Mando l’ultima mail con oggetto “handover”, mi metto gli zaini in spalla — due, quasi grandi quanto me — e parto con tre amiche di sempre, lasciandomi alle spalle i clacson e il chaos milanese. Destinazione: Lima.
La capitale peruviana è stata solo una breve tappa, il tempo di intuire l’anarchia del traffico e la traccia ancora visibile dei conquistadores di Pizarro. Poi via, un volo interno per Cusco ci aspettava.



A 3.600 metri l’aria si fa sottile. Il nostro autista Uber ci guarda curioso: “Che ci fate in Perù?” — “Salkantay Trekking, Machu Picchu.”
Lui annuisce, come a dire in bocca al lupo, e con lo sguardo ci fa intendere che sarà dura. E aveva ragione.

Il viaggio in Perù inizia da Cusco: caos, colori e coca tea

Cusco è un concentrato di turismo e Sudamerica autentico: abiti tradizionali, lama e alpaca, e un’energia (lontana da quella frenesia milanese, sia chiaro) contagiosa che pulsa tra le strade. Dal Mercado Central de San Pedro osserviamo le montagne che ci circondano, chiedendoci quale di quelle avremmo scalato. La famosa scritta — Viva el Perú — spicca tra i monti e ci ricorda dove siamo.

Quasi nemmeno il tempo di acclimatizzarci, la sveglia del giorno dopo suona alle 4:30. Meta: la Montaña de Siete Colores, 5.000 metri di altitudine e tre ore di bus per arrivarci. Il costo “base” è stato di circa €20. Lungo la strada, bambini in divisa scolastica corrono giù dalle montagne: immagini che restano impresse, ancora una volta ricordandoci quanto siamo lontane dalla cultura che conosciamo.
Le prime foglie di coca acquistate in una baracca segnano l’inizio della salita. A quell’altitudine ogni passo pesa, ma lo spettacolo delle Ande ripaga ogni respiro corto.

In cima, il turismo di massa riappare con tutta la sua forza: file per la foto perfetta, lama con occhiali da sole per uno scatto a 2 Sol. Proseguiamo verso la Red Valley, altri trenta minuti di cammino (e altri 30 Sol) e, finalmente, silenzio. Un silenzio che riempie, ci si sente piccoli davanti a tutta quella natura imponente. Ci immaginiamo che Marte potrebbe essere un po’ così: texture lunare ma rosso acceso.

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Matilda Barca
Red Valley

Il Salkantay Trek: quattro giorni verso la meraviglia

Inizia il vero trekking: quattro giorni di cammino fino a Machu Picchu. 270 dollari, (quasi) tutto incluso. Ci viene suggerito di portare 200 Sol per piccoli extra e mance. Partiamo alle 4:30 — ormai un’abitudine — e conosciamo il gruppo che ci accompagnerà: brasiliani, inglesi, finlandesi, canadesi. Otto sconosciuti che presto sarebbero stati i nostri compagni di viaggio.

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Matilda Barca
Lago Humantay

Il primo giorno ci porta al Lago Humantay: tra la vegetazione inospitale peruviana assistiamo a una slavina che si stacca dal ghiacciaio. La natura si mostra senza filtri, potente e viva. Arriviamo al primo rifugio (che poi di rifugio aveva ben poco, chiamiamola struttura), alle sue spalle si impone la catena montuosa di Vilcabamba, dove si trova il passo del Salkantay, in tutta la sua maestosità. La sera, si cena presto— alle 18 — con piatti locali e l’immancabile coca tea, nel quale stiamo riponendo tutte le nostre speranze a questo punto! Alle 20 siamo nei nostri sacchi a pelo nella nostra Jurta. Prima di addormentarci ridiamo pensando che solitamente staremmo tornando a casa dall’ufficio a quest’ora.

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Matilda Barca
Passo Salkantay

Il secondo giorno è quello del famigerato Gringo Killer (assassino dello straniero…): la salita al passo del Salkantay, 4.600 metri. La nostra guida, il grande Elisban, cammina ascoltando “Starships” di Nicki Minaj da una piccola cassa appesa allo zaino. Una nota di normalità in un paesaggio che di normale ha poco.
Dopo tre ore di salita siamo al passo. Foto di rito, poi una lunga discesa di 15 chilometri fino al campeggio. La ricompensa: una birra Cusqueña e, la sera, una doccia calda pagata 10 Sol che sembra un lusso d’altri tempi. Abbiamo persino, esportato il gioco del Burraco!

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Matilda Barca
Gringo Killer

Perù: dalla giungla ad Aguas Calientes

Dopo il Salkantay ti sembra che tutto quello sotto tremila metri sia una passeggiata. Il terzo giorno scendiamo verso la foresta tropicale, camminando lungo i binari del treno che porta ad Aguas Calientes. Si potrebbe arrivare anche in treno, certo, ma si perderebbe molto della magia del percorso.

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Matilda Barca
Cammino verso Aguas Calientes

Ad Aguas Calientes dormiamo in ostello e ceniamo tutti insieme. Il Pisco Sour — 10 Sol, circa due euro e mezzo — scivola via facile. Ridiamo, consapevoli che a Milano quei prezzi li sogneremo.

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Matilda Barca

Machu Picchu: la meta del viaggio in Perù

L’ultimo giorno si parte alle 6 per salire i 2.000 gradini che portano a Machu Picchu. Pochi scelgono di farlo a piedi, ma noi volevamo arrivarci così, un passo alla volta. In cima, la meraviglia è innegabile — e anche la folla. Centinaia di turisti, autobus che caricano e scaricano persone senza sosta. Lontanissimo il silenzio del passo del Salkantay.

vista di machu picchu dal sun gatepinterest
Matilda Barca
Vista di Machu Picchu dal Sun Gate

Machu Picchu è un simbolo, un’immagine perfetta da cartolina. Ma la vera esperienza è stata il cammino: il fiato corto, le risate, i paesaggi che sembrano infiniti.
Alla fine, è davvero vero quello che dicono: it’s the journey, not the destination.