I miei primi ricordi legati al Giappone risalgono a quando ero piccola: trascorrevo interi pomeriggi davanti alla televisione, facendo enormi scorpacciate di cartoni animati giapponesi dei primi Anni 2000. Io restavo lì, ipnotizzata dallo schermo, affascinata dai colori vivaci e da questi personaggi dagli occhi grandi con outfit super stilosi. Tra eroine indimenticabili come Sailor Moon e Magica Doremi, relazioni alla Piccoli problemi di cuore e prime cotte per personaggi fittizi (un ringraziamento speciale a Heric Akito di Rossana) sognavo ad occhi aperti. Ossessionata dalle creature fantastiche e dalle loro trasformazioni magiche (non so ancora scegliere tra Pokémon e Digimon), episodio dopo episodio, cresceva dentro di me il desiderio di vivere anche io una storia e un'avventura come la loro che, con il tempo, si è trasformato nel sogno di fare un viaggio in Giappone...prima o poi. Proprio in quei luoghi che avevano dato vita a tutti i cartoni animati che tanto mi avevano fatta sognare. Quel “prima o poi” è rimasto con me nel tempo, come una sorta di promessa. E quando finalmente si è trasformato in realtà, quasi faticavo a crederci: non solo sarei andata in Giappone ma, quello che mi avevano proposto, era un itinerario autentico lontano dai luoghi del turismo di massa. Quei luoghi reali, gemme nascoste di cui magari si parla meno ma che nascondono il vero lato sincero. Un po’ come quel piccolo bar di quartiere che non compare mai nelle recensioni più cool, ma che custodisce un’atmosfera unica, capace di farci sentire sempre a casa e di poter dire "siamo stati bene". Quei posti sinceri, che non hanno bisogno di ostentare per lasciare un segno. Così, tra paesaggi naturali mozzafiato e silenzi pieni di meraviglia, inizia il mio viaggio, precisamente partendo da Aomori. Come se fossi entrata, finalmente, in uno di quei cartoni animati che tanto amavo, pronta a iniziare la mia storia nel cuore del Giappone del nord.
Day 1 - Welcome to Japan
Una volta arrivata all'aeroporto di Tokyo - Haneda, dopo circa tredici ore di volo, ci dirigiamo a prendere un altro aereo in direzione Aomori, il punto di partenza del nostro viaggio. Questa città, definita tra le più accoglienti del Giappone, è ricca di bellezze naturali da esplorare in qualsiasi periodo dell'anno grazie al clima favorevole in ogni stagione: durante l'inverno, la città si imbianca offrendo un suggestivo paesaggio innevato, oltre alla possibilità di praticare sport sulla neve; durante la primavera e l'estate, invece, le temperature miti e temperate sono perfette per il trekking, il ciclismo e altre attività all'aria aperta. Ma Aomori non è conosciuta solo per il suo clima ma bensì anche per le mele, celebri per la loro quantità e varietà. E sono proprio le mele, di cui la prefettura è leader in Giappone per la produzione, l'elemento chiave che ci accompagna durante la nostra prima serata. Passiamo la prima notte nella località termale di Owani, precisamente nel ryokan Hoshino Resort Kai Tsugaru. Una struttura di lusso che al nostro arrivo ci lascia a bocca aperta: è quasi sera e le enormi vetrate nella hall affacciano su un laghetto esterno. Lì, delle lampade sferiche appese in aria, fluttuanti sull'acqua, o appoggiate qua e là, giocano con la luce creando un'atmosfera intima e suggestiva. Il paesaggio naturale con alberi e rocce riflette sull'acqua. Veniamo pervase da un senso di tranquillità e pace assurdo. Tornando alle mele, nell'onsen è possibile provare il "bagno profumato alle mele", una celebre esperienza termale dove diverse mele fresche vengono messe a galleggiare sull'acqua per aiutare a idratare e ammorbidire la pelle.
📝 Good to know:
il ryokan è una struttura alberghiera tradizionale giapponese, in genere di alto livello, che offre alloggio, cucina tipica estremamente curata e di prima qualità, oltre all'accesso alle sorgenti termali private o pubbliche chiamate onsen. Per chi desidera fare un'esperienza culturale immersiva queste strutture sono l'ideale: all'interno delle camere si troveranno i classici pavimenti in tatami e i famosissimi letti futon. Il pigiama non vi servirà perchè solitamente viene messo a disposizione dalla struttura dove si soggiorna. All'arrivo si riceve la tradizionale yukata, un abito tradizionale giapponese simile al kimono che viene usato in ambienti informali e, solitamente, nei ryokan viene fornito gratuitamente per muoversi comodamente all'interno della struttura.
