Una delle cose più divertenti e inaspettate successe durante l'intervista è stata quando io e MARO ci siamo messe a mostrarci la ricrescita: i primi fili bianchi tra le ciocche di capelli scuri che hanno cominciato ad arrivare, impassibili, allo scoccare dei 30 anni. Sì, perché l'artista classe 1994, nata a Lisbona come Mariana Secca e diventata famosa nel mondo con lo pseudonimo di MARO, dice che per il suo disco in uscita oggi, 27 gennaio, So Much Has Changed, è stata ispirata soprattutto dalla fine dei 20 anni, dalle nuove prospettive, più consapevoli e paradossalmente più leggere che l'ingresso negli -enta hanno portato. Insieme a un principio d'ingrigimento, che condividiamo.



Ma prima di parlare del suo nuovo disco, MARO merita un po' di contesto. In Italia l'abbiamo già vista come rappresentante del Portogallo durante l'Eurovision Song Contest del 2022, a Torino. L'occasione è stata importante per farsi conoscere da un pubblico più ampio con la sua "Saudade, Saudade" nonostante facesse musica già da anni. Da allora, MARO ha continuato a pubblicare più o meno un disco all'anno: can you see me? (2022); hortelã (2023); LIFELINE insieme a NASAYA (2025). Nel frattempo è stata ospite del programma di successo di NPR Music, con una sessione chitarre e voce di Tiny Desk, e più recentemente ha cantato "So Much Has Changed" per COLORSxSTUDIOS. Anche se MARO dice di non essere una persona che bada molto ai numeri, ce n'è uno che vale la pena citare: nello Spotify Wrapped 2025 dei Profili di Artisti, lei risultava essere la sesta cantante più ascoltata al mondo. E in quale altro modo interpretarlo se non come un sinonimo di qualità?

A pochi giorni dall'uscita di So Much Has Changed, MARO mi racconta che, più di tutto, non vede l'ora di portare il nuovo disco sul palco, perché è da quando ha cominciato a scriverlo che pensa a quel momento. Il suo So Much Has Changed Tour, tra Europa e Nord America, prenderà il via il 1 marzo a Berlino e si concluderà il 30 aprile a Los Angeles. Nel mezzo, MARO sarà in Italia con due appuntamenti: 5 marzo al Fabrique di Milano, 6 marzo al Largo Venue di Roma. Abbiamo parlato, ovviamente, anche di questo.

Come ti sei avvicinata alla musica?

«Beh, mia madre è un'insegnante di musica. E studiare musica era una specie di regola in casa, per me e i miei due fratelli: tutti e tre dovevamo studiare musica, perché fa bene al cervello quando sei bambino. In questo senso, senza pressioni per diventare artisti e altro, ma solo perché era una cosa buona per il nostro sviluppo. Mia madre aveva fissato un limite: dovevamo farlo fino alla terza media, poi potevamo smettere e fare quello che volevamo. Beh, alla fine mi sono resa conto che mi piaceva più di quanto pensassi. E non mi sono mai fermata.»

Nel 2022 hai rappresentato il Portogallo all'Eurovision: come sono cambiate le cose da quel momento?

« Penso che sia stato soprattutto un momento in cui tutte queste nuove persone hanno scoperto il mio lavoro, perché l'Eurovision ha davvero una grande portata. Per me, come artista, è stato un modo in cui affrontare qualcosa di nuovo e diverso, imparare a non essere nervosa salendo su un grande palco, a navigare in un ambiente competitivo, cose che non avevo mai provato prima. Ma è stato divertente viverlo.»

Hai partecipato ai format Tiny Desk e Colors Show, tra gli altri: quanto sono importanti questi spazi per gli artisti emergenti?

«Partecipare a questi format era un obiettivo personale, ho sempre pensato che sarebbe stato bello esibirmi a un Tiny Desk o Colors Show o Mahogany Sessions... ce ne sono davvero molti. E sì, penso che tutti questi canali abbiano raccolto un pubblico enorme proprio perché di solito lo fanno così bene, tenendo una qualità altissima, e portando tutti questi artisti fantastici. Penso che siano spazi capaci di farti raggiungere molte nuove persone che prima non ti conoscevano come artista, semplicemente perché si fidano del canale e decidono di darti un ascolto anche se non sanno chi tu sia.»

