In gara alla 76ª edizione del Festival di Sanremo con "Prima che", nayt si dice pronto a salire sul palco dell'Ariston: «Sono entusiasta, perché il percorso che mi ha portato oggi a Sanremo è stato lento e molto lineare, quindi penso di stare andando al Festival nel modo più onesto possibile, per quello che mi riguarda e che sono io oggi». Il brano che porta alla competizione è scritto da lui e prodotto da Zef e nasce dall'esigenza di andare a indagare oltre i costrutti sociali, i costumi e le abitudini in cui spesso, finiamo per essere intrappolati.

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Quando lo incontriamo in conferenza stampa, nayt ci spiega che "Prima che": «Parte dalla volontà, del tentativo di stare insieme agli altri. È un brano che parla della ricerca dell'identità personale e collettiva. Perché penso che ci scontriamo spesso, sempre di più in questo periodo storico, con un'incapacità di vedere l'altro, di avere dei dibattiti e dei confronti sani che ci permettono di crescere e di stare insieme. Quindi piuttosto scegliamo di dividerci, come società, negli affetti, con gli amici, professionalmente». Continua nayt: «È un tema molto centrale in questo periodo o, perlomeno, io lo sento tale nella mia vita. Mi è uscito anche molto naturalmente perché è quello di cui sto parlando nella mia musica. È quello che sto scrivendo in questo anno, in questi ultimi anni».

Nonostante il brano tocchi anche il tema dei social e del loro utilizzo, nayt spiega di non voler fare della retorica, ma di sfruttare la sua posizione di artista trentenne e fare da tramite tra gli adulti e i più giovani: «Secondo me questa età di mezzo ha un po' le chiavi per fare da ponte tra i nuovi che non possono capire com'è stare senza tecnologia e gli adulti che ne sono frastornati. Io faccio anche un passo indietro dal giudizio di questo, nel senso che la vita è quello che è, la società ha ragione di esistere nel modo in cui esiste. Poi cerco di fare le mie prese di coscienza in base a quello che sento. Sicuramente c'è una differenza tra le generazioni».

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Alessio Albi
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Durante la serata di Sanremo dedicata alle cover, l'artista d'adozione romana si esibirà insieme a Joan Thiele con il brano "La canzone dell’amore perduto" di Fabrizio De André. Ci racconta a proposito della sua scelta: «Ho fatto un sacco di ascolti negli ultimi mesi cercando di trovare il pezzo che fosse sia nelle mie corde poetiche che nelle mie corde vocali, quindi una serie di fattori non indifferenti. Cercavo qualcosa che potesse farmi esprimere anche dal punto di vista cantautorale, perché è qualcosa che sta nello spettro di ciò che faccio. Per la collaborazione, invece, avevo da subito in testa di chiedere a Joan di duettare insieme, perché mi piace l'idea di cantare insieme a un'artista incredibile come lei». Continuando la riflessione su "La canzone dell’amore perduto", nayt aggiunge: «Mi ha colpito come parlava della separazione e dell'arrivo dei nuovi amori, sia emotivamente che musicalmente, quindi quando ho sentito questa canzone ho detto 'cavolo questa è lei'».

Oltre alla performance sanremese, nayt ha qualcos'altro nel cassetto. Racconta infatti di avere un nuovo album in lavorazione: si intitola io Individuo e sarà pubblicato il 20 marzo. L'artista ci dà i primissimi dettagli a riguardo: «Ho lavorato a un nuovo album in questo anno e mezzo che parla del rapporto tra l'individuo e la collettività, della forte difficoltà di riuscire a sentirsi parte di essa, tranne quando si comincia a far parte di una squadra e quindi arriva un'inevitabile polarizzazione». Uno dei motori delle sue riflessioni, ci racconta, è il percorso terapeutico che segue da anni: «Ho avuto la fortuna di avvicinarmi a un percorso psicoterapeutico molto importante da giovane, ci sono entrato per dei problemi che avevo ma, una volta superati, ho continuato ad approfondire e continuo ad approfondire tutt'oggi il tema della psicologia, con una serie di questioni esistenziali e, di conseguenza, sociali».

Anche se sappiamo tutti che il pubblico generalista di Sanremo può essere un giudice refrattario e spietato verso il genere rap, nayt racconta che uno dei suoi obiettivi, sul palco dell'Ariston, sarà mostrare le molte sfaccettature della musica urban. L'artista dice di non volersi ergere sul piedistallo del rap conscious «che è solo l'ennesima etichetta» ma di voler far passare il messaggio che «il rap è il genere musicale più esplicito che abbiamo da un punto di vista testuale, perché ha tante parole e un linguaggio diretto, quindi è uno specchio molto fedele della società e del nostro linguaggio. Non è nient'altro che questo e vorrei che passasse questo concetto». Conclude nayt: «Nel rap puoi trovare la volgarità, l'introspezione, la spiritualità, i temi sociali, la politica, la letteratura. Così come si possono trovare anche i temi di cui spesso si parla: materialismo, il sessismo... ma nella società questa roba c'è, e il rap la racconta».