No, purtroppo non abbiamo ancora trovato la formula magica contro le guerre per la pace nel mondo. La musica non ferma le guerre (ma ci prova) e non spegne il rumore delle armi (lo attutisce e basta). Eppure, da sempre, le canzoni trovano il modo di entrare nei momenti più drammatici della storia e di raccontarli da una prospettiva diversa. Se ci pensate, la nostra storia la leggeremo nei libri di storia. E forse è per questo che anche gli artisti, sensibili ovviamente a questa tematica, si espongono in prima persona con brani o gesti rivolti al grande pubblico. Veri e propri megafoni che ci ricordano in fondo che, dietro le parole "guerra" o "conflitto" ci sono vite reali. Ecco perché anche una canzone pop, lo scoprirete, può trasformarsi in un piccolo atto di ribellione.



Ermal Meta e il palco come gesto umano (e non politico)

Il caso simbolo lo abbiamo visto qualche settimana fa sul palco del Teatro Ariston durante il Festival di Sanremo con Ermal Meta e il suo brano in gara "Stella stellina". Una ninna nanna che racconta la storia di una bambina palestinese vittima della guerra. Durante l’esibizione, il cantante ha scelto di indossare una camicia con i nomi di alcune bambine uccise nel conflitto. Un dettaglio semplice, capace di trasformare la performance in un gesto fortissimo: ricordare quelle vite davanti a milioni di spettatori. Questa bambina è così diventata il simbolo dei conflitti e di tutte le vittime così giovani che si sono viste spezzare il futuro davanti. Non so voi ma, personalmente, resto sempre colpito da uno spot di una fondazione umanitaria in onda puntualmente verso l'ora di pranzo su Tv8 (fateci caso prossimamente). Cesare Bocci spiega come questi bambini, nel pieno dei bombardamenti, abbiano un unico desiderio: raggiungere quel posto (l'aldilà) decantato a loro come luogo di pace, senza conflitti e soprattutto con cibo. Ecco perché, sinceramente, non è possibile pensare che per dei bambini innocenti non possa esistere la parola futuro. Non è la prima volta che Meta usa la musica per affrontare temi legati alla violenza e ai conflitti. Già nel 2018 aveva vinto Sanremo insieme a Fabrizio Moro (il quale aveva già partecipato a Sanremo con un brano manifesto potentissimo a riguardo, "Pensa") con "Non mi avete fatto niente", una canzone contro il terrorismo che poi rappresentò l’Italia all’Eurovision Song Contest.

Olivia Rodrigo e le immagini che rompono il silenzio

Uno degli esempi degli ultimi mesi arriva anche dal pop internazionale con Olivia Rodrigo. In uno dei suoi videoclip più recenti, "The Book of Love" (brano contenuto in War Child Records) la cantante statunitense ha scelto di inserire video dei bombardamenti girati direttamente dai bambini sotto la regia del Premio Oscar Jonathan Glazer. Il mondo visto, ahimè, dai loro occhi. Il brano fa parte di Help(2) uscito il 6 marzo, a trent'anni di distanza da Help (il primo album uscito nel 1995 per raccogliere fondi a favore dei bambini uccisi durante la guerra nei Balcani). Anche un videoclip visto da milioni di persone in poche ore dunque può trasformarsi in uno strumento di amplificazione enorme. Non spiega la guerra né pretende di farlo, ma costringe lo spettatore a confrontarsi con immagini e storie che altrimenti resterebbero troppo lontane da noi.

Bad Bunny e il pop come dichiarazione politica

Impossibile non pensare anche a quanto accaduto durante uno degli eventi televisivi più seguiti al mondo, il Super Bowl. Il rapper portoricano Bad Bunny, si sa, è uno degli artisti che spesso utilizza la propria visibilità per intervenire nel dibattito pubblico. E nonostante Bad Bunny abbia deciso di non rivolgere alcuna menzione a Trump (il riferimento, inutile dirlo, è proprio l'ICE), il messaggio di quest'ultimo non è tardato ad arrivare dal suo social Truth a causa delle canzoni in lingua spagnola del rapper: «Un affronto alla grandezza dell’America. Nessuno capisce una parola di quello che dice questo tizio». Avevamo davvero bisogno di questo post? Evidentemente no. Eppure la risposta finale l'ha fornita proprio Bad Bunny sul led, al termine della sua esibizione: «Together, We Are America» ovvero «Insieme, noi siamo l'America». Sbem!

Ditonellapiaga sale sul palco per gridare "Che fastidio"!

Il 27 marzo a Roma la cantautrice Ditonellapiaga parteciperà a un concerto gratuito organizzato nell’ambito di una mobilitazione contro la guerra dal titolo "Together" organizzato da No Kings Italia, l'Assemblea Nazionale "O re o libertà", promossa da associazioni e presentata lo scorso novembre all'università della Sapienza di Roma. Insieme a lei, tanti artisti in vista del movimento nelle piazze il giorno successivo. Da comici, attori e cantanti, ecco i primi artisti che hanno confermato la loro partecipazione all'evento: Africa Unite, Assalti Frontali, Briga, Eugenio Cesaro degli Eugenio in via di Gioia, Danno & Craim, Frenetik &Orange, Gemitaiz, Ginacane, Giulia Anania, Giulia Mei, Inoki, Modena City Ramblers, Resistenza Sonora, Willie Peyote, Fucksia. E ancora Sabina Guzzanti, Ascanio Celestini, Federica Sabatini, Giacomo Stallone ed Edoardo Purgatori.

Insieme (speriamo) possiamo.