Un viaggio insieme? Vi porto con me nel mio itinerario in Messico di 13 giorni, che ho costruito come piace a me: lontano dalle rotte turistiche, niente corse, molta improvvisazione e libertà di cambiare idea. L'itinerario ci conduce a Città del Messico, a Oaxaca e a Puebla. Spoiler: niente mare, perché le distanze sono quelle che sono e, soprattutto, quelle spiagge meravigliose sono purtroppo prese d'assalto dai turisti americani. In questo diario di viaggio e guida, troverete però musei, piramidi, mercati, natura, case e caffè, cibo e siti archeologici. Andiamo.



Prima di partire

Perché ho scelto queste città e, soprattutto, Oaxaca e Città del Messico? Le due città funzionano insieme perché non chiedono la stessa energia. CDMX è stratificata e intensa, nel giro di poche ore si passa dalla monumentalità a un pranzo in un posto minuscolo senza cambiare quartiere, poi giri l'angolo e sei in strada piena di gente come se fosse la cosa più normale del mondo. Oaxaca, invece, è compatta, gestibile a piedi, con quella sensazione rara di avere tutto a portata senza dover ottimizzare ogni minuto. La combo regge anche quando si smette di inseguire la checklist e, oltretutto, i voli interni sono decisamente più comodi impostati con queste rotte (avevo pensato anche ad altre regioni, ma risultavano troppi cambi e avrei sacrificato molto tempo).

Altra nota prima di partire: a Città del Messico l’altitudine si sente e anche il caldo. Non è una tragedia, ma è un bel filtro: io mi sono data tre regole nei primi due giorni, cioè idratazione costante, programma leggero, niente corse (letteralmente, evitiamo di fare i supereroi facendo running a più di 2000 mslm).

Dove dormire a Città del Messico?

La domanda sulla sicurezza a CDMX è spesso posta male. La risposta reale è fatta di orari, abitudini, attenzione, ma sicuramente alcune zone facilitano la vita. Io sceglierei ancora Roma/Condesa, non (solo) per moda, ma perché è la base più comoda per un primo viaggio. Si cammina molto, si trova tutto, e la sera si rientra senza strategie complicate. Ho scoperto però che anche Coyoacán è pulita, funzionale, vivace, sicura, bella. Il Centro va benissimo di giorno ma non cercate alloggio lì perché vi troverete nel mezzo del nulla appena cala il sole.

Itinerario Città del Messico: i primi giorni

Giorno 1: ingresso graduale

Se alloggiate nei quartieri che vi ho consigliato, allora il primo giorno dovete assolutamente scoprirli nella loro bellezza: palazzi coloniali stupendi, murales, locali per tutti i gusti e ottimo cibo (se siete vegetariani, come me, invece sarà un inferno, mi dispiace). Se le gambe vi funzionano ancora (c'è comunque da considerare un volo molto lungo dall'Italia!) continuate poi con il Centro storico, come si fa quando non si vuole essere travolti. Zócalo, cattedrale, Palacio de Bellas Artes. Fidatevi: la Torre Latinoamericana al tramonto vi svolterà la vacanza, perché capirete come funziona e come è strutturata davvero la città. Per ora fermiamoci qui, con un aperitivo, una cenetta e un po' di sonno (e di fuso orario) da recuperare. Il primo giorno si prende il ritmo.

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Roberta Pasetti

Giorno 2: Chapultepec e museo di Antropologia

Il Museo Nacional de Antropología non è una tappa. È una giornata intera e penso che da solo valga il viaggio intero. Io ho scelto poche sezioni e ho smesso di pretendere di vedere ogni cosa (il piano superiore mi avrebbe fatto crollare, ahimé). Ripeto: andate a vederlo tra le prime cose, perché avrete poi modo di capire le cose che visiterete in seguito.

Uscire poi nel Bosque de Chapultepec dopo ore di visita è stato il reset giusto. Verde, aria, e la sensazione che la città sia lontana.

museo di antropologia città del messicopinterest
Roberta Pasetti

Giorno 3: Coyoacán e Casa Azul

Qui lo scrivo senza giri. Casa Azul per me è stata un’esperienza sbilanciata. Non perché non abbia valore, ma perché la visita è costruita per reggere la folla più che per lasciare spazio. Se si è fan di Frida Khalo (Casa Azul ne fu, infatti, la dimora), vale sicuramente. Se si cerca un museo che rimanga addosso per come è fatto, ci penserei due volte, o la farei solo in una prima fascia oraria. Va prenotata con larghissimo anticipo (diversi giorni prima!) e la sensazione è quella di stare partecipando a un evento più che visitando un luogo. Invece vale la pena camminare per Coyoacán, il quartiere in cui si trova Casa Azul e quello, per me, vale davvero.

Giorno 4: Madonna di Guadalupe

Il quarto giorno va tenuto per visitare la Basilica della Madonna di Guadalupe, non come “tappa religiosa” da fare per forza, ma come luogo che racconta il Messico in modo molto più chiaro di tanti posti più fotografati. La basilica è un complesso enorme, pieno di movimento, pellegrini, famiglie, gente che arriva con un’intenzione precisa. Anche senza essere credenti, si capisce subito che qui non si sta visitando un museo. In una sola grande piazza e in poco tempo scoprirete secoli di storia religiosa messicana.

