Sono convinta che ognuno di noi debba appartenere a un luogo. Un luogo in cui basta uno sguardo per sentirsi a casa. Non deve per forza essere la tua casa, quella dove si è cresciuti, dove si conosce a memoria il posto di posate e piatti, dove ci si crogiola nel ricordo dei cartoni animati visti la sera prima di andare a dormire; no, sto parlando di un luogo a cui tendenzialmente si sogna di arrivare, dove ci si sente coccolati, accolti, compresi.

Ho sempre pensato che quel luogo, per me, fosse la Loira. Non so spiegare con precisione il perché; forse perché credevo che La Bella e la Bestia fosse ambientato lì, sempre tornando al tema cartoni e infanzia, e mi affascinava l’idea bucolica di paesini sospesi fuori dal tempo. Forse perché l’idea di essere immersa nella natura mi rassicurava. O forse perché la Loira è un luogo tanto lontano quanto raggiungibile, semplice eppure misterioso. In ogni caso, un viaggio lì è sempre stato ai primi posti della mia bucket list. Così, cogliendo l’occasione del compleanno del mio fidanzato, ho deciso che era il momento giusto per trasformare quel sogno in realtà. Cartina alla mano (e telefoni nell’altra), abbiamo iniziato a pianificare. Un consiglio? Non pensate alla Loira come a una fuga veloce. È un viaggio che va vissuto con lentezza, con pazienza, con la voglia di guardare fuori dal finestrino e godersi ogni chilometro. Da Milano la strada è lunga: per chi ama i road trip, sarà un’avventura; per chi non sopporta le ore in auto… armatevi di playlist (Taylor Swift è stata la nostra colonna sonora).

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Il consiglio è di dividere il viaggio: una tappa a Lione all’andata, una ad Avignone al ritorno. Ma il cuore, il vero cuore pulsante del viaggio, è stato lo Château de Candes (e chiamarlo solo “castello” non basta). Questo luogo ha qualcosa di profondamente diverso: è una dimora viva, che respira arte, bellezza e visione. A restituirgli anima e voce sono stati Bertrand Pignet e Zhao Jingwen, coppia nella vita e nell’arte, che dopo anni trascorsi in Cina hanno deciso di tornare in Francia per trasformare una roccaforte antica in un sogno contemporaneo. Il risultato è una fusione perfetta tra passato e presente, tra eleganza storica e tocchi di modernità che non snaturano, ma esaltano. Camminando tra le sale, i corridoi, i giardini, si percepisce ovunque la loro sensibilità: ogni dettaglio è pensato, ogni angolo racconta qualcosa.

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Per vivere il castello nella sua forma più romantica, il mio consiglio è uno solo: prenotate una notte nella Torre. Lì, tra le mura spesse e le finestre affacciate sulla valle, ho vissuto il mio personale momento da Raperonzolo. C’era una luce dorata che filtrava al tramonto, il suono ovattato del vento tra gli alberi, un silenzio così pieno da sembrare un abbraccio. Lo Château non è solo un posto dove dormire, ma un punto di partenza ideale per esplorare la Loira più autentica. Prendete una bici e perdetevi tra vigneti infiniti, stradine acciottolate e cantine nascoste dove il tempo sembra essersi fermato. Scoprite Saumur, con la sua grazia discreta e il prestigioso Cadre Noir, fate una passeggiata fino a Montsoreau, dove ogni seconda domenica del mese, le sue vie si riempiono di bancarelle per il mercato delle pulci: profumi di pane fresco, frutta succosa, formaggi intensi, marmellate artigianali. Comprate qualcosa, tornate al castello e stendetevi sul prato, vista fiume, pausa meritata. Non esiste pranzo semplice quando si è in quel giardino; intorno il silenzio è rotto solo dal canto dei grilli, dal fruscio delle foglie e dallo scorrere lento del fiume Loira. È il modo più puro per sentirsi a casa anche lontani da casa.

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E poi c’è il giardino di street art, vero fiore all’occhiello dello Château: un museo a cielo aperto che riflette l’anima creativa dei proprietari. Passeggiare lì dentro è come immergersi nei loro sogni, nei colori della loro visione. È una dichiarazione d’amore all’arte, alla libertà espressiva, al dialogo tra epoche. Per chi cerca il riposo del corpo oltre che dell’anima, la spa dello Château è un piccolo paradiso. Una piscina riscaldata sotto le volte in pietra, un bagno nordico in giardino, una quiete che sembra uscita da una poesia. Abbiamo prenotato un massaggio: il mio fidanzato, non appena finito, ha aperto gli occhi e sussurrato che era stato il miglior massaggio della sua vita. Si era addormentato, cullato da mani esperte e da un’atmosfera perfetta. Altro consiglio che mi sento di segnalare: impossibile perdere la visita alla cava scavata nella roccia per scoprire le pommes tapées, deliziose mele essiccate e poi reidratate secondo un’antica tradizione. L’esperienza è intensa: si attraversano gallerie di tufo, si ascoltano storie dimenticate, si rivive una quotidianità d’altri tempi e soprattutto, poi, si assaggia. E il sapore racconta più delle parole (nel mio cestino a fine giro: due marmellate di vino rosso e mele, dei biscotti alle mele essicate, del caramello salato).

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Nota di merito per i sapori. Lo Château mette a disposizione per colazioni e veloci pranzi The Baladin, il resto è tutto una scoperta. La cena da Ververt, a Montsoreau, è stata una sorpresa: piatti eleganti, sapori netti, presentazioni che sembravano dipinti. All’Auberge de la Route d’Or, nel cuore di Candes St. Martin, invece, l’atmosfera è più rustica, ma l’autenticità della cucina ti scalda il cuore. La Loira mi ha ricordato che certi sogni, se coltivati con cura, possono davvero diventare realtà. Che ci sono luoghi che sanno riconoscerti, accoglierti, farti sentire interamente al tuo posto. Lo Château de Candes è uno di quei luoghi. E io, un po’, mi sono sentita parte di lui.

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