NEW NAME, NEXT HYPE è la nuova rubrica di Cosmopolitan Italia in cui ci mettiamo in gioco e facciamo una scommessa: chi saranno i grandi artisti del futuro? Nomi emergenti da conoscere, voci singolari, talenti innati. Ci piace pensare di ricoprire un nuovo ruolo: quello di talent scout. Vi presentiamo i nostri pupilli, fatene buon uso.


Emili Kasa ha vent'anni tondi e un background ricco di sfumature, anche grazie alla musica che ha ascoltato crescendo in un piccolo paesino marchigiano, quella musica scelta dalla madre di origine greca e dal padre albanese, in un mix che si è portata dietro fino a renderlo un progetto personale. Emili Kasa ha fatto il suo esordio in musica con la pubblicazione di "Elodie" per Maciste Dischi, il 9 settembre. Il suo primo brano «è il mio primo amore raccontato senza filtri» mi dice Emili, tornando più volte su un punto chiave per la sua musica: deve essere reale, deve mostrare la sua vulnerabilità ma anche essere ironica, deve raccontare i primi amori e (tante) altre storie vere. L'obiettivo di questa cantante dalle sfumature R&B e bedroom pop è quello di svelare un percorso di crescita e, per farlo, ha grandi progetti, di cui ci ha parlato.

Come ti sei avvicinata alla musica?

«Da molto piccola, verso gli otto anni, perché mia mamma mi obbligò proprio ad andare a pianoforte. Ma già da piccolina avevo deciso: se voleva che continuassi a fare lezioni mi avrebbe dovuto mandare a canto e così è stato. Crescendo ho capito che quella doveva essere la mia strada, non ho mai pensato a un piano B. Ho iniziato a partecipare a vari concorsi, poi ho conosciuto Pablo America e ho iniziato con lui a scrivere le prime canzoni. Io già scrivevo un po' prima, ma mai per parlare nelle canzoni, mai pensando di avere un mio progetto. Pablo è stato come un mentore per me. Abbiamo iniziato questo progetto, che ora sta prendendo concretamente forma.»

Quali sono i tuoi ascolti?

«Ho iniziato quando ero piccolina con la musica albanese, soprattutto, perché a casa si ascoltava solo quella. Poi sono stata molto influenzata dai miei fratelli più grandi, anche loro molto appassionati di musica, con mia sorella che fa danza. Crescendo ho avuto un periodo in cui mi sono impallata con Emma Marrone, per tutte le elementari e le medie. Più tardi mi sono avvicinata all'indie in Italia, all'indie rock dall'estero, ad artisti come Calcutta e Venerus.»

emili kasa cantante elodie
Courtesy Photo

In che modo l'incontro tra la cultura greca, albanese e italiana ha influito su te e la tua musica?

«Per me è stato fondamentale. Perché fin da piccolissima ho potuto prendere delle sonorità molto diverse tra loro. Quindi anche il tipo di musica che mi ascoltavo, mi ascolto, o la musica che faccio hanno dei riferimenti a quelle melodie. Ora, il pop albanese ormai si sta avvicinando a quello italiano, ma le musiche tradizionali hanno tutto un richiamo orientaleggiante che mi piace tantissimo. La prima canzone che i miei genitori mi hanno fatto imparare a memoria è stata una canzone albanese, ma ci ho messo anni a impararla perché era complicatissima. In qualche modo questo mi ha formata.»

Qual è il tuo luogo d’elezione per scrivere?

«Le basi delle mie canzoni iniziano sempre in cameretta, al piano, è così che mi viene l'idea. Poi magari vado in studio con Pablo e iniziamo un po' più seriamente a lavorarci. Per "Elodie" gli ho detto "senti Pablo ho scritto questa cosa in cameretta, che ne pensi?" a me faceva schifo, ma a lui faceva impazzire. Facendo la prima strofa e mezzo ritornello... mi sono resa conto che in realtà era forte.»

Mi racconti il tuo primo singolo, "Elodie"?

«Parla semplicemente di quanto sei inesperto durante il primo amore, di come sia difficile gestire le proprie emozioni. "Elodie" per me è proprio stata una valvola, come in generale vivo la musica. Perché non sono brava a esprimermi a parole, quindi l'unica cosa che posso fare è scrivere. Quindi "Elodie" parla di questo amore in cui non sai mettere le mani, in cui tutto sembra bellissimo, all'inizio, ma poi ti rendi conto che ci sono tante cose sbagliate.»

Quanto è importante per te farti scoprire vulnerabile attraverso la musica?

«Tantissimo. Io sono, in generale, una persona che odia mostrarsi e soprattutto mostrarsi vulnerabile. E quindi quando poi vado a scrivere, la prima cosa su cui mi viene da scrivere è ciò che sto passando. Per raccontare così quelle che provo, perché altrimenti non uscirebbe fuori in un altro modo. In generale uso la musica per dire cose importanti per me, ma allo stesso tempo c'è tanta ironia. Penso si senta ascoltando "Elodie". Perché questa sono io, è il mio modo di essere.»

emili kasa cantante elodie
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Come definiresti la tua estetica?

«Vorrei che la mia immagine da artista riflettesse proprio la verità, che senza dover essere perfetta o più importante della musica. Quello che mi piace però, sia musicalmente che esteticamente, è provocare, creare qualcosa, che sia un commento negativo o positivo, l'importante è avere una reazione.»

Il 28 ottobre hai pubblicato il nuovo singolo, "Pita Gyros", me lo racconti?

«"Pita Gyros" è nata ancora prima di "Elodie", forse è stata addirittura una delle prime volte in cui sono andata in studio. Scriverla è stato come rivivere giorno per giorno, perché certe storie ti rimangono dentro anche quando finiscono. Con "Pita Gyros" torno all'amore adolescenziale, perché è quello che secondo me incide di più nella crescita personale. Perlomeno per me è stato così. Parlo dei ricordi quotidiani di una relazione che è praticamente finita. Infatti c'è una puntata di Stranger Things, ci sono le sigarette che fumavamo di nascosto. Tutti i nostri ricordi di quell'età, dei momenti che ho vissuto con quella persona. Poi ovviamente ci sono la tristezza e la malinconia perché affronta la fine di una cosa a cui tenevo.»

Sul tuo profilo Instagram ci sono diversi spezzoni musicali, ci possiamo aspettare che finiscano in un progetto musicale più ampio?

«Sto lavorando per raccontare una particolare fase della mia vita. Voglio che con la mia musica ci sia proprio un'evoluzione della persona. Cioè voglio raccontare il vero, capito? Quello che ho vissuto, che mi sono fatto per forza raccontare.»

Come immagini la tua prima volta sul palco?

«Mi immagino una cosa intima, magari in versione acustica. Mi farebbe impazzire cantare dal vivo, perché ne sento proprio la necessità, soprattutto pubblicando i miei primi pezzi, di vedere proprio la gente che conosce le tue canzoni e le ha fatte sue.»