L'abbiamo salutata nella semifinale di X Factor 2024 con la sensazione che ci saremmo riviste presto. Poi l'abbiamo ascoltata nei singoli "Paracadute" e "Fucina". Nel 2025, Francamente ha pubblicato due brani: "Zagara", a giugno, e "Telephone Tango", il 4 novembre per Carosello Records. Nel frattempo, è stata impegnata in tour durante l'estate 2025, attraverso i festival di tutta Italia e, tra ottobre e inizio novembre, ha aperto per le date di Carmen Consoli live nei teatri. Francamente, nome d'arte di Francesca Siano, è decisamente un'artista che non sta con le mani in mano, eppure per lei è fondamentale uscire da un'ottica di apparenza e produttività forzata, per trovare il tempo e lo spazio di sperimentare con la musica, il tempo di innamorarsi.

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Negli ultimi mesi, l'artista ha passato le sue giornate in studio con la sua spalla, il produttore Diego Montinaro in Arte Goedi, a suonare, lasciarsi trasportare, finché non arriva l'ispirazione giusta. Mi racconta Francamente quando la raggiungo via telefono: «Sto riuscendo a costruire un suono sempre più identitario e anche una cerchia di tematiche, un linguaggio, cioè tutta una serie di cose che mi fanno sentire molto bene; come quando ti guardi allo specchio e dici 'ok, sì, questa sono io e mi piace'». Il suo desiderio è quello di riportare in auge una musica che sappia di artigianato, che sia «pratica quotidiana». In questo modo è nato anche l'ultimo singolo, "Telephone Tango", da cui siamo partite per raccontare la sua nuova musica.

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Cosimo Buccolieri
Francamente


Mi racconti "Telephone Tango"?

«È un brano nato un giorno insieme a Diego Montinaro in Arte Goedi, che è il mio produttore, nonché spalla, in questa sorta di laboratorio che abbiamo dove accendiamo tutti gli strumenti e poi pronti via, passiamo le giornate a scrivere e a sperimentare. Quel giorno lui è arrivato e ha fatto suonare questo vecchio telefono che sembrava quasi un giro di basso, e da lì abbiamo iniziato a costruire sopra la canzone. Il tango invece è un modo per raccontare la dimensione che ogni expat vive, che si muova tra città italiane o da casa a una dimensione europea, che vada oltre continente, quella che fa è una danza continua, una tensione continua, sia in termini di affetti, che di lingue, che di personalità.»

Cosa ti porti dentro di Berlino?

«Berlino per me è stata forse la città di formazione. Ci ho trascorso quattro anni, svolgendo tra l'altro lì l'ultimo anno di università, di laurea magistrale, quindi ho scritto anche la tesi e poi ho iniziato a lavorare a Berlino come guida. Tutta una serie di tappe dell'essere adulta le ho affrontate in questa città, che di sicuro mi ha lasciato un bagaglio valoriale, una bossola morale. A Berlino l'intersezionalità è vissuta quotidianamente, c'è un livello di multiculturalità elevato e questo chiaramente ti predispone a uno sguardo orizzontale, anche in ambito musicale. Io suonavo tanto per strada a Berlino e ci si supportava tantissimo, forse anche perché gli spazi sono tanti e quindi non c'è bisogno di pestarsi piedi. C'è la condivisione, c'è l'entusiasmo e c'è poi anche una forte consapevolezza dei propri privilegi. Rendersene conto però non basta, ci deve essere poi anche la parte dell'utilizzare la propria voce per denunciare quelle che possono essere delle ingiustizie, quello che può essere il genocidio del popolo palestinese in questo momento storico, ad esempio. Questo è quello che mi ha lasciato Berlino: questa forte orizzontalità, questo sguardo trasversale e la possibilità di essere tante cose in una. Io facevo la guida la mattina, però al pomeriggio, la sera, andavo a suonare in strada o nel club. Tantissime persone erano così e non venivano ridotte alla propria professione, che è questo errore che facciamo spesso in Italia, ma invece vengono prese nella loro totalità, che tra l'altro è sempre in cambiamento».

Qual è il motore delle tue canzoni?

