Ad accompagnare il nuovo album di Kid Yugi, Anche gli eroi muoiono, in uscita il 30 gennaio, è disponibile su YouTube il film-documentario Genesi e ascesa di un Anti-Idolo. Tra i retroscena del lavoro di Yugi, c'è quello svelato a uno dei collaboratori del rapper pugliese classe 2001: se Francesco Stati non avesse fatto il rapper, il suo lavoro dei sogni sarebbe stato quello del bibliotecario. L'amore per le parole, per i racconti e i sentimenti universali, è la fede incrollabile che guida Kid Yugi nel suo terzo disco in studio. Il presupposto di Anche gli eroi muoiono è che se è vero che non ci sono più eroi, né divinità in cui credere, e forse non ci sono mai stati; se il valore di una persona oggi si calcola solo in base a quanto produce; allora l'unica cosa a cui aggrapparsi rimangono le parole.



Anche gli eroi muoiono: i significati dell'album di Kid Yugi

A un anno e mezzo dal 5 volte disco di platino, I nomi del Diavolo, Kid Yugi evolve il suo rap rimanendo fedele a se stesso, costellando Anche gli eroi muoiono di riferimenti letterari, musicali, storici e cinematografici. Il primo è l’intro del brano d'apertura, "L'ultimo a cadere", che contiene la voce di Giovanni Lindo Ferretti dei CCCP, tratta dalla sua canzone "Occitania", che parla della persecuzione dei Catari. Nel brano c'è anche un cenno a Dostoevskij, che Kid Yugi definisce: «Il romanziere che ha avuto maggior influenza su di me, che si può dire che mi abbia cambiato, in qualche modo, la vita». Racconta il rapper durante la conferenza stampa di presentazione di Anche gli eroi muoiono: «Quando lessi per la prima volta Delitto e castigo, a 13 anni e non capendoci niente, comunque mi arrivò qualcosa della sua sofferenza e pensai 'Se un russo cresciuto nell'impero zarista quasi 200 anni fa può parlare a un ragazzo cresciuto in provincia di Taranto 200 anni dopo, significa che le parole hanno una forza che supera addirittura chi le utilizza'».

Al centro di Anche gli eroi muoiono, come nei grandi romanzi, c'è il tema del conflitto, spiega Kid Yugi: «Nel disco parlo di quanto lottare contro qualcosa sia indispensabile nella nostra condizione di esseri umani, non tanto per vincere, ma come catarsi». Il conflitto può avvenire, nell'ottica di Yugi, dentro se stesso, come in "Davide e Golia", dove «volevo far capire che nessuno trascende da questa lotta interiore», ma anche verso il mondo esterno. In "Per il sangue versato", Kid Yugi prova a smontare il mito della strada, innalzato dalla scena rap prima di lui a luogo in cui è davvero possibile mostrare il proprio valore. Kid Yugi non è d'accordo con questa retorica: «Non penso di essere nella posizione di poter insegnare niente a nessuno, però ho scritto questa traccia per dire ai ragazzi che si perdono per strada, dietro dinamiche ideali che molte volte manco gli appartengono, che non ha veramente senso dare la vita o rovinarsela per concetti che molte volte risultano ipocriti: odio, onore, rispetto, assenza di perdono, i valori che cito all'inizio del brano. La strada è sicuramente il luogo più ipocrita che abbia mai visto nella mia vita».

La riflessione su Anche gli eroi muoiono continua su questo tema: «In questo disco ho voluto prendermela un po' con l'ipocrisia che vedo nella società. Io di certo non ho in tasca le verità rivelate, ma mi sento come se ingoiassimo bugie dalla mattina alla sera e, in qualche modo, sentivo l'esigenza di svelarle. Tra queste, uno degli argomenti principali del disco, è questa finta meritocrazia, il fatto che una persona valga solo in base a quello che può produrre in termini di denaro. Non c'è più nessun valore che trascende la capacità di arricchirsi».

kid yugipinterest
Courtesy Photo
Kid Yugi

Kid Yugi: la morte degli eroi e la dedica alla sorella

Così si crea, per Yugi, un vuoto di eroi e di modelli, di figure attraverso cui imparare e arricchirsi, mentre tutti intorno vengono glorificate personalità irrilevanti, continua: «Nessuno può essere un idolo perché siamo tutti esseri umani». Una riflessione che parte da se stesso, mostrandosi in una bara sulla cover del disco, come a «esorcizzare tutte le aspettative che io e che gli altri si fanno su di me» e passare poi in rassegna le figure eroiche della storia. Dal mito mesopotamico di "Gilgamesh" in cui Kid Yugi riflette su come «a volte ci sentiamo immensamente legati ad aspetti della vita che forse non sono manco così importanti»; fino a quello contemporaneo di "Chuck Norris" che vede come «un idolo per la mia generazione, l'emblema dell'uomo indistruttibile, uno dei canoni con cui i ragazzi della mia età si sono un po' costruiti e raccontati, in maniera sicuramente menzognera. Lui è l'immagine di eroe che il mio disco vuole andare a minare».

Per la verità, ammette Kid Yugi sul finale dell'incontro, c'è al mondo qualcuno per cui lui stesso vorrebbe essere d'esempio o con cui, almeno, vorrebbe condividere ciò che ha imparato. Si tratta della sorella, a cui ha dedicato una delle ultime tracce di Anche gli eroi muoiono, intitolata "Per te che lotto". Un brano scritto di getto mentre la sorella era in ospedale e lui e la sua famiglia si sentivano completamente impotenti davanti a ciò che accadeva. Oltre a trovare conforto nelle pagine di Novecento di Baricco, Kid Yugi racconta di aver voluto scrivere una canzone, perché lei la riascoltasse molto tempo dopo e ripensasse a quel momento difficile da una diversa prospettiva. «Qui ho scritto secondo me una delle frasi più belle del disco, che dedico a lei e che vorrei si portasse dietro» dice Kid Yugi, citando il testo «Guardandoti indietro / rivedrai solo le cose belle / E capirai che quelle brutte / le porti con te per sempre / La felicità finisce, la sofferenza ci definisce».