Il Festival di Sanremo è da 76 edizioni a questa parte il più grande specchio dello stato di salute della musica e della cultura italiana. Che ne condividiamo il gusto musicale e di direzione artistica, o meno, l'evento che si tiene annualmente al teatro Ariston è il più rilevante avvenimento culturale del Paese e ne riflette di conseguenza il patrimonio intellettuale e sociale, almeno quello di uno strato maggioritario della popolazione. Per questo è importante guardare al Festival di Sanremo 2026 sotto una lente di parità di genere.

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Quest'anno, le artiste in gara al Festival rappresentano il 38% dei 30 Big, anche grazie alla presenza di quella che è la prima band interamente composta da donne in tutte le edizioni della kermesse ad oggi, le Bambole di pezza. Con 18 artisti solisti, 3 coppie di cui una mista e la band tutta al femminile, si arriva a un totale di 14 artiste: una numerica superiore alla media delle precedenti edizioni, tuttavia ancora lontana dal raggiungimento di un'equità.

La disparità di genere è evidente soprattutto se si considerano i dati riguardo agli autori dei 30 brani in gara. Come riporta Quid Media, su 118 autori che hanno lavorato ai pezzi, 103 sono uomini e solo 15 sono donne. Oltre alla affermatissima Federica Abate e le cantautrici che hanno scritto da sole i propri brani, come Levante e Ditonellapiaga, c'è quindi un'evidente penuria di voci femminili. Il limitato accesso delle autrici nel mondo della canzone italiana finisce quindi inevitabilmente per portare sul palco una visione androcentrica, a cui il pubblico si abitua, e interpreta come lo standard, la normalità. Lo dimostrano anche le vittorie: nelle ultime dieci edizioni, solo una donna ha vinto il festival, Angelina Mango, nel 2024. Prima di lei, nella storia recente del Festival, aveva trionfato solo Arisa, nel 2014, con "Controvento".

La stessa riflessione può essere traslata guardando alla conduzione e direzione artistica. L'unica volta in più di 70 anni di storia, in cui la direzione fu affidata a una professionista fu con Carla Vistarini nel 1997, che ha condiviso il ruolo con Pino Donaggio e Giorgio Moroder. Nel 2026, con la direzione di Carlo Conti, le presentatrici sono ancora rilegate alla funzione di co-conduttrici. Come evidenziano le statistiche fornite da Sky e riferite a chi ha condotto più edizioni nella storia di Sanremo (da Pippo Baudo con 13 manifestazioni a Claudio Baglioni con 2), nel lungo elenco non compare nemmeno una conduttrice. In proposito, la scrittrice, autrice e sceneggiatrice Carolina Capria ha voluto condividere una riflessione via Instagram: «Ci sembra normale, non ci facciamo nemmeno caso. Nemmeno una donna. Persino Claudio Baglioni, quindi un cantante, ha condotto più edizioni di qualsiasi presentatrice».

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Daniele Venturelli//Getty Images
Mara Sattei sul green carpet di Sanremo 2026

Continua Carolina Capria: «Il nostro immaginario ci plasma, ci forma. Questo dato - nessuna donna ha condotto più di una volta la più importante manifestazione canora italiana nonché unico vero evento televisivo per gli italiani e le italiane - ci dice che le donne non sono capaci di guidare, di gestire, di ricoprire ruoli prestigiosi. Sempre presenti sul palco, il loro compito è quello di abbellire, non di tenere le redini».

A volerla dire tutta, un'eccezione nello scenario desolato dell'industria musicale c'è: Marta Donà è la prima manager ad aver vinto quattro volte il festival di Sanremo con i propri artisti, Olly nel 2025, Angelina Mango nel 2024, Marco Mengoni nel 2023 e i Måneskin nel 2021. La manager e fondatrice dell’agenzia LaTarma Management mostra che, se messe ai vertici, le professioniste possono conseguire risultati eccezionali. Rimane però il condizionale e rimane il fatto che quella di Marta Donà resta, per l'appunto, un'eccezione. Viene naturale quindi tracciare un filo rosso: c'è una sorta di esclusione forzata, che parte dalla base e arriva fino ai vertici della kermesse.

Queste barriere all'ingresso, sia chiaro, non sono colpa di Sanremo, ma non sono altro che lo specchio di quanto l'industria musicale, oggi, sia ancora un universo prevalentemente maschile. Basta guardare alle classifiche del 2025: nei 100 album più ascoltati in Italia nel 2025, sulla base dei dati Top of the Music by FIMI/NIQ, vediamo comparire solo 8 artiste e per trovare la prima, ANNA con il suo Vera Baddie, dobbiamo arrivare alla 12esima posizione.

Un evento televisivo non può assumere sulle proprie spalle la responsabilità di un cambiamento che dev'essere strutturale, ma potrebbe perlomeno porsi davanti a un interrogativo: il Festival vuole semplicemente assecondare una realtà iniqua oppure vuole essere il motore di un cambiamento nella rappresentazione? Se sul palco dell'Ariston ci fosse spazio per più artiste, autrici, conduttrici e direttrici artistiche, allora sarebbe quel passo pionieristico a dimostrazione di come una realtà musicale diversa e più paritaria sia possibile e, non solo, ma anche eccellente, varia e intrattenitrice.