«Scrivo quello che vivo. Quindi, in questo caso, con "Telephone Tango", è un brano che appunto muove da quella nostalgia perché mi sono trasferita da Berlino a Milano. In "Zagara" c'è il racconto di alcuni mesi palermitani, che ho avuto l'occasione di vivere nel trasferimento tra Berlino e Milano, e quindi parlo dell'incontro con un modo di, come posso dire, una quotidianità diversa, che mi ha ispirata tantissimo. Il motore è qualcosa che ho la fortuna di attraversare, e poi da lì allora mi si muove qualcosa. È difficile che io cominci a scrivere pensando a, che ne so, un concetto o una situazione. È più facile che a quella cosa io ci passi attraverso e poi, dopo, viene la scrittura».

"Zagara" unisce il sacro e il profano, come hai indagato questa parte spirituale?

«Io ho un'attrazione per il sacro in generale, nonostante non sia una persona credente, però c'è nel linguaggio sacro una tentativo, una capacità di cogliere l'infinito, l'irrazionale, e questo mi affascina molto. Quindi per me Santa Rosaria in Zagara è un po' il simbolo di quel timore e tremore che si prova quando si ama, quella felicità immensa, ma anche la paura, come scrive la Susan Sontag, che quella persona se ne possa andare con la tua pelle addosso. È un po' quella roba lì».

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Cosimo Buccolieri
Francamente

Mi hai detto che sei costantemente in studio con Diego Montinaro, in arte Goedi: dobbiamo aspettarci un progetto più strutturato a breve?

«Sì, stiamo scrivendo un disco. Quindi chiaramente "Zagara" e "Telephone Tango", sono delle anticipazioni che abbiamo selezionato, che abbiamo deciso di pubblicare anche per raccontare come ci sentivamo, però fanno parte di tutta un'altra schiera di pezzi che sono nati esattamente allo stesso modo: da esperienze. Alcuni brani sono magari più vecchi, ci sono magari testi che ho scritto tre anni fa, che poi portato in studio e provo alle volte a smantellarli, cioè a metterli proprio sottosopra, poi magari si torna indietro, si va avanti. Ecco, c'è un disco in gestazione e nei prossimi mesi, chiaramente ci saranno degli appuntamenti, ma dopo il tour estivo chiuso il 3 ottobre e quello con Carmen Consoli, vorrei proprio prendermi dicembre e gennaio come mesi di scrittura, quindi proprio per concentrarmi a terminare alcuni dei brani che sono ancora lì in laboratorio che ci aspettano».

Com'è stata l'esperienza del tour con Carmen Consoli?

«L'esperienza si conclusa sabato 8 novembre, con tre date all'Arcimboldi di Milano, e ho avuto questo onore immenso, oltre che il piacere di seguire Carmen e la sua band a Torino, Genova, Firenze, e poi appunto le ultime dei tre date. Per me è stato un onore incredibile, una palestra gigantesca, sotto tutti i punti di vista, non solo per Carmen, ma anche per i musicisti e le musiciste che l'accompagnano, e tutto lo staff che è dietro. Lei è stata di un'accoglienza e di un'umiltà davvero fuori dal comune, ci siamo trovate anche a parlare tra di noi, con calma, e per me quei momenti sono stati tanto preziosi quanto i momenti sopra il palco in cui effettivamente ho potuto suonare i miei pezzi. Trovo sia un gesto veramente bellissimo, quello proprio di dialogare tra magari generazioni di cantautrici diverse. Per me rimane un'esperienza proprio nel cuore perché, penso come tantissime cantautrici, quando ho iniziato guardavo a lei ed è grazie a lei se pensavo che fosse possibile essere una donna e scrivere le proprie canzoni».

Stai guardando X Factor? E, se sì, per chi tifi?

«Ti dirò la verità... Non lo sto guardando perché la sera, tendenzialmente, esco e mi bevo un vinello con gli amici, non sto moltissimo a casa. Però guardo i reel che girano sui social e la prima cosa che ho notato, e di cui sono felicissima, è che ci sono tante ragazze in questa edizione. A livello di preferenza... è chiaro che io abbia il debole per la squadra di Jake! Trovo bravissima Delia, ma anche Viscardi e Rob, che sono della squadra di Paola Iezzi. Poi a prescindere dal mio giudizio che è puramente personale, sono tutti davvero bravissimi e X Factor è una vetrina importante, che mi auguro possa servirgli per trovare la propria strada».