Giorno 5: le piramidi di Teotihuacán

Teotihuacán è uno di quei posti in cui la differenza tra giornata splendida e giornata infernale è l’orario. Io sono partita presto, con acqua e cappello (altrimenti si sviene), e ho evitato l’effetto parco tematico. Per arrivare, io ho scelto Uber che, in generale, costa pochissimo. Se volete qualcosa di ancora meno costoso, c'è il pullman che vi porta proprio ai cancelli.

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Roberta Pasetti

Giorno 6: tour gastronomico e lucha libre

Un giorno va dedicato a una cosa semplice e molto efficace, soprattutto se si vuole capire la città senza farsi portare in giro dai cliché. Parlo di un tour gastronomico, con soste ravvicinate e senza inseguire il posto “giusto” come se fosse una caccia al tesoro. L’idea è mangiare dove c’è rotazione vera, assaggiare più cose in piccole dosi, e lasciare che siano i sapori a fare da mappa: preferite i luoghi frequentati da messicani ed evitate quelli blasonati, turisti e con tanta fila. Ah, ovviamente armatevi di gastroprotettore e fermenti lattici.

La sera, la magica lucha libre! Prendete i biglietti prima online, così da permettervi un arrivo e un ingresso senza caos. Scoprirete quanto è divertente, teatrale, collettiva, rumorosa nel modo giusto. Penserete che sia una “turistata”, ma il 90% degli spettatori è composto da veri messicani.

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Roberta Pasetti

Giorno 7: Puebla

Puebla è una pausa ordinata in mezzo al viaggio. Centro storico, barocco, azulejos, una bellezza più composta. È il primo assaggio di qualcosa di diverso dalla megalopoli.

Può essere, inoltre, anche un modo semplice per iniziare un trasferimento senza regalare ore alla fatica.

Spostarsi verso Oaxaca

Se l’obiettivo è risparmiare, il bus notturno ADO (troverete il sito online, cercate in spagnolo per facilitarvi, altrimenti anche Google maps vi riporta al sito per i biglietti!) è una soluzione classica e comoda. Se però l’obiettivo è arrivare lucidi e non regalare una giornata alla stanchezza, il volo è spesso più sensato.

La regola è stata semplice: decidete in base a cosa volete fare il giorno dopo.

Dove dormire a Oaxaca

Qui la scelta è più facile che a Città del Messico. Centro se si vuole essere a due passi da tutto. Jalatlaco se si vuole dormire in un quartiere più quieto, ma sempre vicino. Io ho scelto la via comoda e vi consiglio l'appartamento in affitto presso il bar Marito & Moglie.

Nota importante: qui non c'è Uber, ma si usano molto i taxi collettivi (colectivos) che sono sicurissimi. Hanno tratte e destinazioni fisse, portano fino a 5 persone e sono davvero cheap. Li trovate facilmente, sono dei taxi color bordeaux e potrete usarli anche dall'aeroporto verso la città.

Oaxaca con un ritmo più umano

Oaxaca mi ha fatto riprendere dopo la stanchezza, la mancanza di ossigeno e le lunghe distanze della megalopoli CDMX. Qui il Templo de Santo Domingo de Guzmán è stato il punto fisso. Poi i mercati, Mercado 20 de Noviembre e Mercado Benito Juárez, sono stati il punto di svolta per apprezzare il ritmo messicano, che sembra frenetico ma che si rivela pacifico.

Il mezcal? Pericoloso per chi regge poco, perché fa diventare matti. Sicuramente da fare, ma io mi fermerei a un bicchierino.

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Roberta Pasetti

Oaxaca regione

Monte Albán è una gita archeologica che consiglio senza esitazioni! Panorami, struttura, e quella densità storica che rimette in prospettiva tutto. Mitla è diversa, meno monumentale. La rifarei? Mmm, forse se si ha più tempo, altrimenti evitabile.

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Roberta Pasetti

A Hierve el Agua invece andate sicuri: posto naturalistico davvero pazzesco e, cosa ancora più bella per me, scoprirete la magia dei taxi collettivi e la gioia di parlare con persone del luogo che, per inciso, sono davvero gentili e simpatiche!

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Roberta Pasetti

Ultimo giorno cuscinetto per recupero e imprevisti

Questo è il giorno che fa funzionare l’itinerario. Serve per rientri, coincidenze, recupero energie, pioggia, stanchezza, cambi di idea. Tenerlo libero non è tempo perso. È quello che impedisce alla logistica di mangiarsi il viaggio. Se, come me, avete il volo tardi la sera usate la giornata per fare un ultimo giretto nel quartiere preferito oppure entrate a visitare il Palacio de Bellas Artes di Città del Messico.

Prenotazioni e checklist minima

Ricapitolando: Teotihuacán conviene farla presto e con un piano chiaro. Monte Albán con il pullman non turistico ma local. Casa Azul, se la si vuole fare, meglio prenotarla e andarci sapendo che può essere più folla che museo. Hierve el Agua sì ma verificate che sia accessibile.

Insomma, questo itinerario ha funzionato perché permette di vedere il massimo senza però stressarsi e cadere in cliché... e ho la sensazione concreta di essermi goduta un Messico meno patinato e più vero.