Dopo cena, prima di concederci un bagno nell’onsen e ricaricare le energie con un sonno ristoratore, al ryokan ci aspettava una piacevole sorpresa: un’esibizione di Tsugaru shamisen, un genere musicale tipico della tradizione giapponese. Questo termine può riferirsi sia allo stile musicale sia allo strumento stesso, simile a una chitarra o a un banjo, con cui viene eseguito. Si tratta di uno strumento a tre corde, suonato percuotendole con un plettro. Il suono è intenso, quasi esuberante e queste particolari caratteristiche affondano le radici nella storia dello strumento, sviluppato alla fine del XIX secolo da musicisti di strada che avevano bisogno di farsi sentire senza l’ausilio di microfoni o amplificatori, attirando così l’attenzione del pubblico.
Day 2 - Meditazione, ciliegi e paesaggi fiabeschi
Il nostro secondo giorno si apre con una sessione di meditazione zen nel distretto di Zenringai, una delle aree più affascinanti di Hirosaki, nota per la presenza di numerosi templi della scuola Soto, una delle principali correnti del buddismo zen giapponese, che pone grande enfasi sulla pratica quotidiana. Qui abbiamo sperimentato lo zazen, la meditazione seduta, che si svolge in una posizione precisa, su un cuscino, senza l’ausilio di oggetti o di un obiettivo da raggiungere. È una pratica essenziale che si svolge in silenzio e mira a risvegliare la propria natura più profonda. Zenringai ospita 33 templi allineati quasi come alberi in un bosco. Questa disposizione non è casuale: fu voluta dal signore feudale Tsugaru Nobuhira, che riunì qui i templi del suo dominio per creare una sorta di barriera protettiva sul lato sud-occidentale del castello di Hirosaki. Secondo i principi del feng shui, questa posizione particolare dei templi corrisponde all’“Urakimon”, la cosiddetta Porta Interna dei Fantasmi, considerata un punto vulnerabile da proteggere. A differenza di altri luoghi più turistici, qui si respira un’atmosfera raccolta e autentica. I visitatori sono per lo più abitanti del luogo o praticanti, che frequentano i templi per pregare e rendere omaggio ai propri antenati, contribuendo a mantenere vivo il senso spirituale del luogo.
La giornata prosegue alla scoperta del Castello di Hirosaki, costruito nel 1611 durante il periodo Edo, da Nobuhira, signore del clan Tsugaru. Oggi è considerato uno dei cento castelli più belli del Giappone secondo la Fondazione dei Castelli del Giappone. Per raggiungerlo si attraversa un grande parco che ospita più di 2600 alberi di ciliegio. Qui, l'arrivo della primavera rappresenta un momento particolarmente atteso, perché coincide con l'hanami, la tradizionale fioritura dei ciliegi (qui si tiene il Festival della Fioritura dei Ciliegi). I custodi del Parco di Hirosaki sono considerati una sorta di “medici” dei ciliegi: conoscono a fondo ogni dettaglio di queste piante e sanno come intervenire con precisione per prendersene cura. Grazie alla loro esperienza e alle tecniche di potatura adottate, sono riusciti a ottenere alberi con un numero di germogli superiore alla norma. In questo modo, ogni ramo presenta una quantità di fiori quasi doppia rispetto a quella che si svilupperebbe spontaneamente, regalando al parco una fioritura particolarmente ricca e scenografica. Sebbene stessimo visitando il parco in autunno, quindi senza gli alberi in fiore ma con i colori caldi dei ciliegi, l'atmosfera del parco era suggestiva, quasi fiabesca. Ogni scorcio sembrava una cartolina o un quadro perfetto da mettere in casa per donare luce e serenità all'ambiente. Tornando al castello, questa struttura rappresenta una rarità nel panorama giapponese. Non è infatti così comune imbattersi in strutture originali di quest'epoca: molti castelli furono smantellati dopo la fine del governo dei samurai, a partire dal 1868, oppure distrutti durante la Seconda guerra mondiale. Per questo motivo, gran parte dei castelli che si vedono oggi in Giappone sono ricostruzioni, mentre Hirosaki conserva ancora un importante legame autentico con il passato.
