Ce n’è per tutti i gusti, lungo il Cammino Minerario di Santa Barbara. Spiagge, dune, scogliere, grotte e, soprattutto, fantasmagorici siti di archeologia industriale. Perché questa era terra di miniere, non è un caso che il Cammino sia intitolato alla Santa patrona dei minatori. Nella sua interezza, si snoda lungo la costa sud ovest della Sardegna per 500 km, da frammentare in 30 tappe: ciascuna ha così tanto da offrire che vive a sé stante. Anche per questo, è appena stato insignito del Global Choice Award di Komoot, la più grande piattaforma outdoor del mondo con circa 50 milioni di utenti. Informazioni dettagliate passo passo, con indirizzi su dove mangiare e dormire, al sito e nella nuovissima app curati dalla Fondazione Cammino Minerario di Santa Barbara. Che, per celebrare il prestigioso premio (e il suo decimo compleanno), mette a disposizione 2.000 notti a 10 euro nelle posadas e nelle strutture ricettive aderenti per chi decide di percorrerlo da febbraio al 10 giugno e dal 10 settembre al 10 dicembre. Qui di seguito, alcuni luoghi da non perdere, e in quali tappe incontrarli.
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Tappa 02 - 9,3 km
Toccava soprattutto alla donne dividere dalle pietre senza valore i preziosi piombo e zinco estratti nella miniera di Nebida. Lavoro durissimo, in una location fantastica: la Laveria Lamarmora, imponente struttura incastonata nella scogliera, visibile dall’alto lungo la passeggiata del Belvedere di Nebida.
Sempre costruito nella scogliera a picco sul mare, Porto Flavia era proprio il porto d’imbarco dal quale i metalli estratti dalle miniere circostanti salpavano verso le fonderie d’Europa. Inaugurato nel 1924, è rimasto operativo fino agli anni Sessanta; oggi si può visitare il tunnel e ammirare viste spettacolari sul suggestivo faraglione di Pan di Zucchero.
Tappa 05 - 16,3 km
In questo tratto, tanto mare. E che mare! Quello delle Dune di Piscinas, una delle spiagge più belle al mondo secondo National Geographic e Unesco, che l’ha incoronata Patrimonio dell’Umanità. Questo ecosistema di sabbia dorata e arbusti di ginepri, olivastri, ginestre, mirti e lentischi impreziosisce la costa fino all’oasi di Scivu (e per questo si chiama sistema dunale Scivu-Piscinas) ed è l’unico deserto costiero d’Europa. Si possono incontrare cervi, e ci vanno a nidificare le tartarughe. Breaking news, tra le tappe 4 e 5 è stata da poco inaugurata la Posada di Portixeddu, con 24 posti letto.
Tappa 06 - 18,8 km
Pezzo forte della sesta tappa - e dell’intero Cammino - la miniera di Montevecchio, attiva dal 1848 al 1991 per l’estrazione di zinco e piombo. Nell’area, immensa, si entra solo con una guida. Giuseppe - uno dei soci fondatori di Lugori S.C.arl che, dal 2011, si occupa di gestire le visite e la promozione di Miniera Montevecchio e di vari altri beni culturali in Sardegna - dà una dritta importante: «Prima di programmare le tappe del Cammino, verificare i giorni e le ore di visita della Miniera. Sono tanti, infatti, i camminatori che chiamano solo quando sono già partiti e non riescono a visitarla perché le loro tappe non sono compatibili con le visite in corso».
Giuseppe continua riassumendo il fascino di questi luoghi: «Il paesaggio che s’incontra lungo il Cammino Minerario è indubbiamente bello per la natura che si attraversa, emozionante per i silenzi ed i profumi che da soli valgono l’esperienza. Le curiosità che genera l’archeologia industriale nascosta tra i boschi si accumulano passo dopo passo e chiedono risposte: percepire il sottosuolo camminando in galleria, vedere gli interni dei fabbricati restaurati e gli oggetti in essi custoditi dà un significato immenso a questi luoghi di cui oggi la natura si sta riappropriando. Un significato che restituisce valore alla vita delle persone che lo realizzarono e che in questa palestra sociale contribuirono a plasmare la nostra società contemporanea».
Tappa 19 - 16 km
Il sottosuolo dà spettacolo con le grotte Is Zuddas, create dall’acqua in 530 milioni di anni nella pancia del monte Meana. Altra bella storia di recupero del patrimonio: fino agli Anni 60, qui si estraeva l’alabastro. Poi un gruppo di speleologi ha fatto sospendere le attività e così oggi si possono visitare le varie sale, ognuna diversa dall’altra.
Tappa 23 - 15,5 km
Habitat straordinario, quello delle Saline di Sant’Antioco, esteso per 20 km di costa. Fa la gioia dei birdwatcher perché abitato da fenicotteri rosa, insieme a gru, aironi bianchi, oche, sterne e l’elenco potrebbe continuare. Per chi ama i paesaggi desertici, poi, panorami che non hanno nulla da invidiare al mitico Salar de Uyuni, in Bolivia. Da qui, parte la tappa più lunga del Cammino, la numero 24 di 23,4 km: si snoda per la maggior parte lungo la vecchia ferrovia che dagli anni Venti agli anni Settanta consentiva alle persone e alle merci di spostarsi in questa fetta di Sardegna. La tappa 24 si chiude a Carbonia e consente di ammirare anche millenarie strutture nuragiche, per un salto ancora più indietro nel tempo.















