Emozionata ma anche sicura. Felice e assolutamente consapevole del percorso che sta facendo. Angelica Bove per chi la segue è ormai una certezza. Questa sera, 25 febbraio, la vedremo sul palco dl Teatro Ariston per guadagnarsi un posto nella finale delle nuove proposte, che si disputerà nella giornata di domani, giovedì. Sul palco canterà "Mattone", il brano con cui ha vinto Sanremo Giovani insieme a Nicolò Filippucci.
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Presente nella viral 50 di Spotify, la cantautrice romana arriva a Sanremo 2026 forte dell’album Tana, uscito a gennaio. «Sono qui e sono felice perché al di là del fatto che è un privilegio poter cantare davanti a tante persone, Mattone è la mia storia, un modo per esorcizzar una parte dolorosa e difficile della mia vita. La musica mi concede di entrare in quella parte di intimità e di scomodità perché guardare il dolore in faccia non è mai comodo, ma poterlo fare nella musica è un altro tipo di modo, quasi una fuga».
Per accedere alla finale di giovedì Angelica dovrà “superare” lo scontro con Mazzariello, proveniente da Area Sanremo: «La cosa meravigliosa è esibirsi live, e qui a Sanremo l’intenzione è solo quella, cantare». Trattenendo, e allo stesso lasciando andare, le emozioni: «Mi ricordo la prima prova a Roma, dovevo trattenermi per non piangere. L’arrangiamento del brano è molto emotivo, commovente. Ho questo bel ricordo con l’orchestra».
Sull’abbinamento con Mazzariello, Angelica dice: «Penso che questo sia un gioco a cui tutti accettiamo di partecipare. L’abbiamo immaginato, l’abbiamo sognato, ora siamo trovati qui e quindi giochiamo. Andrà bene comunque finirà. La cosa più importante è avere minuti per esprimersi. La competizione è solo il contenitore per poter far la cosa che amiamo di più, che è cantare».
La serenità di chi ha trovato la strada giusta: «Per sopravvivere a volte devi farti le domande giuste. La prima che mi sono posta è quale fosse la mia indentità musicale: cercarla è stato un bel viaggio, formativo. Ho imparato peer esempio che per me funziona usare il tempo in modo funzionale. Perdere tempo non esiste se vuoi fare questo nella vita, esiste solo usare il tempo in modo utile».
Angelica ha salutato la stampa con una versione a cappella di "Hallelujah" di Leonard Cohen: «Ero una bambina inspiegabilmente arrabbiata, avevo bisogno di trovare uno strumento per sfogare la rabbia. Una volta, intorno ai 6 anni, cantavo Hallelujah al karaoke, e mi son messa a piangere. Penso che sia stato il miglior sfogo melodico della mia vita. E lo è ancora».




