Si apre il sipario: Raye indossa il suo abito rosso e cammina nel buio di una notte parigina di novembre. Le sensazioni di malcontento sono amplificate dall'aver bevuto sette Negroni, così la fine della precedente relazione, il rifiuto, l'essere passata inosservata, nessun amante da baciare per scacciare i pensieri, né la prospettiva di un lieto fine, le martellano nelle tempie affossandola tra le sue preoccupazioni.



È questo l'incipit di THIS MUSIC MAY CONTAIN HOPE, il secondo album dell'artista, in uscita il 27 marzo, a distanza di 3 anni da My 21st Century Blues (2023), con il difficile compito di tenere alta l'asticella di un disco candidato al Mercury Prize. In questo senso, THIS MUSIC MAY CONTAIN HOPE non ha voluto giocare sul sicuro, anzi, ha preso il grande rischio di convogliare le vastissime influenze musicali di Raye in un'opulenta ricerca di se stessa e dell'amore, con un impianto musicale monumentale, dal jazz e lo swing Anni '50 e '60, fino al soul e R&&B, passando per la house music e il funk. Nell'era in cui l'industria musicale è ancora convinta che per vendere un progetto sia ancora necessario incapsularlo in un'etichetta precisa, Raye mostra che l'arte può arrivare dal caos.

L'impianto teatrale di THIS MUSIC MAY CONTAIN HOPE comincia, come dicevamo, con la descrizione visuale di un momento: lontana dall'amore, insicura, brilla, come se fosse una "Girl Under The Grey Cloud". L'intro ci prepara a ciò a cui assisteremo per la successiva ora abbondante: un musical con 17 brani, in cui Raye attraversa le quattro stagioni e i rispettivi umori. Le insicurezze dell'autunno, il dolore dell'inverno, la rinascita della primavera e la nuova versione di sé dell'estate. THIS MUSIC MAY CONTAIN HOPE è una sorta di romanzo di formazione dai toni epici, con impianto musicale pressoché irriducibile alla sfera del pop elettronico che ha dominato negli ultimi anni. È tutto alla maniera di Raye: "Beware... The South London Lover Boy" e "The WhatsApp Shakespeare" sono tanto ironiche e moderne nel testo quanto retrò e opulente nel suono; l'intenzione cinematografica diventa esplicita nella collaborazione con il premio Oscar Hans Zimmer in "Click Clack Symphony". La complessità di questi brani viene saggiamente alternata a pezzi più puramente pop-elettronici e spogli. L'accostamento potrebbe generare un primo attimo di perplessità, ma questi momenti minimali sono effettivamente di fondamentale importanza per tirare un respiro e dare cadenza alla narrativa del disco. Tra queste, "Winter Woman" è più pop , quasi tradizionale, mentre "Life Boat" ha uno spiccato senso house, su cui Raye decide di dare voce alla moltitudine di persone che l'accompagnano nella vita di tutti i giorni e nel suo percorso, quelle che sono le sue scialuppe di salvataggio, appunto.

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Courtesy Photo
Cover di THIS MUSIC MAY CONTAIN HOPE

Nel disco di Raye c'è tutto e ci sono tutti. L'artista parla spesso rivolgendosi direttamente al suo pubblico, rompendo la teatrale quarta parete, in brani come "Goodbye Henry" in cui spiega «Il ragazzo non si chiama Henry, ma sto cercando di essere rispettosa» e più avanti introduce sul palco virtuale l'ospite del brano, l'icona soul Al Green. E così fa anche per "I Hate The Way I Look Today", una canzone da musical Anni '50, in cui Raye affronta con naturalezza le ossessioni che la società impone e le donne interiorizzano riguardo al proprio aspetto, per poi rivolgersi alla band che l'ha accompagnata nel racconto, esortandoli: «Bravissimi! Prendetevi una tazza di te ora».

In THIS MUSIC MAY CONTAIN HOPE non sai mai cosa aspettarti, ma sai che Raye ci sta mettendo tutta se stessa, nessuna traccia esclusa. Tra gli ospiti del disco ci sono anche il nonno Michael, di cui dibatte i consigli in "Fields" e le sorelle e musiciste che la stanno attualmente accompagnando nelle 51 date del suo THIS TOUR MAY CONTAIN NEW MUSIC, ABSOLUTELY e AMMA, e insieme a cui canta "Joy", nella parte del disco che segna il definitivo ritorno del sole. E mentre suggella la promessa di tornare a innamorarsi di se stessa e della sua vita con "Happier Times Ahead", a chi l'ascolta rimane la sensazione di aver appena assistito a una versione romanticizzata, divertente, glamour e rococò della propria vita quotidiana. Chi l'ha detto che i problemi di una ragazza di 28 anni non possano essere trasformati in un'opera teatrale massimalista? Forse è proprio così, immaginandoci su un palco con abito rosso e scenografie mobili, corpo di ballo e orchestra, che ci piacerebbe vivere per rendere più enfatiche le fatiche giornaliere.

Dicevamo che in THIS MUSIC MAY CONTAIN HOPE ci sono proprio tutti e, non a caso, la traccia finale "Fin." è un lunghissimo ringraziamento nome per nome a chi ha collaborato al progetto, una sorta di inchino di tutto il team quando il sipario si chiude e si riapre, mentre il pubblico è dedito a un applauso a scena aperta. Dopo anni di musica costretta nell'ombra, Raye ha imparato sulla propria pelle l'importanza di essere riconosciuti per il lavoro svolto. Questo album racconta la necessaria comunità attorno a un progetto musicale, che non sia solo un prodotto cotto e mangiato, ma una forma di espressione collettiva, un modo per unire e non dividere. Forse questa è la speranza più grande contenuta nell'album di Raye.