📝 Good to know:
il significato letterale della parola sakura è fiore di ciliegio. Si tratta del fiore più importante nella cultura giapponese tanto da essere considerato simbolo della Nazione. Rappresenta la rinascita, la speranza, la prosperità e la delicatezza. La fioritura dei Sakura è detta hanami ("osservare i fiori") ed è un evento culturale fondamentale che segna l'inizio della primavera. Sakura, inoltre, è anche un nome proprio femminile molto amato.
Il passato feudale di Hirosaki rivive anche nel quartiere delle bukeyashiki, le antiche dimore dei samurai situate vicino al castello. Qui si possono visitare gratuitamente le case delle famiglie Ito, Umeda, Iwata e Sasamori, entrando in ambienti che raccontano da vicino la vita quotidiana di un tempo. Questa zona rappresenta una porzione ben conservata dell’antica città castello e permette di immergersi nella cultura e nelle tradizioni dei samurai durante il periodo Edo (1603-1867). Le abitazioni colpiscono per la loro semplicità e sobrietà, elementi che riflettono i valori dell’epoca. Accanto a queste, si trovano anche altre residenze storiche che non sono visitabili, ma contribuiscono comunque a mantenere intatto il fascino autentico del quartiere.
Nel pomeriggio ci spostiamo verso la Gola di Oirase, entrando in un paesaggio che sembra uscito da una fiaba. Il suono costante del torrente con i raggi di sole che filtrano tra i rami e si riflettono sull’acqua e sulle rocce, creano un’atmosfera quasi irreale, sospesa nel tempo. Non sorprende che questo luogo abbia ispirato pittori e poeti per generazioni. Il corso d’acqua è affiancato da un sentiero di 14 km circa, percorribile a piedi o in bicicletta, che permette di immergersi completamente nella natura e coglierne ogni dettaglio. Per molti, camminare qui diventa un’esperienza quasi meditativa. Intorno, una ricca varietà di alberi (tra cui faggi, querce, aceri e cedri bianchi) accompagna il percorso, creando un dialogo silenzioso tra uomo e natura. È proprio questa connessione profonda a richiamare il concetto di “forest bathing”, una pratica giapponese che consiste nell'immergersi nella natura utilizzando tutti e cinque i sensi per favorire il benessere fisico e mentale.
Il sentiero si conclude a Nenokuchi, sulle rive del lago Towada, dove nasce il torrente. Questo lago di origine vulcanica è un luogo ideale sia per rilassarsi lungo le sue sponde, che per dedicarsi ad attività più dinamiche, come un’escursione in motoscafo. Nelle vicinanze si trova anche il santuario Towada Jinja, considerato un vero e proprio power spot, ovvero un luogo a cui viene attribuita un’energia particolarmente positiva. Si racconta che le sue origini risalgano addirittura all’anno 807. Per raggiungerlo si percorre un lungo viale fiancheggiato da imponenti cedri, che conduce a una serie di scale immerse nel silenzio della natura. L’atmosfera è raccolta e suggestiva, e tutto intorno sembra avvolto da una presenza quasi mistica, capace di trasmettere una profonda sensazione di quiete.
Day 3 - Dalla costa vista mare alle vette che custodiscono un Occhio di Drago
La prima tappa del nostro terzo giorno in Giappone è la costa di Tanesashi, situata nel nord-est del Paese, nella regione del Tōhoku, affacciata sull’Oceano Pacifico. Già durante il tragitto veniamo catturati dal paesaggio: chilometri di costa frastagliata, scogliere battute dal vento, gabbiani in volo e ampie distese erbose punteggiate da una flora variegata. Una volta arrivati, iniziamo a percorrere un tratto del Michinoku Coastal Trail, un suggestivo itinerario escursionistico che si estende per oltre 1000 km lungo la costa pacifica del Tōhoku. Il sentiero fa parte del Sanriku Fukko National Park, istituito per sostenere la rinascita di questa regione dopo il devastante terremoto e tsunami del 2011. Durante la camminata, il panorama cambia continuamente: si passa dalle onde che si infrangono contro le rocce alle spiagge sabbiose, fino a scorci che si aprono verso l’entroterra montuoso. È un percorso che lascia senza fiato, non solo per la bellezza naturale, ma anche per l’atmosfera che si respira attraversando villaggi e piccole città, dove si può entrare in contatto con l’autentica ospitalità locale.
