Ci piacciono le donne come Giorgia Gabriele, imprenditrici giovani, con le spalle forti e le idee chiare, esempio di successo e di voglia di fare per le figure femminili contemporanee che si affacciano ad un mondo lavorativo che richiede impegno e capacità, quella sicurezza che nasce dalla piena consapevolezza delle proprie qualità e del messaggio che si vuol dare. La designer ha chiamato il suo marchio Wandering e i rimandi sono ai viaggi, alle culture che si incontrano girando il mondo, alla voglia di accogliere nel proprio guardaroba quegli input creativi che solo la dimensione dell'avventura e della scoperta può donare. Trent'anni, originaria di Sora, Giorgia Gabriele si rivela così un personaggio che può dare molto alla moda dei nostri anni. L'abbiamo incontrata per farci raccontare di più di Wandering.

La collezione si chiama Wandering, parola che fa pensare al viaggio. Perché questo nome e a quali caratteristiche del brand rimanda?

Wandering significa errare, vagare. Le mie collezioni raccontano un viaggio, mi piace studiare costumi appartenenti a diverse etnie, popoli e culture e riadattarli in chiave moderna.

Ci parla della collezione? A quale donna si rivolge? Quali icone di riferimento ha quando disegna?

La collezione si rivolge ad una donna che ama vestire in modo molto femminile e con personalità, che predilige il proprio gusto estetico rispetto ai dictat della moda. Le mie icone sono tutte le donne del passato che hanno influenzato la cultura ed i costumi della propria epoca, una su tutte: Frida Kahlo.

Quale il must-have della collezione invernale e quale invece della primaverile?

Il mio must-have, un capo che mi rappresenta ed è quindi presente ad ogni stagione, è da sempre la blusa ricamata.

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Da dove arrivano le ispirazioni? Quali mondi sono in grado di influenzare e stimolare la sua creatività?

Le ispirazioni più importanti arrivano dai miei viaggi. Trovate nelle mie collezioni sempre elementi che arrivano da più parti del mondo, dettagli che porto con me dal mio amore per scoprire mondi e culture diversi.

Una delle parole chiave della collezione è Made in Italy. Quanto è ancora importante questo aspetto nel mondo, secondo lei?

Il "made in Italy" è assolutamente importante e fondamentale, ma ancora di più lo è il percepito: il lusso contemporaneo va percepito e non raccontato. Per questo un mio capo ha mediamente 15 ore di lavorazione.

Quali le difficoltà nell’affrontare questo impegno con una collezione sua, quali invece le soddisfazioni e i momenti in cui sente di fare il percorso giusto?

Il mio percorso personale non prevede scorciatoie e sto cercando di dimostrarlo con i fatti.Questo percorso sta prediligendo scelte di qualità, invece che scelte più facili dai risultati immediati.

Un consiglio di stile per le lettrici di Cosmopolitan?

Usare colori sofisticati d’inverno e forti d’estate, utilizzare forme over sopra e lo slim sotto e viceversa, semplici regole che aiutano a non sbagliare mai.

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Cosa lei deve rubare dal guardaroba di lui?

Direi assolutamente un capo passe-partout come il blazer.

Cosa in generale non può mancare da un guardaroba femminile e cosa invece dovrebbe essere abolito?

Non puo’ mancare una camicia di Wandering. Dovrebbe essere abolito quel regalo di Natale che non avete mai avuto il coraggio di indossare.

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La sua personale idea di eleganza?

L’eleganza sta nel modo di porsi, di muoversi, di parlare e quindi soprattutto nel modo di relazionarsi agli altri.

Progetti per il futuro?

In questo momento il progetto è quello di far diventare Wandering un brand importante.

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