Quando lo raggiungo in videochiamata, Chet Faker mi risponde dal futuro. Io sono sveglia da poco, ma per lui è quasi ora di cena, dopo una giornata passata in spiaggia. Nick Murphy, il cantautore, musicista e produttore vincitore di cinque ARIA Award che sta dietro il progetto Chet Faker, è nel futuro anche perché proiettato sull'uscita del suo nuovo disco, A Love For Strangers, fuori in digitale il 13 febbraio e in formato fisico il 24 aprile via BMG.



Erano 5 anni che Chet Faker non pubblicava un nuovo disco in studio, da Hotel Surrender (2021), ma per lui questo non è un ritorno, quanto una continuazione. Nel frattempo, nel 2024, ha celebrato il decimo anniversario del suo album di debutto, Built on Glass, che ha segnato il punto di svolta della sua carriera. Per A Love For Strangers torna però ancora più indietro nel tempo e si ispira alla musica che sentiva da ragazzo, al pianoforte delle grandi ballad e alla scrittura fatta di cuore.

Il risultato è un album variegato ma coerente, guidato dal filo rosso dell'amore nelle sue forme più disparate. Ci sono l'ironia e l'autoanalisi sul tema della fama e libertà creativa in "This Time For Real", la nostalgia per una rottura e l'energia necessaria per uscirne in "Over You". E poi ci sono le canzoni nate di getto, quelle ballad che arrivano da un punto sommerso che fa un po' fatica ad essere ricucito, l'amore incondizionato di "Inefficent Love" e quello che non funziona come vorresti in "Can You Swim?".

Per chi ascolta Chet Faker, A Love For Strangers è quasi un'antologia umana, ma per lui è qualcosa nata in maniera molto più semplice e spontanea. Me lo racconta in una lunga chiacchierata, a pochi giorni dalla pubblicazione dell'album e pochi mesi prima del suo ritorno dal vivo in Italia con due date: 24 luglio al Tener-a-mente di Gardone Riviera e il 25 al Polifonic, in provincia di Brindisi.

chet faker nuovo album a love for strangers intervista
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Cosa ti ha spinto a tornare a 5 anni di distanza da Hotel Surrender (2021) con A Love For Strangers?

«Per me non è tanto un ritorno quanto una continuazione. Probabilmente stavo lavorando a questo album già da quando ho finito l'ultimo disco, eppure è diverso, è tutto diverso. Hotel Surrender è un album figlio della pandemia da Covid, mentre A Love For Strangers l'ho scritto in posti diversi. La prima parte è nata a New York, poi mi sono spostato in Arizona e lì, nel deserto, ho vissuto per gli ultimi due anni. Era tutto molto tranquillo, conoscevo poche persone e stavo per lo più da solo. E penso che, in questo modo, stavo raccogliendo i miei pensieri e dando un senso agli anni passati, che credo siano stati piuttosto traumatici per quasi tutti.»

Mi racconti il titolo, cosa significa?

«Questo disco è una sorta di raccolta di, immagino, canzoni d'amore. Ma non si tratta solo di amore romantico. Molto riguarda il cercare di trovare l'amore nella propria vita per le cose, le azioni, gli sconosciuti, il cercare di trovare un legame, ovunque, non solo attraverso il "vero amore" o cose del genere, cosa che ovviamente tutti vogliono, ma soprattutto nelle piccole interazioni quotidiane. Ho avuto alcune compagne in questo periodo e ho sempre cercato di far funzionare le cose in modi e momenti diversi. E penso che si possa anche avere una relazione lunga con qualcuno, e poi quella persona fa qualcosa e ti ritrovi a pensare: "Non so chi sia questa persona". E così ho iniziato a riflettere sull'idea che conoscere qualcuno o sentirsi al sicuro non significa... Che l'amore sia una cosa diversa. Si possono amare delle persone senza conoscerle affatto, ma si può anche amare qualcuno senza sentirsi al sicuro. E questo mi ha incuriosito, perché non è ciò che pensavo. Ho sempre pensato che per amare ci si debba sentire al sicuro.»

C’è varietà musicale nel disco, dai pezzi più elettronici alle ballad lente. Come mai questa scelta di mostrare lati così diversi di te?

«L'obiettivo iniziale dell'album era quello di provare, almeno dal punto di vista sonoro, a realizzare un disco che suonasse un po' come la musica che sentivo quando ero ragazzo. Quindi tra la fine degli Anni '90 e l'inizio degli anni 2000, quando ero solo un ragazzino e sentivo queste canzoni pop al pianoforte alla radio, un po' come David Gray o Gavin DeGraw. E poi anche le ballate, come quelle dei Coldplay o simili, che adoravo quando ero ragazzo. So che alcune persone adesso odiano quella roba, ma Rush of Blood to the Head è oggettivamente un disco fantastico. Comunque, prendendo queste ispirazioni penso di essermi allontanato un po' dai suoni più vecchi che faccio per avvicinarmi a un modo di suonare più musicale, suonando ad esempio le ballate al pianoforte, cosa che non avevo mai registrato in quel modo prima, perché usavo loop station e cose del genere.»

