Il ritorno dei BTS era l'evento che tutto il mondo della musica aspettava da anni, ma dopo il primo concerto a Seoul dello scorso 21 marzo i pareri sono molto divisi. Se da una parte i numeri dello streaming parlano di un successo clamoroso, dall'altra la piazza non era piena come ci si aspettava. È l'inizio di un calo per la band coreana o semplicemente è cambiato il modo di seguire i grandi eventi?

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Il mistero dell'affluenza a Seoul per il concerto dei BTS: tra controlli rigidi e aspettative deluse

La verità è che le autorità di Seoul si erano preparate a un'invasione pacifica di oltre 260mila persone, schierando un numero incredibile di poliziotti e addetti alla sicurezza. Piazza Gwanghwamun era stata letteralmente blindata, con metal detector e stazioni della metropolitana chiuse per gestire una folla che, alla fine, non si è presentata nelle dimensioni previste. I dati ufficiali parlano di circa 48mila presenti, una cifra molto lontana dalle aspettative che ha subito fatto crollare il titolo in borsa della società Hybe del 15%.

C'è chi parla di delusione e chi invece punta il dito contro le misure di sicurezza troppo rigide. Le transenne e i blocchi continui della polizia hanno scoraggiato moltissimi fan, che hanno preferito rinunciare piuttosto che restare bloccati per ore in coda. Anche i commercianti della zona si sono lamentati: si aspettavano incassi da record e invece hanno lavorato meno di un normale sabato pomeriggio.

Tuttavia, parlare di flop è un errore. Mentre la piazza appariva meno affollata del previsto, su Netflix il concerto ha registrato 18,4 milioni di spettatori, diventando l'evento musicale più visto della piattaforma. Il successo del nuovo album Arirang, che ha venduto quasi quattro milioni di copie in un giorno, conferma che i BTS sono ancora i re del K-pop, anche se oggi la concorrenza di gruppi come gli Stray Kids è molto più forte rispetto al passato.

Arirang conquista le classifiche: la risposta della musica ai dubbi dei mercati

Nonostante le polemiche logistiche, l'evento ha confermato con forza una tendenza che il mondo dello streaming sta osservando con grande attenzione: i concerti in diretta online come chiave del futuro. I BTS hanno dimostrato di non aver più bisogno del fiume di persone fisico per dominare il mercato. La performance è stata giudicata dalla critica internazionale come artisticamente perfetta, un ritorno alle radici hip-hop che evita le facili tentazioni del pop patinato in lingua inglese. Brani come "Body to Body" hanno già conquistato le vette di Spotify, dimostrando che il legame con l'Army è rimasto intatto nonostante la lunga pausa per il servizio militare obbligatorio.

Il crollo in borsa di Hybe, dunque, sembra più una reazione emotiva degli investitori che un reale segnale di crisi. La dipendenza finanziaria dell'azienda dai sette membri resta alta e ogni piccolo scarto tra le previsioni e la realtà genera ansia nei mercati. Eppure, con un tour mondiale da 82 date già quasi tutto esaurito, è difficile pensare a un declino improvviso.

La verità è che il successo oggi si misura in modo diverso: meno centimetri quadrati occupati in una piazza e più impatto crossmediale. Il documentario BTS: The Return, in uscita su Netflix il 27 marzo, sarà l'ulteriore prova di un potere mediatico che non accenna a diminuire.