All’inizio in molti si chiedevano come si pronunciasse il nome "Sayf" ma dopo questo Festival di Sanremo è impossibile dimenticarlo. Era tra le sorprese più attese di quest’anno e le aspettative non sono state deluse. Classe 1999, padre italiano e madre tunisina, cresciuto tra Rapallo e Santa Margherita Ligure, Adam Viacava (in arte Sayf) inizia il suo percorso musicale alle scuole medie, quando impara a suonare la tromba. E proprio la tromba è tornata protagonista sul palco durante la serata delle cover: insieme a Mario Biondi e Alex Britti, sulle note di "Hit the Road Jack" di Ray Charles, ha scaldato il pubblico con un’esibizione intensa e coinvolgente. È durante l’adolescenza, però, che si avvicina al rap, trovando nelle parole il suo spazio più autentico. Nella nostra chiacchierata siamo ripartiti proprio da lì, da quel momento in cui tutto ha cominciato a prendere forma.
Il suo brano “Tu mi piaci tanto” è già diventato virale sui social, con tanto di balletto che accompagna il ritornello e ne amplifica l’energia. Schietto, diretto, mai scontato: Sayf mescola attitudine rap e sensibilità narrativa, con uno sguardo attento alla realtà che lo circonda. Eppure, durante una conferenza stampa, parlando della sua musica ha tenuto a precisare di non amare le definizioni. Pur riconoscendo le radici e le caratteristiche del rap, preferisce un approccio libero, senza etichette. Non l’ossessione di inventare qualcosa di inedito a tutti i costi, ma il desiderio di attraversare la musica in tutte le sue forme, senza lasciarsi incasellare in un genere.
Facciamo un salto indietro nel tempo e torniamo alla scuola. Tu come andavi a scuola?
«Ci andavo in motorino [ride, ndr]».
E anche in questi giorni ti stai spostando ancora in motorino...
«È vero! Io a scuola mi sono divertito molto, però non sono andato benissimo».
Vabbè, alla fine l’importante è anche divertirsi e i legami che si creano lungo il percorso. Invece, ti ricordi quando hai avuto il tuo primo approccio con la musica?
«La musica è sempre stata una costante nella mia vita. Prima da ascoltatore, poi piano piano ho iniziato a farla anch'io. Mi ricordo che da piccolo mi avevano regalato una batteria elettronica, di quelle con i suoni che partono. Penso sia stato quello il primo vero approccio».
E il tuo primo concerto da spettatore?
«Non era proprio il primo concerto però mi ricordo che verso i sedici anni andavo a Genova, al Porto Antico, quando facevano i concerti reggae. Avevo visto, per esempio, i Mellow Mood. Volevo andare a vedere anche Alborosie, ma ricordo che aveva piovuto e avevano cancellato il concerto».
E parlando di crush e prime cotte?
«Sicuramente ti direi Kim Possible».
C'è un momento della tua adolescenza, che vorresti rivivere?
«Mi piacerebbe molto rivivere tutte le estati. Secondo me è davvero un periodo bellissimo, e ancora oggi l’estate mi piace tantissimo».
C’è stato un momento che ricordi in modo particolare in cui hai capito che la musica poteva davvero diventare la tua carriera?
«Col tempo, oltre alla perseveranza, c’è sempre stato qualcosa che faceva ben sperare, anche se magari per un periodo non c’era davvero da mangiare. Poi c’è stato un momento in cui, grazie a Helmi e ad Absy — due miei fratelli con cui condivido questo percorso musicale, oltre all’esperienza in Genovarabe — ho scelto di non rinnovare il lavoro come autista per le consegne con il furgone. Da lì è stata quasi una sorta di imposizione: dedicarmi solo alla musica, anche a guadagno zero, sperando piano piano di riuscire a viverci».
Tu prima di fare il cantante infatti hai fatto diversi lavori...
«Esatto. Ho fatto circa sei stagioni come cameriere e barman; poi facevo anche le consegne col furgone. Il primo lavoro, però, è stato il panettiere. Non so cosa avrei fatto se non fossi diventato un cantante ma qualcosa ci saremmo inventati, penso».
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Cosmopolitan a Sanremo 2026
C'è chi la definisce "la settimana santa", un periodo in cui in agenda è tassativamente vietato prendere appuntamenti dalle 20.45, momento cruciale in cui le luci del Teatro Ariston si accendono per lasciare spazio a musica, emozioni e show. Per altri, invece, è quasi un rituale collettivo che ha radici lontane: una famiglia davanti a un vecchio televisore che guarda quello che ancora oggi si può considerare l'evento televisivo e musicale più importante in Italia. Per i più giovani (e non solo) è Fantasanremo, Baudi, bonus, malus e Papalina. Per noi della redazione, invece, è un appuntamento del cuore: per il quarto anno consecutivo, dal 24 al 28 febbraio, torniamo a Sanremo. Vi porteremo dietro le quinte per raccontarvi interviste esclusive, sogni, progetti futuri e retroscena dei vostri artisti preferiti insieme a momenti speciali da vivere insieme a voi: meet & greet con le nostre due cover star (il 19 febbraio, il nuovo numero di Cosmopolitan con in cover Tredici Pietro e Mara Sattei, che saranno con noi a Sanremo al Fioraio Cosmo per il firmacopie), momenti d'incontro con la community, party con DJ set, sorprese e interviste esclusive aperte al pubblico nella splendida cornice del Fioraio Cosmo. Che decidiate di raggiungerci tra le strade della città ligure o di seguirci da casa attraverso il sito e i nostri canali social, non vi perderete nemmeno un istante di questa avventura. Ecco tutto quello che abbiamo in programma.