Noi abbiamo percorso un breve tratto lungo la costa di Tanesashi, partendo da Kabushima, dove abbiamo fatto una tappa al santuario Kabushima-jinja per una visita benaugurale. La struttura, elegante e suggestiva, colpisce per la sua posizione: sembra quasi sospesa sull’acqua, come se galleggiasse sull’oceano. Da qui abbiamo proseguito fino al Tanesashi Natural Lawn, una splendida distesa di prati che in passato veniva utilizzata per il pascolo dei cavalli. Oggi è un luogo perfetto per rilassarsi, con panchine, aree ristoro e persino spazi dedicati al glamping. Un angolo incantevole, dove il suono delle onde si mescola alla brezza marina e al profumo dei fiori selvatici, tra ampie distese verdi che invitano a rallentare e godersi il momento.
📝 Good to know:
in Giappone, anche i tombini diventano vere e proprie opere d’arte: colorati, curati nei dettagli e perfettamente instagrammabili, raccontano la storia e l’identità del luogo in cui si trovano. Questa tradizione nasce nel 1975, in occasione dell’Expo di Okinawa, con l’obiettivo di valorizzare le infrastrutture urbane. Da allora si è diffusa in tutto il Paese, fino a coinvolgere circa 1700 tombini decorati. I disegni raffigurano spesso elementi tipici del territorio, come simboli locali, fiori, paesaggi o monumenti, creando un legame diretto con la cultura e la storia della zona. Negli ultimi anni, però, si sono aggiunti anche soggetti della cultura pop: dal 2018 circa, sono stati installati numerosi tombini dedicati ai Pokémon, distribuiti in diverse località del Giappone. Queste installazioni non solo abbelliscono le città, ma vengono anche utilizzate come strumento per promuovere il turismo, soprattutto nelle aree rurali, attirando visitatori curiosi e appassionati. Questi tombini, per esempio, erano a Kabushima all'inizio del nostro percorso lungo la costa:
Nel pomeriggio ci siamo diretti verso il Monte Hachimantai, uno stratovulcano alto 1613 metri, caratterizzato da paesaggi ricchi di colori e da una natura incontaminata. È definito stratovulcano perché si è formato nel tempo attraverso l’accumulo di diversi strati di lava solidificata, pomice e cenere vulcanica. L’area offre numerosi sentieri escursionistici adatti a vari livelli di esperienza, con percorsi che vanno dai quaranta minuti fino a circa due ore. Inoltre, è possibile rilassarsi nelle acque di Toshichi Onsen, una suggestiva stazione termale naturale situata a circa 1400 metri di altitudine. A soli 15 minuti a piedi dal parcheggio posto in cima alla montagna si trova lo Kagaminuma, un piccolo lago circondato da una fitta foresta di aceri. A prima vista può sembrare uno specchio d’acqua come tanti, ma tra maggio e giugno, per circa due settimane, diventa protagonista di uno spettacolo naturale straordinario che segna l’arrivo dell’estate: il cosiddetto “Dragon Eye”. Durante questo periodo, infatti, lo scioglimento della neve crea una piccola isola centrale di ghiaccio circondata da un anello d’acqua che ricorda un enorme occhio di drago. Quando il vento riesce a muovere il ghiaccio, si può persino assistere all’effetto di una pupilla in movimento, rendendo il fenomeno ancora più suggestivo.
Day 4 - Mercato mattutino di Morioka, Tono e la leggenda del kappa
Per il quarto giorno del nostro viaggio in Giappone, il pensiero del rientro inizia a farsi sentire, iniziando a portare con sé un velo di malinconia. Ma non c'è modo migliore per combattere la tristezza se non concedersi un po’ di sano shopping culinario. Quindi sveglia presto e partenza verso il Mercato mattutino di Morioka, attivo ogni giorno fin dalle prime ore del mattino. Qui ci ritroviamo immersi insieme alla gente del posto che visita il mercato per gli acquisti quotidiani. L’atmosfera è estremamente autentica e vivace. Attorno a noi un intreccio di colori, profumi e sapori nuovi. Tra bancarelle di street food, ortaggi freschi e frutta mai vista prima, ci lasciamo guidare dalla curiosità, scoprendo piccoli dettagli della quotidianità locale.
