Il legame tra Boro (Federico Orecchia) e la musica inizia più di 10 anni fa quando, adolescente, quando fonda il collettivo Iskido Gang. È nel 2019 che si apre al mondo delle hit con "Lento" in collaborazione con MamboLosco che, ad oggi, è certificato triplo disco di platino con oltre 110 milioni di stream. Da quel momento, la sua fama di hitmaker lo precede: da "Delincuente" con Elettra Lamborghini nel 2023 fino al primo album ufficiale, Bendicion, nel 2024, Boro punta tutto sulla cassa dritta e l'atmosfera da club. Oggi, però, qualcosa è cambiato. Quando incontro il rapper mi dice che, avvicinandosi ai 30 anni, ha sentito l'esigenza di raccontare nuovi aspetti di sé, di «aprire il libro della mia vita» ai fan e vedere l'effetto che fa.

Così nel 2025, Boro torna con i singoli "MTP", "NUOVA CHAIN" con Guè e "Habibi", ad anticipare l’uscita di Tello, il nuovo disco, pubblicato il 28 novembre. Tello segna una crescita, un cambio di prospettiva, che non rinuncia alle atmosfere reggaeton e di festa, ma amplia lo sguardo del rapper - da Boro a Federico - e svela introspezioni: dal valore della solitudine a quello dell'amicizia, passando per il rapporto con le proprie emozioni. In Tello, prodotto da Coco Beatz, anche le collaborazioni sono fondamentali per raccontare chi è Boro oggi, insieme a Lubi, YOUNGGUCCI, Silent Bob, Rhove, Young Hash, Guè e Tony Boy, il rapper racconta e approfondisce le sfumature della sua musica. Ce ne ha parlato a poche ore dall'uscita del disco.

boro nuovo album tello intervista
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Qual è il cambiamento più grande, l’evoluzione, che senti di aver fatto in Tello rispetto al precedente album?

«Sicuramente non è un cambiamento, ma un continuo della saga. Bendicion, più che un album, era una raccolta dei miei grandi successi, più qualche pezzo dove preparavo la gente a quello che avrei voluto dire nell'album Tello. A questo album ci sto lavorando già da prima dell'uscita di Bendicion, quindi era già una cosa che sentivo di voler avere nel mio percorso. È un disco molto più personale, un album in cui voglio raccontare molte più cose di me e far vedere anche il Federico che è stato tralasciato molto in questi anni, coperto un po' dall'immaginario delle grandi hit.»

Il titolo Tello è una dedica a chi ti sta accanto nella vita e nella musica?

«Penso che l'amicizia sia come l'amore, una forma di amore, perché amare e ricevere l'amore nella vita è sempre molto importante, fa bene, diciamo che appaga molto. Ho deciso di chiamare Tello il disco perché fra di noi, fra me e il mio gruppo di amici di Torino ci siamo sempre chiamati tello, al posto del solito bro o frate, quindi era una roba che mi rispecchiava molto e che rispecchiava i miei amici, che sono il motivo per il quale ho iniziato a fare musica tanti anni fa: per provare a portare la mia realtà e il mio gruppo di amici più in alto, fuori dal nostro quartiere. Io stesso sono un tello, quindi questo album racconta di me in quella prospettiva, come Federico, come Boro.»

Tello è anche un album in cui parli di te in maniera molto onesta, perché hai sentito l'esigenza di staccarti da un percorso di hitmaker e dare spazio a questo tuo lato?

«Non è una cosa che non ho mai fatto: quando ero un emergente parlavo molto di me nelle canzoni, però successivamente alle grandi hit come "Lento" mi sono fatto convincere... cioè al tempo ero convinto di fare un altro percorso e ho tralasciato molto questo aspetto qua nei brani che ho fatto uscire. Però ho continuato a scrivere cose personali perché la musica è la mia unica valvola di sfogo, ne ho sempre avuto bisogno. A un certo punto ho iniziato a sentire un peso dentro di me: il fatto che la gente non sappia realmente nulla di me, perché la musica è il mio diario e scriverlo senza pubblicarlo era come se ogni volta io scaricassi tutto sulla penna ma poi non la passassi sul foglio. Volevo scrivere qualcosa di personale e pubblicarlo per togliermi questo peso.»

