A due anni dal suo ultimo progetto, Venerus torna con il suo terzo album in studio costruito "insieme". Insieme a Filippo Cimatti, suo fidatissimo amico e co-produttore, e Andrea Cleopatria; ai sei artisti che ha invitato a entrare nel suo mondo o a ritornarci, nel caso di MACE, Izi e Gemitaiz, con cui ha collaborato già in passato; alle persone che con lui sono cresciute che gli hanno dato consigli durante la costruzione di Speriamo. Un'occasione di incontro «con vecchi amici e nuovi volti che sono stati accolti con entusiasmo sulla navicella», ha affermato l'artista, che qui afferra la mano dell'altro (come anche sulla copertina del disco), in un nuovo processo di condivisione e apertura necessario perché la musica arrivi al pubblico, per superare l'Io e diventare di tutti, un fidarsi e affidarsi per amplificare il proprio messaggio.

«Finché il sole che abbiamo dipinto rimane chiuso nella nostra stanza, è destinato a spegnersi. L’idea di coinvolgere tante persone in questo disco nasce proprio dal desiderio di condividere quel sole», per usare le sue parole pronunciate durante la conferenza stampa di presentazione del disco, a pochi giorni dall'uscita del 7 novembre.

Anticipato dai singoli "Ti Penso", "Felini" con Marco Castello e "Impossibile", e dalla performance nello Spazio Lancetti di Milano, Speriamo segna un nuovo percorso di maturazione personale e professionale per l'artista che varcherà anche le soglie dei teatri. Venerus porterà il disco in Italia con sei date, in un breve tour pensato con la massima cura, in cui «le canzoni saranno trasfigurate in una sorta di racconto, un’avventura che tocca le modalità con cui sono nate, gioca sui titoli, diventa spunto per altri pensieri. Ci stiamo emozionando molto nel farlo».

In attesa di tornare a vederlo dal vivo, abbiamo parlato proprio con Venerus. Ecco cosa ci ha raccontato.

Partiamo dal titolo, Speriamo. Pensi che in questo momento storico ci sia bisogno di speranza?

«C’è bisogno più che altro di arrivare a una sintesi di un bisogno umano e anche di ricordarsi che le cose che si fanno e si condividono. La nostra musica ha la possibilità di parlare alle persone. Le canzoni aprono questa possibilità di entrare nelle vite, di abitarle e di far sì che ne nasca nuova vita. Quindi ci vuole consapevolezza per portare dei semi positivi e accompagnare veramente le persone in esperienze di vita importanti. Il messaggio è fondamentale così come l’intento con cui si fanno le cose e il messaggio di speranza è quello che ci guida nel percorso. È diventato il focus di tutto».

Come si esprime il titolo e il concetto del tuo album nella copertina?

«La copertina è il quadro a olio fatto da Cleopatria. Mi ritrae nudo, privo dei tatuaggi perché e il Venerus bambino che è cresciuto e si trova in questo bosco misterioso, un po’ cupo, ma anche speranzoso. C’è una luce nel cielo che fa capire che sta tornando il giorno e mi appoggio a quest’albero tenendo una mano che esce da dietro, che rappresenta la prossimità, l’umanità e la fiducia che si può avere. Con l'altra mano ho le dita incrociate nel gesto di speranza. Questo significa che io, in questo punto del mio viaggio, dopo aver parcheggiato la mia moto e essermi fermato in questo bosco, sto tornando un po’ alle origini della mia esperienza umana e mi sto affidando agli altri».

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Courtesy Ufficio Stampa

Quando parli di buio, ti riferisci a un momento storico o a un tuo momento personale o professionale?

«L’oscurità si manifesta attraverso tante cose. Ma non penso che luce e buio siano separati. Sicuramente il tempo presente che stiamo vivendo è immerso in questa oscurità, però anche il quotidiano può entrarci, nella confusione, nella soggettività, nel non aprirsi al presente e agli altri. Quindi è importante rendersi conto che non c’è una colpa per questa oscurità: è un luogo in cui decidiamo di stare e che è fondamentale per l’esperienza umana. C’è una poesia giapponese all’inizio della canzone "Sesso" che tradotta significa “l’oscurità è la madre della luce”. Senza oscurità non c’è riconoscimento del cambiamento, quindi è qualcosa che si affronta con coraggio e semplicità».

Quando parli si percepisce sempre che ogni parola ha un peso. In questo disco, che ruolo ha per te il testo? Hai dato più importanza alla produzione o ai testi rispetto ai tuoi album precedenti?

«I testi sono stati veramente il punto su cui ho lavorato di più. Un po’ perché la musica è qualcosa che mastichiamo ogni giorno e ci viene naturale svilupparla. Un po’ perché crescendo ci siamo accorti che, nel momento in cui scrivi delle canzoni — che sono musica ma anche testi — i testi sono la porta d’accesso per queste canzoni, quello che permette alle persone di applicare questa veste musicale alla propria vita. Infatti poi le persone ai concerti cantano, le suonano. Rendermi conto di questo è stato un punto di svolta: per quanto abbia sempre pesato le mie parole, questa volta abbiamo deciso di fare un passo ulteriore, leggerle. Leggerle prima che fossero registrate, metterci io, Filippo e Cleo nell’intimità, a nudo. Perché scrivere un testo e cantarlo in modo bello è una cosa, ma quando lo leggi e lo affidi a un amico che lo legge, lì c’è la prova del nove.

