Ciclicamente si torna a parlare di biglietti di concerti a prezzi astronomici, lunghissime liste d'attesa, siti di rivendita in crash e snervanti sold out. Dopo Taylor Swift, Lady Gaga e più o meno qualsiasi altro artista internazionale arrivato in Italia, è stata la volta di Kanye West. Il rapper, che oggi preferisce essere chiamato Ye, ha annunciato la data italiana di sabato 18 luglio 2026, alla RCF Arena di Reggio Emilia. Dopo mesi di conferme, smentite e hype, nonché dopo 14 anni dalla sua ultima esibizione dal vivo in Europa, Ye ha dato il via alla prima prevendita con prezzi che, aggiungendo costi e commissioni, vanno da un minimo di 109,51 euro a circa 331 euro. Cifre esorbitanti, che portano ancora una volta a riflettere sul caro-prezzi, oltre a considerare la distorsione del dynamic pricing e secondary ticketing, con gli scalper che acquistano più biglietti possibile, provocando falsi sold out, per poi rivendere attraverso il bagarinaggio.



Perché un concerto costa così tanto?

Nella storia recente dei live italiani, cifre simili sono state toccate per l'Era's tour di Taylor Swift e la data dei Coldplay a Roma, nel 2024, con pacchetti che hanno raggiunto cifre record di 3/400 euro. Ma per fare un esempio possiamo guardare anche all'anno che verrà: oltre a Kanye, un altro costosissimo ospite internazionale sarà The Weeknd (24-25-26 luglio a San Siro) con biglietti base che partono da 195 euro, arrivando ai 585 euro, commissioni escluse.

Ma perché un singolo ticket arriva a costare così tanto? Nel prezzo sono compresi il cachet dell'artista, la venue, una quota per il promoter e le commissioni delle piattaforme di vendita. Considerando il caro prezzi e che per gli artisti le esibizioni live sono diventata una delle fonti principali di guadagno (lo streaming non paga, lo sappiamo) allora ecco gli elementi dei prezzi folli. Benché possano essere comprensibili, è evidente che, così facendo, la cultura musicale sta diventando una bolla di esclusione, sempre più elitaria e meno democratica.

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Kevin Winter//Getty Images
Taylor Swift

Nonostante tutto, secondo il Global Music Report 2024 (IFPI), la musica dal vivo è una forma di intrattenimento seguitissima. Nel 2023 ha generato ricavi globali per 33 miliardi di dollari e, secondo le stime, entro il 2030 supererà persino i 50 miliardi. Questa tendenza positiva vale anche per l'Italia, dove la partecipazione ai concerti è aumentata del 33,5% rispetto al 2022, quasi raddoppiando rispetto al pre-pandemia. Anche se, come riporta una ricerca di Merge, gli spettatori sono disposti a indebitarsi pur di partecipare, con l'86% della Gen Z che ha riconosciuto di aver superato il budget previsto per eventi dal vivo, quanto potrà durare questa situazione prima di esplodere?

Gli artisti che difendono il pubblico dai prezzi spropositati dei live

Della questione si dibatte ormai molto e, finalmente, i primi segnali di cambiamento arrivano anche dagli stessi artisti che si accorgono di dover salvaguardare il proprio pubblico. È il caso di Olivia Dean che, a fine novembre, si è lanciata in una pubblica accusa a Ticketmaster e AXS, definendo il settore della vendita di biglietti come «sfruttatore» e pieno di «disuguaglianze», dopo che alcuni biglietti del suo tour negli Stati Uniti sono stati messi in vendita a un prezzo 14 volte superiore al valore nominale originale, per oltre 1000 dollari.

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Olivia Dean

L'artista inglese ha scritto via Instagram: «A ogni artista e al suo team dovrebbe essere data la possibilità di limitare la rivendita al valore nominale prima della messa in vendita dei biglietti, per mantenere lo spazio dedicato alla musica dal vivo accessibile a tutti». Ticketmaster ha raccolto l'appello, confermando il rimborso ai fan di Olivia Dean di «qualsiasi maggiorazione già pagata ai rivenditori su Ticketmaster». In aggiunta, Michael Rapino, il CEO di Live Nation Entertainment (società madre di Ticketmaster) ha detto tramite nota ufficiale: «Condividiamo il desiderio di Olivia di mantenere la musica dal vivo accessibile e di garantire ai fan il miglior ingresso a biglietti a prezzi accessibili. Sebbene non possiamo pretendere che altri marketplace rispettino le preferenze di rivendita degli artisti, facciamo nostra l'invito di Olivia a 'fare meglio' e abbiamo preso provvedimenti per dare il buon esempio».

Fortunatamente, la cantante britannica non è l'unica ad aver preso a cuore la questione, con artiste come Hayley Williams e Chappell Roan che hanno limitato i prezzi di rivendita dei biglietti su Ticketmaster e AXS. Oltre a loro, anche popstar come Dua Lipa e Coldplay si sono mobilitati per chiedere al governo del Regno Unito di ridurre i prezzi per gli eventi dal vivo. In una lettera congiunta, gli artisti hanno chiesto di muoversi in questa direzione, fiduciosi che «questa mossa ripristinerà la fiducia nel sistema di biglietteria e contribuirà a democratizzare l'accesso del pubblico alle arti». E se il governo ha recentemente confermato l'intenzione di rendere illegale la rivendita secondaria di biglietti, la strada da fare è ancora lunga. Eppure è di fondamentale importanza che la musica dal vivo rimanga pane per le masse, conservando la sua funzione di aggregazione e ricreativa, culturale e identitaria. Dai più piccoli locali e artisti emergenti, fino alle venue di prestigio e artisti internazionali, è in quei luoghi, persino più di altri, in cui scopriamo noi stessi e ciò che ci circonda.