Sei al sesto posto nella Top 10 degli artisti su Spotify Wrapped 2025. Come ti sei sentita quando hai visto questo risultato?

«Ovviamente penso che sia fantastico e ogni volta che vedo queste cose sono felicissima. Allo stesso tempo, però, sono sempre stata una persona che non prende molto sul serio le statistiche o persino i Grammy. Penso che sia tutto molto relativo, per esempio: ci sono tantissimi artisti che conosco nel panorama della world music e che, nonostante siano incredibili, sono esclusi dai Grammy e nell'industria non se ne sentirà mai parlare. E quindi penso che per quanto riguarda tutte le piattaforme musicali come Spotify, sia un po' la stessa cosa. Quando ho visto la classifica mi sono data una pacca sulla spalla, ma allo stesso tempo mi sono sentita piuttosto distaccata. Non credo che il mio valore in qualcosa del genere sia determinato da una classifica. Voglio solo andare avanti e continuare perché mi piace farlo, non per questi risultati.»

Qual è la principale evoluzione artistica dal tuo precedente album, hortelã, a So Much Has Changed?

«Rispetto a hortelã penso sia molto diverso, perché quell'album era completamente essenziale, fatto solo di tre chitarre e voce. Il disco era registrato dal vivo, in una sola ripresa o al massimo due se proprio necessario, ma tutto era pensato per mantenere una sorta di imperfezione. So Much Has Changed è completamente opposto, l'abbiamo provato come band, ma poi abbiamo registrato di nuovo gli strati e io mi sono davvero presa il tempo per provare le parti e giocarci. E così si passa esattamente da un suono folk a un suono più band, leggermente elettronico. Poi penso che ci sia anche un grande, grande cambiamento nei testi. In hortelã attraversavo un periodo buio in cui le cose sembravano, non so, più difficili o più tristi e buttarle fuori nell'album è stato un po' un sollievo, sai, è leggermente più cupo in quel senso. So Much Has Changed ha invece all'interno la mia nuova prospettiva, come suggerisce il titolo stesso. E non so se è perché sto invecchiando, ma vedo le cose in modo diverso. Anche se sono la stessa persona, tutto mi sembra più leggero: un cuore spezzato o affrontare il dolore o tutte queste cose che sembravano così opprimenti, improvvisamente ora fanno parte della vita ed è quello è. Penso che So Much Has Changed riesca ad esprimere al massimo questo concetto. Compiendo 30 anni, c'è stato un cambiamento mentale rispetto ai miei 20, mi sono resa conto che il tempo passa così in fretta e che potrei non esserci più la settimana prossima, il mese prossimo o tra due anni, e che sono davvero fortunata ad essere viva. Per cui sì, penso che So Much Has Changed racchiuda l'evoluzione dei 30 anni.»

"I owe it to you" è stato il primo singolo ad anticipare l'album, accompagnato anche da un videoclip. In che modo si combinano musica e immagini?

«Io ho avuto la fortuna di nascere in una famiglia amorevole che mi ha dato un grande sostegno e mi ha permesso di accedere all'istruzione, alla sanità e a tutte queste cose. E così, quando te ne vai, inizi a capire davvero quanto sei fortunato e quanto questo sia importante nella tua vita. E forse, a 30 anni, realizzi davvero a pieno quanto il sostengo di queste persone sia stato fondamentale per essere dove sei. Mi sono sentita invadere da un senso di gratitudine e "I owe it to you" parla di questo. Il brano è nato il primo giorno di registrazione in studio in Brasile, dove ho realizzato l'album, e dove ero ospite di una coppia brasiliana che è stata un po' la mia seconda famiglia in quel periodo. E queste sensazioni hanno fatto crescere dentro di me la consapevolezza di ciò che sono, che sogno, e che nulla sarebbe possibile senza i miei genitori, insegnanti, amici e così via. Per questo il videoclip, realizzato insieme al direttore creativo con cui collaboro per tutta la parte visuale del progetto, Louie Jacob, è semplicemente un racconto di tre giorni che ho passato a Lisbona con amici e famiglia, riposandomi alla fine del tour. Non c'è recitazione, quello che cattura la camera è davvero reale: corriamo verso il mare e giochiamo a carte e tutte queste cose sono un po' la mia quotidianità.»