La giornata prosegue in direzione Hiraizumi, nella prefettura di Iwate, una località che anticamente rivaleggiava con Kyoto per raffinatezza dei suoi edifici e dei suoi giardini. I molteplici templi e le rovine intorno a Hiraizumi sono inseriti nella lista dei siti Patrimonio mondiale dell'UNESCO. In particolare ricordiamo il Tempio Chusonji al cui interno si trova la Sala Konjikido, il cui interno è completamente laccato e dorato, incluse le pareti, i soffitti e i pavimenti. Qui si trovano molti Buddha ricoperti di lacca dorata e con intricati intarsi in madreperla.
📝 Good to know:
nei templi buddhisti e nei santuari shintoisti giapponesi, i visitatori esprimono preghiere, desideri e ringraziamenti attraverso oggetti simbolici e rituali ricchi di significato spirituale. Le ema, ad esempio, sono piccole tavolette di legno su cui si scrivono pensieri, richieste o parole di gratitudine rivolte alle divinità. Spesso decorate con immagini tradizionali o sacre, vengono poi appese in apposite aree del santuario, con la speranza che i desideri possano realizzarsi. Gli omikuji, invece, sono biglietti pescati a sorte che contengono previsioni sul futuro, riguardanti aspetti come la salute, l’amore o il successo. Se il responso è negativo, è usanza legarli ai rami degli alberi o a strutture dedicate all’interno del santuario, in modo da “abbandonare” la sfortuna e affidarla alle divinità perché venga trasformata in qualcosa di positivo. Infine, gli omamori sono amuleti acquistabili nei santuari, pensati per offrire protezione e portare fortuna in vari ambiti della vita, come la salute, il lavoro o gli studi. Al loro interno solitamente custodiscono preghiere o formule sacre.
Nel pomeriggio ci spostiamo poi a Tono, nella prefettura di Iwate, un luogo profondamente legato al folklore giapponese e alle sue misteriose creature. Proprio da queste terre nasce il Tono Monogatari, un’opera del 1910 paragonabile alle fiabe dei fratelli Grimm, che raccoglie storie e leggende tramandate oralmente. Il suo autore, Yanagita Kunio, è considerato il padre degli studi sul folklore in Giappone. Qui visitiamo il Tono Furusato Village, una sorta di parco a tema che ricostruisce antiche abitazioni rurali e preserva le tradizioni della vita di un tempo.
In questo luogo è possibile scoprire l’artigianato locale, assaporare la cucina regionale, ascoltare racconti popolari e immergersi in usanze tramandate di generazione in generazione, vivendo in prima persona la quotidianità di un villaggio di montagna. È proprio qui che ci viene raccontata la leggenda del kappa, una delle creature più iconiche del folklore giapponese: un essere dall’aspetto ibrido tra uomo, scimmia e tartaruga, spesso descritto come un “bambino del fiume”, che vive appunto nei fiumi e negli stagni. La sua caratteristica più distintiva è la cavità sulla testa che contiene dell'acqua e rappresenta la fonte della sua forza. Il kappa è noto per il suo carattere dispettoso e talvolta pericoloso: secondo la leggenda, potrebbe trascinare le persone sott’acqua. Tuttavia, è anche estremamente educato e se qualcuno gli fa un profondo inchino, ricambierà il gesto, versando l’acqua dalla testa e perdendo così i suoi poteri. Si pensa che queste storie siano nate come monito per insegnare ai bambini a fare attenzione ai fiumi. Oggi, però, il kappa è diventato una figura amatissima nella cultura pop giapponese, spesso rappresentato in chiave simpatica e kawaii, e presente in manga, anime e come mascotte.
📝 Good to know:
Mizuki Shigeru, uno dei grandi maestri del manga, profondo conoscitore delle creature del soprannaturale giapponese, ha realizzato una versione del Tono Monogatari a fumetti, tradotta pochi anni anche in lingua italiana.
Day 5 - Tra samurai e forest bathing
Per il nostro penultimo giorno in Giappone, la prima tappa è Kakunodate, nella prefettura di Akita: un’antica città-fortezza fondata all’inizio del XVII secolo come insediamento di samurai, tanto da essere oggi soprannominata “la piccola Kyoto”. Passeggiando tra le sue strade si respira ancora l’atmosfera del passato, tra residenze storiche che raccontano la vita di coloro che servivano il signore locale. La città offre uno scenario meraviglioso, sia in primavera che in autunno grazie agli spettacolari ciliegi che la circondano. Qui si trovano le case dei samurai di cui oggi sei sono visitabili e permettono di scoprire da vicino lo stile di vita dei samurai. Un tempo erano circa 80 le famiglie che vivevano qui, di diverse classi sociali, e attraverso l’architettura degli edifici e gli oggetti conservati al loro interno è possibile immaginare la quotidianità di quell’epoca.
