L’assunto di Michele Bravi è tanto semplice quanto potente: «Perché la vita non ci dà mai quello che ci aspettiamo? E perché il nostro immaginario non corrisponde quasi mai alla realtà?». Con questa riflessione inizia un viaggio visivo, «cinematografico», onirico nelle aderenze, spesso mancate, tra quello che sentiamo dentro di noi e ciò che ci appare all’esterno. "Prima o poi", titolo del brano con cui il giovane cantautore torna in gara a Sanremo per la terza volta (l'ultima nel 2022 con "L'inverno dei fiori"), esprime questo sentire, ne canta le incongruenze, si pone come un testo di speranza, contiene in sé un che di salvifico e prezioso. È un mondo speciale quello di Michele Bravi, nel quale lui ci accompagna per mano, per riflettere insieme su questa «vita storta» contro cui poco possiamo fare. Una canzone sul senso di inadeguatezza che tutti abbiamo provato almeno una volta nella vita. In un potente atto di accettazione.

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Mauro Balletti


Michele Bravi a Sanremo 2026 con "Prima o poi"

«Questa è la canzone della goffaggine, di quel momento lì in cui vorresti far tutto giusto però poi arriva la vita che ti ricorda che non va bene niente, che non era come te l’eri immaginato, ma in maniera buffa però, non tragica». C’è tenerezza, amore e gratitudine nelle sue parole, e nella canzone che a scelto «perché è piaciuta a tutta la famiglia». E poi ci sono il caos creativo, la noia, i pensieri intrusivi che si affastellano uno sopra l’altro. Ma l’idea di fondo è chiara. «Sanremo è l'apertura di un progetto nel senso che c'è questa canzone fa un po' da testa d’ariete a tutto il concept musicale che ne eseguirà. Questa è la terza volta al festival: le prime due sono andato con un mondo musicale molto definito che era quello della ballata cantautorale. Qui rispetto alla scrittura c'è qualcosa in più: la canzone parte dall’idea teatrale di costruire e rispettare il sistema della musicalità che c'è dietro a una commedia. Abbiamo adottato un atteggiamento cinematografico, con una scrittura armonica e lirica del brano che segue questa visione.

Sanremo per Michele Bravi è il tassello di un progetto più ampio: «A fianco a questo ci sarà un disco (il suo quinto album in studio, ndr) che dovrebbe arrivare prima dell'estate e a seguire tutta la parte dal vivo che è effettivamente il vero motore da cui è nato questo progetto».

In duetto con Fiorella Mannoia

Nella serata cover Michele Bravi ospiterà sul palco Fiorella Mannoia per un omaggio a Ornella Vanoni che si preannuncia tra i momenti più attesi dell'intero festival. «Volevo una persona amica, e per me Fiorella è casa. L’omaggio a Ornella è arrivato dopo, ed è un modo di stare sul palco con i miei valori. Sarà il racconto di due artiste meravigliose». Un ringraziamento a chi ha influenzato la sua crescita umana e artistica: «Il repertorio di Ornella mi ha dato tanto, la commistione con la Francia e con il Brasile, la sua narrativa, l’ironia malinconica. Ornella non l’ho mai conosciuta, ma porto su quel palco il racconto di lei da ascoltatore, da qualcuno che il suo repertorio se l’è goduto. Fiorella mi ha raccontato Ornella in un’altra chiave, quella umana, cosa c’era dietro quel talento, perché io chiamo Fiorella come lei telefonava a Ornella, quindi il racconto di questa canzone è tra un ascoltatore e un’amica». Il rispetto, e la sintonia: «Poi io con Fiorella cado in piedi, io potrei anche far schifo durante la cover, tanto c’è lei che renderà tutto bellissimo».