A livello tematico l’amore è il filo conduttore e in "Can You Swim?" c’è anche quello genitoriale, mi racconti questa traccia?

«Il nuoto è una sorta di metafora che sta per l'avere una relazione sana. È facile amare qualcuno, ma come comportarsi, come affrontare una relazione, non lo è. E noi, la maggior parte di noi, lo impara dai genitori. Quindi penso che per molte persone che crescono con genitori che non hanno avuto relazioni sane, è un po' come, beh, è come se volessi avere una relazione e non sapessi come fare perché sei quello che hai imparato dai tuoi genitori. È una canzone che parla dello sperare che qualcun altro ti aiuti a capire come risolvere i tuoi casini. Ma, in realtà, dovremmo farlo da soli. E poi, ricordo di averla scritta nel mio appartamento a New York. Ed era una di quelle, in realtà delle molte, canzoni di questo disco nate così di getto, scritte e basta.»

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Chet Faker

Nella sezione commenti di YouTube a questo brano, un utente descrive la tua musica: «I know I'll always feel something uncomfortable, yet comfortable. Something I've been avoiding, yet something that feels good to take head-on». È così che la vedi anche tu?

«In realtà ho visto anche io quel commento e mi ha fatto sentire davvero bene. Sai, in realtà ciò che descrive questa persona non è qualcosa che faccio per gli altri, ma per me stesso. È proprio a questo che mi serve la musica, è il modo in cui cerco di sentire i miei sentimenti. Mi ha sorpreso perché non ho mai pensato che fosse così anche per chi mi ascolta. È davvero una cosa molto bella, anche perché la sezione YouTube, a volte, può essere un posto molto brutto.»

L’unico featuring è quello con aLex vs aLex nella traccia "The Thing About Nothing". Mi racconti questa scelta e il brano a cui avete lavorato insieme?

«Certo! Sofia è del Guatemala e ci siamo conosciuti su Instagram. Mi seguiva, io ho visto il suo account e ho pensato: “Oh, è davvero fantastica” ma lei è piuttosto... Non credo le dispiacerebbe se dicessi... è piuttosto strana. Quindi sì, le scrivo in DM e ci siamo visti un paio di volte a New York quando ero lì per le prove. Siamo diventati amici e le ho chiesto di aprire il mio concerto a Joshua Tree, in California. E lei l'ha fatto in modo fantastico. Quindi quando stavo lavorando a "The Thing About Nothing" continuavo a sentire il bisogno di metterci una voce femminile. Non sapevo bene chi o cosa. E l'album era quasi finito. E poi ho pensato: "Oh mio Dio, ma certo!". Quindi ho sentito Sofia e lei, nonostante in quel momento avesse la febbre o qualcosa del genere, mi ha mandato la sua parte 6 ore dopo. E poi ho ricostruito l'intera canzone attorno a questo. Quindi ho aggiunto il pianoforte e registrato la chitarra. Così è diventata una cosa completamente diversa da come era nata. aLex vs aLex è davvero talentuosa, so che diventerà una star e io potrò dire "ah, ho fatto un featuring con lei per primo!".»

Per ogni traccia di A Love For Strangers uscita come singolo hai pubblicato un videoclip: lo definiresti un album visuale?

«Negli ultimi sei anni ho iniziato a fare di più anche a livello visivo, a dirigere di più, a proporre idee. Ed credo che più lo faccio, più mi rendo conto che mi piace davvero. Con questo disco in particolare, con alcune delle canzoni, mi veniva un'idea mentre scrivevo la canzone, come un'immagine per creare un'atmosfera e da cui lasciarsi guidare. Per me è un mondo creativo completamente nuovo, ma penso che molti video musicali vengano realizzati come un film, cercando di raccontare una storia. Invece io credo che la canzone sia la storia, il video è il contorno.»

Online spopola il trend secondo cui il 2026 è il nuovo 2016: lo sarà anche per la tua musica?

«Mi sembra proprio che stiamo tornando a un livello di qualità più alto. Personalmente, credo che l'EDM sia arrivata e abbia rovinato tutto. È solo un'opinione, ovviamente ho amici che fanno EDM e va bene così, ma è bello sentire che stiamo tornando a performance più musicali e, beh, meno programmi, ma non sono ancora sicuro di come andrà davvero. A me comunque sembra più il 2014 o il 2012, che il 2016. In questo momento mi sembra che ci sia il ritorno della musica da cameretta, perché stiamo tornando ad apprezzare le cose scritte di cuore. Forse perché c'è troppa tecnologia e vogliamo tirarcene fuori.»

Sarai live in Italia 24 luglio 2026 al Tener-a-mente e il 25 al Polifonic. Come sarà la performance e l’allestimento del tour?

«Non ci ho ancora pensato fino in fondo, ma penso che saremo in trio. Non vedo l'ora di tornare in Italia. Negli ultimi anni ci sono stato due volte e mi è capitato di esibirmi nel giorno del mio compleanno. Quando l'ho detto tutti hanno cominciato a cantarmi tanti auguri. Io provavo a continuare il concerto, ma tutti cantavano. È stato bellissimo, assurdo.»