto se questo accade durante la pausa estiva, mi viene in mente il mare: mi rilasso in acqua, nuotando, prendendo il sole. Il mare è proprio il mio habitat naturale, perché io sono cresciuta tra Pescara e Termoli. E se sono in Italia e ho qualche ora libera, vado da mia nonna che ha 93 anni e il mio più grande riposo è sedermi in cucina accanto a lei, leggere, guardarla e ascoltarla. Le nonne sono la vita, sono preziose".
La tua è una vita in viaggio, ma dove ti senti a casa e che cosa porti sempre con te?
"Con me c'è sempre un libro, sono una fan della versione cartacea, e solitamente si tratta di poesie. Leggo soprattutto quando sono in tour e passo la maggior parte del tempo con i colleghi, giorno e notte, on stage e off stage, e la lettura diventa un momento di puro raccoglimento solo per me. Se penso a dove mi sento a casa, beh per me ora casa è New York e quando sono in Italia mi manca moltissimo. È una città bellissima che diventa tua proprio perché è di tutti".
Hai un rituale o un gesto scaramantico prima di salire sul palco?
"Oh yes! Il gesto classico, quello di toccare il palco, lo faccio ogni volta, dovunque mi trovi per un tour o uno spettacolo. E poi mi rivolgo al mio 'angelo custode' che è il mio nonno materno, Giuseppe, era lui l'artista della famiglia e ballava anche tip tap".
Il tuo stile è super 90s, anche perché sei una figlia degli anni 90, sei contenta del ritorno di questo mood?
"I love it! Mi piace la moda e il mood anni 90 che sono tornati, anche perché noi nate in quegli anni non l'abbiamo vissuto da teenagers, mentre ora possiamo godercelo da adulte".
E il tuo outfit basic?
"Guarda, anche per la mia passione sono sempre stata una fan dello stile athleisure dalla testa ai piedi e basta scrollare il mio feed Instagram per notare che amo Adidas da tanti anni, il che rende anche più speciale il fatto di collaborare adesso con questo brand. In più, dato che sono spesso in viaggio ti direi: leggings super comodi o tuta old school, soprattutto se ho un viaggio lungo in aereo, t-shirt rigorosamente oversize, felpa con cappuccio e Stan Smith".
Il tuo sogno nel cassetto che non hai ancora realizzato?
"Il mio sogno professionale è diventare un giorno la direttrice artistica di un teatro in Italia, magari a Roma, mi piacerebbe molto. Mentre all'estero, negli Stati Uniti, sogno di interpretare un film sulla danza. E poi ho anche un progetto, vorrei andare in Africa a insegnare danza, forse in giugno".