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Mi racconti come hai lavorato con Coco Beatz a livello di sound?

«Tello è una roba molto suonata, quindi diciamo che quello che ho fatto fino ad ora, il reggaeton, non è più la parte prevalente: ho lasciato molto spazio a quello che erano le mie origini, quindi dalla trap più melodica alla trap più dura.»

Come hai scelto i featuring di Tello?

«Ho chiamato YOUNGGUCCI su "Money Rain 2" perché lui era presente nel prequel di questa canzone quindi se non con lui non avrei potuto fare con nessun altro una canzone che si chiamasse "Money Rain". Poi, ho lavorato con Young Hash in "Ma c sta disc" perché, uno, lui adesso è in formissima come artista e, due, perché c'è sempre stato questo rapporto d'amicizia fra me e lui. Io lo reputo una delle persone più simpatiche che abbia mai conosciuto, quindi volevo fare una roba un po' più spensierata, un po' più da club e se non con lui, non avrei saputo con chi farla. C'è "Siamo Soli" con Silent Bob perché mentre ero in studio e ascoltavo il disco pensavo che mancasse qualcosa di più personale, diciamo una penna un po' più bella e Silent Bob ha una delle penne più belle che ci sono adesso nel nostro gioco. Con Rhove abbiamo fatto "AMG" in più sessioni in studio, provando più pezzi tutti con la cassa dritta, perché lui è il portabandiera di questo genere in Italia quindi è uscita questa bellissima hittarella nata per nostre congruenze sonore. Mentre con Lubi in "Cash" volevo fare un pezzo più hard e dargli un po' più di vetrina, perché secondo me è l'emergente che sta spaccando di più e che mi piace di più in assoluto. Gli altri - Guè, Tony Boy - sono delle robe già uscite che ho già commentato e stra commentato in altre interviste...»

In "Siamo soli" con Silent Bob rappi «In faccia felici, cuori tristi», cosa significa per te?

«Tendiamo molto a mascherare quello che sentiamo realmente, forse perché come uomini abbiamo un po' paura di mostrare le sue debolezze, le tristezze, e quindi tendiamo a nasconderlo, facendo sembrare sempre che siamo felici e che vada sempre tutto bene quando non è così. Un altro pezzo che tocca il tema è "Paracetamolo" dove faccio una metafora dicendo che con tutti i problemi che ho, soprattutto quello della solitudine, il Paracetamolo non è abbastanza per curare questa cosa. E non parlo, ovviamente, solo di me, ma dei miei amici e delle persone che vivono questo tipo di sensazioni.»

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Qual è il tuo rapporto con la solitudine?

«Penso che la solitudine sia una cosa positiva, ma che a lungo andare o in base al periodo che stai passando mentalmente può essere negativa. Non è una cosa né che mi piace né che mi dispiace. In "Paracetamolo" ho parlato della solitudine presa dal suo lato più triste, ma ad esempio quando lavoro molte volte lo faccio da solo in studio, anche se sono felice, è però una dimensione che mi aiuta a creare. In generale, penso sia una delle mie sfaccettature, che probabilmente la gente non si immagina, perché ho creato questa estetica di vita rose e fiori in mezzo al club, in mezzo alle donne, in mezzo alla festa, tutto il tempo, tutti i giorni, mentre non è così. Per la prima volta ho aperto il libro della mia vita a chi mi ascolta.»

Pensi che i tuoi ascoltatori siano pronti a conoscere questo lato di te?

«Penso che non si possa capire nell'arco di qualche giorno dall'uscita perché la gente non si aspetta questo e, di primo acchito, potrebbe essere una reazione molto negativa, così come poi pian piano potrebbe diventare molto positiva. Diciamo che quando vuoi aprire il tuo cuore alle persone non è immediata la comprensione. Se arrivi dalla spensieratezza del club, dalle hit, in questo passaggio deve esserci ancora più attenzione, perché devi riuscire a creare l'interesse per la tua persona, non per le tue hit.»