NEW NAME, NEXT HYPE è la nuova rubrica di Cosmopolitan Italia in cui ci mettiamo in gioco e facciamo una scommessa: chi saranno i grandi artisti del futuro? Nomi emergenti da conoscere, voci singolari, talenti innati. Ci piace pensare di ricoprire un nuovo ruolo: quello di talent scout. Vi presentiamo i nostri pupilli, fatene buon uso.


Il progetto musicale di Sara Gioielli è probabilmente uno dei più interessanti che hanno visto la luce nel 2025. Il suo album d'esordio, pubblicato il 16 ottobre 2025, si intitola Gioielli Neri ed è lontano dalle logiche del pop funzionale alle classifiche. Volendo trovarle un filone, potrebbe inserirsi in quella riscoperta del folk che stiamo vivendo in Italia grazie ad artiste come La Niña e che, in Europa, si sperimenta da qualche anno attraverso la musica di C. Tangana o Rosalía. Ma non pensate che stia parlando di un copia e incolla: il progetto di Sara Gioielli ha le sue peculiarità, a partire da testi poetici e viscerali, in cui il dolore e la sincerità di chi scrive, Sara, appunto, si materializza accanto a noi mentre ascoltiamo. A livello musicale Gioielli Neri è tutto piano e voce, con l'unico sostegno dei cori, ed è prodotto da Sara Gioielli in collaborazione con marculedu (Marco Autiero), in fase di registrazione con Matteo Parisi, con il contributo di Luigi Esposito al pianoforte. Per capire fino in fondo il suono di Gioielli Neri bisogna partire dalla storia di Sara, dal suo studio della musica lungo una vita intera.



Classe 2001, di Pozzuoli, Sara Gioielli si approccia alla musica da piccolissima, tra il coro della chiesa e spettacoli di musica. A sette anni entra a far parte del coro delle voci bianche del Teatro San Carlo di Napoli e vi rimane per 11 anni, sperimentando con opere, concerti sinfonici, corali, con le più varie forme della musica classica. Attorno ai 15 anni comincia a esibirsi nei locali, per cercare la propria indipendenza economica, e tra un esibizione e le lezioni, Sara continua ad ascoltare musica: R&B, soul, tanta Rosalía e Yebba. Successivamente si iscrive al Conservatorio per studiare Canto e Musica jazz. Negli anni continua ad affinare il suo metodo di scrittura e, dopo il triennio, si dedica anche alla produzione.

«Per me è stata una questione di indipendenza creativa, mettermi lì e far uscire ciò che proveniva da me e non da altre persone» mi racconta Sara Gioielli a proposito del suo approccio alla produzione e al momento in cui ha capito che era pronta per lavorare al suo primo album: «Sono cresciuta, ho iniziato un po' a risolvere problemi antichi, ma soprattutto a conoscermi. Come se ad un certo punto fosse arrivato il momento di dare forma a tutte le cose che stavo elaborando in quel periodo della mia vita. Così è iniziato il progetto del disco, che è triste e viscerale, ma anche molto riflessivo». Gioielli Neri è un disco fatto di pensieri e ragionamenti, dice Sara: «Quello che ho imparato, quello che ho elaborato grazie alla terapia, ha preso forma in questo album». Ci siamo fatte raccontare il suo progetto.

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La genesi di Gioielli Neri ha impiegato due anni, lo definiresti un album più istintivo o elaborato?

«Ci ho messo due anni di lavoro, però la sostanza del brano, lo scheletro, è nato sempre in un momento di ispirazione. Se sono dentro quel momento di creatività non voglio mai stoppare il flusso, perché per me è troppo importante, perché significa che sta succedendo qualcosa in quel momento. Ci sono stati dei brani nati letteralmente nati dalle viscere. C'è un pezzo in particolare, "dove sei", di cui ho ancora la primissima registrazione, quando ho premuto Rec al computer, mi sono messa alla mia tastiera ed è letteralmente uscita così. Diciamo che con i brani di Gioielli Neri ho imparato veramente a fidarmi della mia voce interiore».

Cosa troviamo in Gioielli Neri a livello sonoro?

«Il disco è nato da una grande sfida, mettere solo due elementi, piano e voce, e non farlo sembrare vuoto. Nella prima fase di lavorazione mi sono concentrata solo sulla voce, mi sono detta "prendiamo soltanto i campioni della voce e creiamo qualcosa che sia funzionale, soprattutto a quello che ho scritto". Perché per me la cosa più importante era quella, concentrare l'attenzione sulle parole».

Quanto c'è di personale nei brani di Gioielli Neri?

«Ogni brano ha un aspetto della mia persona e del mio vissuto, che è stato molto delicato. In questo disco c'è un po' l'evoluzione della mia terapia. Ti faccio un esempio, io sono partita dal presente per poi andare a sviscerare il passato, che è un tipo di terapia che si fa. Quindi sono partita da una relazione che stavo vivendo, una relazione dove la base era un po' la codipendenza, e poi proprio da questa cosa sono riuscita a tornare indietro ai miei problemi antichi e affrontarli. Io ho perso mio padre a 12 anni e in Gioielli Neri c'è tanto di questa elaborazione».

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Un tema molto presente nel disco è quello del tempo, come lo vivi e come lo racconti qui?

«Diversi brani parlano del tempo, dell'accettazione. Ad esempio, "aspettami altrove" è uno di questi, perché parla di quel periodo della mia vita in cui sentivo una pressione dettata dalla società e da quello che subiamo tutti i giorni. Mi sentivo perennemente in ritardo e ne soffrivo, così "aspettami altrove" parla proprio della corsa che si fa contro il tempo. Chiamiamoli con il loro nome: sono stati anni di depressione, in cui mi sono sentita anche in colpa nello stare le giornate a casa nel letto a dormire e non fare niente. Però poi questa cosa mi è servita, per me ha significato avere il tempo di elaborare delle cose, di prendermi cura di me stessa. In questo disco avevo l'urgenza di parlarne, anche per imparare a vederne il lato positivo».

Mi racconti la title track dell'album, "Gioielli Neri"?

«Questo brano parla del riuscire a trovare momenti per prenderti cura di te stesso. Quella dei gioielli che si anneriscono è un'immagine che mi è stata ispirata da un gesto che faccio quotidianamente, ovvero quello di pulire anelli e collane che si sono ossidati. Anche perché vivo a Pozzuoli e capita che si anneriscano molto spesso. In questa metafora ci ho visto un invito a dedicarsi alla cura di sé, ma anche un avvertimento: se non ti prendi cura di te stesso, non puoi prenderti cura di un'altra persona. È molto complicato farlo per qualcun altro se tu non sai che cosa significa per te».

Dove ti immagini a cantare dal vivo Gioielli Neri?

«Ci pensavo già mentre producevo, basandomi su come suonava il disco. Sarò sincera, il primo posto in cui ho immaginato il live sono state le chiese e i teatri. Perché ho bisogno di guardare le persone negli occhi quando canto, la necessità di stare quasi anche un po' in mezzo a loro, perché in quel momento mi rendo pure conto che io gli sto dando la mia sofferenza e voglio che ascoltino. Ho proprio l'urgenza di esibirmi, anche per fare un po' esaurire il processo creativo del disco. Ora è uscito, però mi manca un pezzo per chiudere totalmente la scrittura di questo capitolo».