La voce di Giorgia Malerba arriva dal telefono, limpida e gentile. «Sono appena tornata a Terni, ero a Milano. La mia vita si divide ormai tra queste due città». Mentre ci racconta frammenti di vita, ci immaginiamo una valigia sempre pronta in un angolo di camera. È facile immaginarsi Giorgia Malerba in un suo spazio, privato, con una chitarra acustica sul letto, qualche vinile consumato e una luce calda che sa di analogico. Un luogo che le somiglia, essenziale, sincero.

La chiamiamo mentre in sottofondo ascoltiamo il suo ultimo singolo, 5 minuti, uscito il 23 gennaio, e osserviamo le immagini intime e analogiche del suo videoclip in anteprima qui su Cosmopolitan.it. Una canzone che sembra nascere proprio da stanze come questa, da pensieri lasciati decantare nel silenzio. Un brano che parla di vite parallele, di tutti quei “se” che, prima o poi, arrivano a bussare. Un’estetica nostalgica che convive con un presente iperconnesso: su Instagram la seguono oltre 930 mila persone, ma la sua scrittura resta raccolta, quasi fuori dal tempo. È da qui che parte la nostra chiacchierata, tra immagini immaginate e domande che assomigliano a confessioni, mentre 5 minuti continua a girare come un pensiero fisso, chiedendoci chi saremmo stati se avessimo fatto scelte diverse — e se, senza la pandemia e l’esplosione di TikTok, il percorso di Giorgia Melerba sarebbe stato lo stesso.

La musica è sempre stata il tuo centro, il tuo sogno principale?

«Sì, assolutamente. Non ricordo un momento della mia vita senza la musica. Ripenso ai viaggi in macchina, da piccola, con la mia famiglia. Quelli lunghissimi con la musica che risuona per ore. Io ho sempre sentito il bisogno di cantare, ovunque mi trovassi. È una cosa che mi accompagna da sempre e che continuerà ad accompagnarmi per tutta la vita».

Il tuo amore per la musica si lega di più alla passione per le melodie o per la pura scrittura?

«Dipende tantissimo dal momento che sto vivendo. A volte mi sento più legata al testo, perché rispecchia quello che provo, altre volte invece mi lascio trasportare solo dalla melodia. Ci sono testi che è impossibile non ascoltare con attenzione, ma in generale dipende molto dal mood».

Ricordi quando hai iniziato a scrivere le prime canzoni?

«Non ricordo un momento preciso. Da piccola avevo sempre con me un taccuino dove scrivevo pensieri, frasi, cose mie. Già a 12 o 13 anni pensavo a quanto sarebbe stato bello poter scrivere una canzone tutta mia, qualcosa che parlasse davvero di me. Quando poi è successo, è stato incredibile rendermi conto che era frutto di qualcosa che avevo creato io».

Quindi i tuoi testi sono autobiografici?

«Spesso sì, ma non solo. A volte scrivo di quello che vivo, altre volte mi capita di osservare le persone, soprattutto in treno o nei luoghi pubblici, e immaginare le loro vite. Anche storie che ho solo sfiorato, o che mi sono state raccontate, finiscono per entrare nella mia musica«.

Ti senti più vicina a una scrittura malinconica o positiva?

«Io sono una persona molto positiva, ma musicalmente mi sento più attratta da qualcosa di riflessivo. 5 minuti non è malinconica in senso stretto, però fa pensare. Mi piace questo contrasto».

Come nasce 5 minuti?

«Mi capita spesso di chiedermi chi sarei oggi se avessi fatto scelte diverse. Se avessi preso un’altra strada, se avessi ascoltato altri consigli. È una riflessione molto personale, ma credo sia universale, perché tutti, prima o poi, ci siamo chiesti “e se…?”. La canzone è nata così».

Hai dei rimpianti?

«Ci penso spesso, ma poi mi rendo conto che no. Anche le scelte più difficili mi hanno portata a essere quella che sono oggi. Forse alcune mi hanno fatto soffrire di più, ma le rifarei comunque»

La canzone inizia con questa strofa: “Se avessi studiato ciò che amavo davvero…”, che periodo è stato quello delle scuole?

«Ho studiato al liceo classico, avevo tante scelte davanti a me. Quindi mi capita di pensare: “se avessi studiato qualcosa che mi piaceva tantissimo? Qualcosa che poi si poteva collegare al mio futuro. Ovviamente ero piccola, sono anni di confusione, ma sicuramente se avessi preso una scelta diversa, oggi non sarei la persona che sono. È un periodo determinante, così come quello della scelta dell’università».

La canzone sembra un dialogo. Con chi stai parlando?

«È come se parlassi con una persona sconosciuta e le chiedessi di fare scambio di vita con me, per vedere com’è. È qualcosa che mi affascina, scoprire le vite degli altri. Ad ogni modo, poi, mi rendo conto che comunque della mia vita non cambierei nulla. Va tutto bene, rifarei tutto».

Tocchi anche fasi importanti per la vita di una persona: l’imparare a stare soli, il comprare casa, i figli… senti un po’ di pressione?

«In 5 minuti, è vero, parlo di diverse fasi della vita. Sono convita che se avessi imparato prima a stare bene da sola non mi sarei trovata a circondarmi magari di amicizie sbagliate, che mi facevano male».

Con quasi un milione di follower, ti senti mai sola?

«Sui social? Sì. Sembra di essere circondata da persone, ma è diverso dalla realtà. Nella mia vita quotidiana sono molto fortunata: ho la mia famiglia, mio fratello, il mio ragazzo, persone che amo tantissimo».

A chi fai ascoltare per prima una nuova canzone?

«A mia mamma, sempre. È la prima in assoluto. Mi ha sostenuta fin dall’inizio e ha sempre voluto sentirmi cantare, in qualsiasi momento».

Il videoclip di 5 minuti, qui in anteprima, ha un’estetica molto analogica che penso ti rappresenti molto...

«Mi piace tantissimo. È un’estetica che si ritrova molto anche sui miei social. Per il videoclip abbiamo usato anche una videocamera vecchissima. Amo quell’estetica, forse perché oggi siamo bombardati da troppe immagini e ogni tanto sento il bisogno di tornare indietro».

Il tuo grande “se”: come sarebbe stata la tua vita senza la pandemia e senza TikTok?

«È una domanda che mi faccio spesso. Tutto è iniziato il quel periodo. Sono sicura al 100% che avrei fatto musica comunque. Forse non sarebbe successo tutto nello stesso modo, forse non sui social, o almeno non così. Ma la musica sarebbe rimasta la mia strada, senza alcun dubbio».

Hai altre canzoni in programma?

«Sì, e breve! Finalmente non passerà troppo tempo tra un’uscita e l’altra».

Un desiderio, più che un sogno?

«Vorrei che le persone ascoltassero davvero la mia musica, indipendentemente da me come personaggio. Che si fermassero sui testi, che si ritrovassero nelle mie parole. Questo, per me, sarebbe già tantissimo».