Se cercate otto canzoni per ballare, emozionarvi, lasciarvi trasportare in una dimensione in cui la nostalgia si avverte nella pancia, la ragazza che suonava il piano è ciò che fa per voi. Uscito venerdì 6 marzo per Sugar Music, si tratta del secondo Ep di prima stanza a destra, progetto musicale di un producer ventenne e campano che ha scelto, finora, di mantenere l'anonimato. Nessun mistero, spiega lui, solo la necessità di far concentrare chi l'ascolta sulla musica. Per prima stanza a destra, la musica ha senza dubbio il primo posto: tutte le canzoni di la ragazza che suonava il piano sono nate nel giro di un pomeriggio, in maniera spontanea e viscerale, mettendo al centro emozioni belle e un po' malinconiche.



Dopo l'EP d’esordio AMANDA (2025), che ha acceso i riflettori su di lui, la ragazza che suonava il piano è l'occasione di continuare a sperimentare. A livello sonoro, le ispirazioni vengono dal mondo di James Blake, Sufjan Stevens e Bronski Beat, tra gli altri, in un'amalgama potenziata dal falsetto delicato e potente dell'artista. Ad anticipare l'uscita di la ragazza che suonava il piano sono state pubblicate "infinito", con la produzione di BRAIL e l’add prod dei Leavetheclube; "tu non vuoi nessuno" prodotto da Dardust. A proposito di collaborazioni, nel disco è presente un solo featuring, quello di Drast, in "2 am". Ci siamo fatte raccontare il processo di creazione dell'Ep e anche come prima stanza a destra si sta preparando al tour in partenza questo marzo. Dopo essersi esibito nel 2025 al MIAMI, alla Prima Estate, al Locus Festival e come opening act di James Blake e FredAgain, prima stanza a destra è pronto a esordire con un live tutto suo in quattro appuntamenti nei club: il 20 marzo all’Arci Bellezza a Milano (sold out), il 22 al Locomotiv a Bologna, il 24 al Monk a Roma e il 26 al Duel Club a Napoli.

prima stanza a destra ep la ragazza che suonava il piano intervista
Pippo Moscati
prima stanza a destra

Come è nato il tuo secondo Ep?

«Di base faccio tanta, tanta, musica perché mi tiene compagnia e mi diverte sperimentare, ricercare dei suoni, delle melodie, delle armonie che mi emozionano. Per me è come quando giochi a un gioco che ti piace e cerchi di sbloccare nuove skill. Quindi c'è una componente di divertimento. Ovviamente, non faccio uscire tutte le canzoni che produco, ma quando la ricerca combacia con un momento in cui mi sento emozionato, allora vengono fuori quelle canzoni che poi vengono pubblicate. Cerco sempre di pubblicare le canzoni che sento addosso in modo molto viscerale e questo è, secondo me, il filo conduttore di questo Ep. Non possiamo sempre essere emozionati a tal punto da creare una canzone che merita di essere regalata al mondo, ma quando succede è bellissimo».

Quali sono le emozioni protagoniste?

«Un sentimento che mi aiuta tantissimo a creare è la malinconia. Come persona sento tutto in modo molto intenso, le sento di pancia, e quando succede che sto creando un beat e l'avverto mi 'dico ok, devo fare una canzone'. Nell'Ep ci sono emozioni sia belle che un po' nostalgiche».

Qual è il modo per mostrare la tua emotività a livello di produzione musicale?

«Ogni suono che aggiungo alle mie produzioni è sempre un elemento pensato per emozionare ed emozionarmi ancora di più. L'emotività è il parametro sul quale poi baso le produzioni. Sicuramente gli arpeggiatori sono un elemento che amo tanto e che ho cercato di utilizzare con moderazione nell'EP, però dandogli comunque un ruolo importante. Così come il pianoforte, che è uno degli elementi che mi comunica di più».

Come sei cambiato da AMANDA a la ragazza che suonava il piano?