"Kiss me" è invece il secondo estratto, a chi parli nel brano?

«È divertente, in realtà, perché è una canzone che spero le persone possano interpretare come vogliono: è un po' una canzone d'amore, ma anche un messaggio per me stessa. L'ho scritta per me, in un momento in cui avevo bisogno di guardarmi dentro. L'idea era questa: quando sono sdraiata a letto io ho questa tendenza a preoccuparmi sempre degli altri, e molte volte mi ritrovo a pensare a me stessa per ultima. Anche se è davvero bello e mi rende una persona gentile, molte volte non è molto positivo per me, che finisco per diventare un po' people pleaser o farmi del male, perché non mi concentro su ciò di cui avrei bisogno. Questa canzone è un po' una provocazione, prima di pensare a chiunque altro, voglio uscire con me stessa.»

In che modo la copertina dell'album riflette l'energia delle canzoni?

«È un frame dai video realizzati per "I owe it to you". E penso che quando l'abbiamo visto abbiamo pensato subito: 'Oh, questa è la copertina', perché, prima di tutto, mi ricorda me stessa a 13 anni. Sai, il costume da bagno e la collanina e il sorriso, come se potessi essere io quando ero più giovane. Poi è molto portoghese nel senso che, sai, c'è questa sensazione nostalgica, come nelle estati portoghesi, quando la tua pelle è calda e salata. È anche molto colorata, in contrasto rispetto alle mie due precedenti cover bianche e nere, forse anche perché ora per me il mondo ha più sfumature.»

Questo è il momento giusto per la musica di artisti non anglofoni, penso ad esempio a Bad Bunny o Rosalía e credo che forse qualcosa stia cambiando: tu come la vivi dall'interno?

«Mi sembra che ci sia maggiore apertura da parte dell'industria. Fuori dall'industria il fermento c'è sempre stato e penso sia questa la cosa bella della musica: che tutti siamo liberi di sperimentare con diversi suoni e diverse lingue. Se decidessi di voler fare un album in mandarino lo farei: la cosa che amo dell'arte è che non ci sono regole. Io scrivo in portoghese, mentre in questo disco ho scelto l'inglese perché è stata la lingua che ho parlato di più con i miei amici nell'ultimo anno. Mi piace avere la libertà di scegliere: non è che perché sono portoghese devo scrivere in portoghese, così come non scrivo in inglese perché penso che venderà di più. È positivo che l'industria si stia accorgendo di questo, che l'unico tipo di musica non sia solo pop in inglese, ma che anche altri artisti di diverse lingue e generi siano conosciuti da un pubblico più ampio.»

Il tuo tour passerà anche dall'Italia: come ti aspetti che sarà?

«Non credo di essere mai stata così entusiasta di andare in tour e suonare un album, suonare nuova musica, perché dal momento in cui queste canzoni sono nate, sapevo già cosa volevo fare dal vivo, e penso che sia lì che saranno davvero comprese e colpiranno nel segno, quindi sono entusiasta. Saremo una band, cinque persone sul palco, e, onestamente, la cosa migliore è che andrò in tour con i miei migliori amici. Saremo un po' più liberi e meno statici rispetto agli ultimi due anni di tour, in cui stavo solo seduta su una sedia a suonare la chitarra. Spero che sia tutto più leggero e che faccia venire voglia di cantare al pubblico. L'Italia è un Paese che non ho esplorato molto a livello di esibizioni, ma quando sono stata a Milano, l'anno scorso, tutti cantavano ed erano davvero gentili. Quindi non vedo l'ora di tornare.»