Questo esercizio ha permesso di eliminare ogni decorazione e andare in profondità nell’uso delle parole, delle immagini e dei sentimenti. E sono sicuro che sarà quello che permetterà a queste canzoni di fiorire nelle vite delle persone, al di là del sound. Detto questo, poi siamo musicisti, non poeti: ci interessa creare la veste musicale per queste parole, perché è la musica che dà vita e le porta nelle vite delle persone. Quando ci siamo trovati con delle storie e delle immagini in cui credevamo, è stato ancora più bello creare un mondo attorno. Penso che ogni canzone di questo disco abbia davvero la sua vita, la sua fetta di realtà. Non saprei dire se abbiamo lavorato più o meno sulla sonorità: probabilmente sempre di più, anche perché, avendo già fatto dei dischi, c’è il desiderio di andare avanti e non rifare ciò che abbiamo già fatto».

La scelta dei featuring da cosa nasce?

«Il featuring è un invito, come presentarsi con qualcuno a una festa. L’approccio è quello di creare una situazione unica e ovviamente ci deve essere di fondo una stima, perché non vorresti passare del tempo con qualcuno che non rispetti. La cosa bella della musica è che ogni persona ha la propria esperienza individuale e il proprio modo di ascoltarla e farla. La magia sta nel lasciare che queste esperienze di vita si incontrino in un luogo che prima non esisteva. Se io proponessi semplicemente a qualcuno di stare dove sto io, sarebbe un invito a metà: non mi sposto. Invece la cosa più speciale di questi incontri musicali è stata creare un luogo a metà tra la mia esperienza e la loro. Questo crea momenti irripetibili, situazioni uniche. È stato un processo guidato tanto dall’istinto, ma un istinto basato sulla fiducia e sul vedere qualcosa di potenzialmente bello».

Se pensi alla lavorazione di Speriamo hai un ricordo a cui sei affezionato?

«Questo disco per me è stato un grande momento di crescita a livello umano e professionale. Si è particolarmente esplicitato nel mio rapporto con Filippo, il produttore, da cui è anche nata una canzone. Dopo un viaggio in moto nei Balcani, due estati fa — intenso, durante il quale sono caduto, mi sono rotto una mano e altre sfortune - ci trovavamo in condizioni difficili e il nostro rapporto, per quanto vicinissimo, sembrava cristallizzato, come se mancasse una vera condivisione. Una mattina, in studio, cercavo di scrivere al pianoforte e lui era seduto dietro di me, in silenzio. Poi mi ha detto una cosa che solo gli amici veri sanno dire: che dovevamo riaprire quella porta tra di noi, dove ci diciamo davvero le cose. In quel momento mi sono reso conto che le persone con cui condividevo il viaggio musicale erano anche compagni di crescita umana. È impossibile fare musica con questa mentalità se non la vivi anche nel quotidiano. Da questa situazione è nata la canzone "Tra le tue braccia" con Cosmo, che racconta proprio la distanza che può nascere tra due persone che si vogliono bene ma smettono di connettersi. A volte basta riuscire a dirsi “ti voglio bene”. È un momento che porto nel cuore».

E Sanremo?

«Le possibilità che può dare nel percorso di un artista, di un cantante, io posso dire che non so cosa avrà da darmi, da offrirmi. però sono sicuro che qualsiasi palco che mi troverò davanti, che sia quello del Biko, dietro la circonvallazione di Milano, che sia quello di Sanremo o di qualsiasi altro palco in Italia, o all'estero, io ci salirò sempre con amore e con tutta l'emozione che metto nelle canzoni. E questo è l'augurio che posso fare a me e alla mia musica. Il viaggio è misterioso e vedremo cosa ci pone davanti».

La tracklist di Speriamo, l'ultimo album di Venerus

1. La moto (Alizèe)
2. Impossibile
3. Tra le tue braccia feat. Cosmo
4. La chiave
5. Ti penso
6. Un giorno triste feat. Gemitaiz
7. Cool feat. Side Baby, Mahmood, Jake, MACE
8. Felini feat. Marco Castello
9. Pensieri parte 1 feat. Izi
10. Pensieri parte 2 (Bellusco Blues)
11. Stazione Bovisa
12. Quello che resta
13. Okay feat. Altea, amanda lean, not for climbing
14. Sesso

Le date di Venerus nei teatri

27.11 – LUMIERE – PISA
29.11 – AUDITORIUM SAN FEDELE – MILANO
30.11 – TEATRO BOLIVAR – NAPOLI
01.12 – ANGELO MAI – ROMA
04.12 – TEATRO SAN MARCO – TRENTO
05.12 – TEATRO VERDI – GENOVA