Anche a volergli trovare un difetto, si fa davvero fatica. Perché Leo Gassmann dal vivo è esattamente come sembra a guardarlo in tv: educato, assennato, innamorato di quello che fa, che sia cantare o recitare. Onesto anche nell’ammettere che sì, la settimana del Festival di Sanremo tutto è labile: «Basta leggere un commento sbagliato, non piacersi per come si è vestiti, una qualunque sciocchezza e si compromette l’intera settimana». L’ansia, quella che condivide con i suoi coetanei, e il pensiero intrusivo della competizione («che anche se non vuoi te lo mettono in testa»). Preoccupazioni che un po' l’attanagliano mentre pensa all’Ariston, dove sarà per la terza volta («ma la prima non vale, era Sanremo Giovani») in gara tra i big con il brano “Naturale”. E dove tuttavia arriva con maggiore consapevolezza: «Il primo Festival nei Big è stato un bellissimo percorso (Terzo cuore, nel 2023), che sicuramente mi sarei potuto vivere meglio. La prima volta è sempre un’incognita. Quest’anno invece torno con più calma, più tranquillità e soprattutto con una visione chiara dei miei orizzonti. Spero che questo arrivi».

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Francesco Rampi


Leo Gassmann a Sanremo 2026 con "Naturale"

Il brano che ha scelto, promette il giovane artista, 27 anni, dal vivo renderà delle belle emozioni: «"Naturale" è una canzone che va interpretata, va cantata col cuore ed è anche complessa perché è moderna a livello di scrittura. Mi ha colpito molto la prima volta che l'ho ascoltata: è nata da un'idea di tre ragazzi bravissimi, giovani, che si sono trovati per la prima volta in studio (Mizar, Mediterraneo e Sventura, ndr), hanno scritto questo brano pensando a me e me l'hanno mandato. Io stavo lavorando al mio disco (Vita Vera Paradiso, in uscita il 10 aprile) ma quando ho sentito la canzone ho pensato che meritasse di essere provinata. Mi ha emozionata e così l'ho proposta a Carlo».

Senza artefizi: «”Naturale” è una canzone semplice, e forse di cose semplici ne abbiamo bisogno oggi. Racconta di un arrivederci, che è un sentimento che mi fa fare il clic emotivo: l'arrivederci non è un addio, ha in sé un velo di enigmaticità. Essere sospeso mi ha sempre messo in grande difficoltà, anche nelle cose più semplici come quand'ero bambino e l'andare al Luna Park era un premio legato alla scuola. Ma era un punto interrogativo, e il non sapere per me è sempre stato difficile da gestire».

Per Gassmann Sanremo non è una competizione, ma una responsabilità. «Essere tra quei trenta è un privilegio enorme. Non penso di valere più di chi non è stato scelto: la musica non ha classifiche. Proprio per questo quel palco va rispettato. Rappresentiamo anche tutte le voci che quest’anno non hanno avuto la possibilità di cantare».

Preparazione, fragilità e consapevolezza

Arrivare pronti al Festival è anche una questione di disciplina. «Mi sto allenando molto, fisicamente e vocalmente. Mi alleno, ho smesso di bere da due mesi (ha abolito la birretta con gli amici) ma voglio salire su quel palco e scendere sapendo di aver dato tutto». Una preparazione che è soprattutto mentale: affrontare Sanremo senza maschere, accettando anche la fragilità di quei giorni. «È una settimana in cui tutto è amplificato. Serve equilibrio».

Per la serata cover c'è il duetto con Aiello

Uno dei momenti più attesi sarà la serata cover, in cui Leo Gassmann salirà sul palco insieme ad Aiello per interpretare "Era già tutto previsto" di Riccardo Cocciante. «L'alternativa era "Io che amo solo te" di Sergio Endrigo: sono due canzoni che canto sempre anche al Karaoke!» Battuta a parte, "Era già tutto previsto" è per lui «una scelta di cuore e di pancia. È una canzone gentile, trasparente, in linea con il percorso che farò dopo il Festival. Antonio ha una voce incredibile e insieme succede una magia. È struggente, cercherò di non piangere».

Il disco in arrivo: Vita Vera Paradiso

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Universal
La cover di Vita vera in Paradiso, in uscita il 10 aprile 2026

Sanremo si inserisce all’interno di un percorso più ampio che culminerà con l’uscita del nuovo album Vita Vera Paradiso, prevista per il 10 aprile. Un disco (il terzo in studio) che ci porta verso il mondo della musica folk, con sonorità nuove e più internazionali. Un album ricco, che nasce da un’urgenza di sincerità e condivisione.

«È un album nato in modo molto spontaneo. Non ho mai scritto agli amici dicendo “facciamo un pezzo insieme”. Le canzoni sono nate viaggiando, passando tempo insieme, suonando una chitarra dopo cena. È un processo più lento, forse meno cool, ma più vero».

Gassmann non ama i featuring forzati. «A volte funzionano, certo, ma io preferisco quando le cose succedono senza strategia. Fare musica deve liberarti dentro prima di tutto. Se non parte da te, si sente».

Musica, recitazione e uno sguardo sul mondo

Se nella musica Leo sceglie la luce, l’introspezione più cupa trova spazio nella recitazione. «Lì posso permettermi di essere tenebroso, un villano, meno giusto di come sono nella vita vera. Dentro ognuno di noi c’è uno Yin e uno Yang: io nella musica mostro la parte luminosa, nella recitazione esploro il resto».

E c’è anche uno sguardo che va oltre il Festival. Riflettendo su Eurovision e sul contesto storico attuale, Gassmann parla di musica come strumento di dialogo. «Viviamo un momento molto complesso. Abbiamo bisogno di incontrarci, di parlare, di non alzare muri. Forse è un pensiero utopistico, ma credo che la musica possa ancora unire. Questo è quello che spero».

E chissà allora che il palco di Sanremo non si trasformi davvero in un potente strumento di pace.