«L'Ep AMANDA è nato in totale ingenuità e incoscienza e per una serie di cose, diciamo, che sono accadute nella mia vita in quel periodo. Era da un po' che non producevo e, a quel tempo, entrai in fissa con un determinato tipo di suono, facendo questa serie di brani, senza neanche pensarci troppo. Al momento dell'Ep nuovo mi sono reso conto di essere cresciuto: è passato poco più di un anno, ma a me ne sembrano passati tre, anche perché AMANDA l'avevo chiuso nel settembre 2024. Dopodiché ho continuato a fare tantissima musica, ascoltarne e scoprirne d'altra e la mia vita chiaramente è andata avanti, associando nuovi ricordi a nuovi tipi di musica. A quel punto avevo in testa idee di canzoni che volevo riuscire a fare. Perché ho sentito dei mondi che mi hanno travolto e volevo riuscire a interpretarli attraverso la mia musica».

Quali sono i mondi musicali che ti hanno ispirato?

«Tra i pezzi dell'Ep, quello che fa da filo conduttore tra AMANDA e la ragazza che suonava il piano secondo me è "2 am". In altri ho sperimentato cose nuove. Era tantissimo che volevo riuscire a fare un brano come "migliore amica", che mi ricorda tanto il mondo intimo di Sufjan Stevens, un po' del cantautorato americano indie. Anche "ad ogni costo" è un brano che volevo riuscire a fare, perché richiama tutte quelle sonorità degli Anni Ottanta, un po' i Bronski Beat. Questi artisti hanno avuto un ruolo nella mia quotidianità, mi hanno emozionato tanto e quindi ritenevo che questo fosse il modo più giusto per comunicare le mie emozioni, dando più sfumature e più colori».

Nell'Ep c'è un unico featuring, quello con Drast su "2 am": com’è andata la collaborazione?

«Io di Marco sono super fan, fin da quando avevo 17 anni, la sua musica mi ha tenuto un sacco compagnia, l'ho ascoltato tantissimo e sono andato anche a dei concerti. Lui per me è stato un grande punto di riferimento. Abbiamo storie relativamente simili, proveniamo da contesti simili, e la sua figura mi ha spinto a fare musica senza avere paura del giudizio altrui. Quando Drast aveva appena cominciato, a me stupì come una persona che semplicemente parla dei suoi sentimenti, delle sue fragilità e si mette a nudo in modo genuino, potesse arrivare e parlare così tanto alle persone. Questa sua capacità per me è stata una grande spinta, e poi diventarci amico dopo è stato bellissimo, il fatto che ci sia lui nell'Ep per me è importante, mi rende tanto orgoglioso».

Come nasce la cover dell'Ep?

«La cover è uno scatto di archivio della fotografa con cui collaboro da un anno e l'ho sempre voluto utilizzare, però mi sembrava sprecato per altre uscite minori. Secondo me bisogna prestare molta attenzione alle immagini, perché fanno parte del racconto del progetto. Guardando la foto di copertina dell'Ep, mi sembra di guardare un ricordo».

L’anonimato è un valore importante del tuo progetto, come mai?

«La verità è che io ho scelto di non mostrarmi semplicemente per non pensarci. Sono immerso nella musica, e vorrei rimanerci, senza pensare ad altro. Ora sto migliorando sotto questo punto di vista, ma quando ho cominciato questo progetto non mi sentivo abbastanza maturo, né sicuro di me per mostrarmi. Sono un persona che rimugina molto e questo sarebbe stato un pensiero in più. Non voglio creare un mistero, anzi. Semplicemente, non avere un volto mi permette di non spostare l'attenzione su altro che non sia la musica. Quando arriverà il giorno in cui mi sentirò pronto a mostrarmi lo farò senza problemi, ma al momento sto bene così».

Come saranno i tuoi live?

«Sarò in solitaria e avrò due tastiere. Per il live abbiamo creato anche dei momenti solo elettronici, altri in cui suono il pianoforte, poi ci sarà una cover. Abbiamo preparato lo spettacolo con Brail e per me è stato assurdo. Mentre ci lavoravamo, mettevamo mano alle transizioni, agli intermezzi, è come se avessi visualizzato tutto il lavoro fatto nei miei ultimi due anni di musica. Quando abbiamo finito è stato come se avessi ricevuto una carezza, ero felicissimo. A parte un po' la paura di primi giorni, il live è l'unica cosa a cui sto pensando e che non vedo l'ora di fare».