Passeggiare lungo le strade tortuose, costeggiate da eleganti ciliegi piangenti, rende l’esperienza ancora più immersiva. La visita è anche un’occasione per scoprire i sapori locali le botteghe degli artigiani. Qui si tramanda da generazioni la tecnica del kabazaiku, utilizzata per creare oggetti raffinati. Nonostante il nome possa trarre in inganno, il kabazaiku non utilizza la betulla, ma la corteccia del ciliegio di montagna (yamazakura), apprezzata per le sue venature naturali. Oltre alla bellezza estetica, questo materiale ha anche una funzione pratica: non lascia passare l’aria, rendendolo ideale per realizzare contenitori per il tè o il tabacco. Proprio qui abbiamo avuto l’opportunità di partecipare a un workshop di kabazaiku, vivendo in prima persona questa antica arte e portando con noi un piccolo prezioso frammento della tradizione locale.
Nel pomeriggio ci concediamo qualche ora di forest bathing visitando la Gola di Dakigaeri, nella prefettura di Akita. Qui ci troviamo immersi in un paesaggio stupendo, caratterizzato in primavera dal contrasto tra l’acqua blu che scorre a valle e il verde intenso della vegetazione, oppure, in autunno, dalle calde tonalità rosse delle foglie. È possibile esplorare la zona attraverso diversi percorsi escursionistici e godere da vicino di questo spettacolo naturale nel periodo compreso tra maggio e metà novembre.
Day 6 - Tra sorgenti termali e valli panoramiche
Per il nostro ultimo giorno in Giappone iniziamo con la visita al ponte sospeso di Kinu Tateiwa Ōtsuribashi. Ad un altezza di 40 metri, sotto di noi scorre un ruscello di montagna dalle limpide acque blu-verdi, mentre tutt’intorno si estende una foresta primordiale e incontaminata che fa da cornice al paesaggio. Tra imponenti formazioni rocciose e cascate, grandi e piccole, che si infrangono sulle rocce, l’ambiente appare davvero affascinante. Dopo la passeggiata, ci fermiamo in un locale vicino all’ingresso per concederci un tè caldo: si tratta dell’Ashiyu Café Espo. Qui l’esperienza è tutt’altro che ordinaria, perché è possibile immergere i piedi nell’acqua termale calda (ashiyu, ovvero il bagno termale per pediluvio) mentre si sorseggia una bevanda o si mangia qualcosa. È un’usanza molto diffusa, soprattutto a Tokyo e nelle località termali. Non a caso, il fiume Kinugawa, che scorre proprio sotto il ponte sospeso, dà il nome alla rinomata località termale di Kinugawa Onsen.
Dopo la visita, è tempo di rientrare a Tokyo per concederci qualche ora di svago prima del volo che ci riporterà in Italia. Cerchiamo di tenere a bada un po’ di malinconia perdendoci tra i negozi, tra cui Harakado, un moderno centro commerciale e hub culturale inaugurato nell’aprile 2024 all’incrocio Jingumae di Harajuku. Distribuito su nove piani, ospita numerosi spazi tra ristoranti, caffetterie, una terrazza panoramica e persino una biblioteca-archivio di riviste. Il complesso è un concentrato di moda, arte e creatività, con l’energia pop e colorata tipica di Tokyo, capace per un momento di farci dimenticare la nostalgia.
Qui l’atmosfera è completamente diversa: abbiamo lasciato alle spalle la calma e la tranquillità dei paesaggi autentici del nord del Giappone per immergerci nella frenesia della metropoli, tra luci, suoni e persone in continuo movimento. È un’altra anima del Giappone, altrettanto affascinante, ma profondamente diversa. Quest’ultimo assaggio della vitalità di Tokyo attenua la nostalgia, regalandoci tutta l’energia della città. Ripartiamo con un bagaglio pieno di colori, sapori inediti, parole nuove, usanze e tradizioni che ci hanno sorpreso, fatto sentire accolti e, in qualche modo, a casa. Un’esperienza che ci lascia il desiderio di tornare e continuare a esplorare questo Paese straordinario, percorrendolo in lungo e in largo alla scoperta di ogni suo angolo nascosto. Ciao Giappone, ci vediamo presto.























































