Ci sono luoghi che sembrano esistere fuori dal tempo, dove il presente rallenta e si fa silenzioso, e ogni respiro ha il peso leggero di qualcosa di autentico. L’Alto Adige è così. O almeno, per me lo è sempre stato (fin da quando ero piccola, e mio nonno, originario di un paesino altoatesino mi raccontava della sua infanzia a metà tra montagna e calli veneziani, facendomi sognare un passato nostalgico quanto bucolico). Una terra che ha custodito la propria identità con grazia, e dove ogni angolo sembra raccontare una storia antica: le valli ordinate come disegni, le case in legno, le montagne severe e insieme accoglienti, i prati di un verde che altrove non esiste. Qui tutto sembra avere un senso più profondo, come se la bellezza non fosse solo da ammirare ma da rispettare.

E così, giunto il momento di concedermi una fuga cittadina (sarà per il caldo asfissiante di questi ultimi giorni, sarà perché mi manca la montagna, tanto d’inverno quanto d’estate) è proprio qui che mi sono diretta alla ricerca di un retreat per corpo e mente. Nella mia bucket list, un nome più di tutti, primeggiava da tempo: l’hotel Pfösl, a Nova Ponente. Una struttura immersa nella natura più intatta, appartenente al gruppo gruppo Belvita Leading Wellnesshotels Südtirol ( consorzio altoatesino che raccoglie alcuni dei migliori wellness hotel della regione, nonché luogo di fiducia quando si ricerca la congiunzione di lusso, montagna e natura, nonché festeggiato dell’anno dal momento che il 2025 è il suo 30esimo compleanno) e che ha fatto del rispetto per l’ambiente, della qualità e della cura dell’ospite i suoi principi fondanti.

Forse sembrerò esagerata, ma tocca provare per credere, ma mi sento di avvisare i lettori in tempo: il Pfösl, più che un albergo, è un modo interiore di vivere davvero la montagna. Un luogo che attira chi ha con la natura un rapporto sincero, non esibito. Qui il lusso non è mai ostentato: è nell’attenzione ai dettagli, nel silenzio, nei ritmi lenti, nella capacità di farti sentire davvero accolto, senza bisogno di nulla di superfluo.

Lo si percepisce fin da subito: dalle stanze di legno chiaro che profumano di resina, al forno del Settecento recuperato con cura, dove ogni giovedì si tiene una piccola lezione di panificazione, fino alle torte sfornate ogni pomeriggio (il mio consiglio? Un piatto con panna fatta in casa, cheesecake alle noci e torta di carote, tre delicatesse che hanno addolcito il -già delizioso- soggiorno).

A colpirmi è stata la coerenza. Tutto, al Pfösl, parla la lingua del territorio: dalla spa al gusto di fieno e lavanda, perfetta dopo una lunga passeggiata tra i boschi, ai trattamenti naturali come il peeling fai-da-te che lascia la pelle sorprendentemente vellutata. Votata a un weekend di benessere e relax, ogni mattina per me iniziava con uno shot di zenzero, un piccolo gesto che dicono riattivi corpo e mente. Al buffet della colazione, mi piace raccontare le varianti di burro che non avevo mai visto altrove, una piccola festa per gli occhi e per il palato (soprattutto se si parla di burro salato. Con il loro pane. E la marmellata fatta in casa). E la sera, tra una zucchina ripiena di ricotta e impanata e i canederli non in brodo (è vero, sono cresciuta tra le montagne delle Dolomiti, dovrei preferirli in brodo ma proprio non riesco. Per sempre con burro e salvia.), la sensazione è quella di un ritorno all’essenziale, senza rinunce.

Cosa fare durante un weekend in Alto Adige

Mi ero ripromessa che se avessi mai trascorso dei giorni all’hotel Pfösl non mi sarei persa il trekking del venerdì mattina all’alba, tre ore fino al Corno Nero per vedere nascere il sole, o quello con gli asinelli (consiglio per voi: prenotare le attività in anticipo. Via App. comodissimo). E ancora nella mia lista di desiderata non è mancato una piccola passeggiata dopo pranzo con arrivo alla malga Laam per un Kaiserschmarrn accompagnato da una pinta di succo di mela ghiacciato; la passeggiata a cavallo nei dintorni di Carezza (questa attività non manca mai. Ma questa volta è stata ancora più speciale: vista Dolomiti ovunque mi girassi. E un capriolo mi ha tagliato la strada. Talking about good luck…); e, ultimo ma non ultimo, un massaggio rigenerante a tutto il corpo. Forse una forma di cura verso me stessa che mi prendo raramente nelle giornate di tutti i giorni. Forse qualcosa che ho bisogno di imparare ad apprezzare è proprio quello di prendermi più tempo per me e fare un massaggio di 50 minuti dove ogni nervo viene teso e un leggero profumo di fieno invade la stanza, è un buon momento per iniziare.

Imperdibile anche una camminata verso la Chiesa di Sant’Elena: il luogo più antico di Nova Ponente, edificato su un luogo di culto preistorico. Dal piccolo ristorante adiacente, si gode una vista magnifica sulle Dolomiti, mentre si gustano piatti della tradizione, che rendono il ritorno a Milano ancora più doloroso: tre ore di macchina dopo e ancora fantasticavo su quel tris di canederli e frittella di mela che passavano a nastro da un tavolo all’altro.

Ah l’Alto Adige, luogo del mio cuore, luogo che mi ha vista crescere di estate in estate, luogo che mi scorre nelle vene essendo mio nonno di un paesino limitrofe a Nova Ponente. Luogo che per me sa di famiglia, mi perdonerete quindi la leggere sviolinata a queste montagne. E proprio di famiglia sa anche l’hotel Pfösl è anche intrecciato della storia di famiglia degli Zelger, storici proprietari che nel 1950 acquistarono come ristorante. Incontro Brigitte Zelger nella hall, la proprietaria, che mi racconta personalmente (e con orgoglio) le origini dell’hotel, nato come locanda e cresciuto nel tempo con amore e rispetto, fino a diventare ciò che è oggi: un’oasi che si fonda sull’equilibrio tra natura, benessere e autenticità.

Ma forse anche le parole sono inutili per raccontare tutto ciò che è questo luogo per me. Dal panorama sulle cime, ai cavalli Haflinger in ogni campo, ai dettagli di cura delle stanze (fa ridere, ma sapete cosa mi ha particolarmente colpito? Trovare nella stanza uno zaino da trekking pronto per essere usato). Un gesto semplice, che racchiude perfettamente lo spirito del luogo. Qui la montagna non è un paesaggio da cartolina, ma qualcosa che si vive, si ascolta, si rispetta.

Per la prossima volta, ho già segnato due desideri: una lezione di yoga post camminata e un massaggio scrub al pino (ripeto: la sezione spa di questo albergo: un sogno ad occhi aperti!) che mi hanno promesso essere un toccasana anche per l’abbronzatura. Ma forse, più di tutto, il desiderio è semplicemente tornare.