I suoi primi passi nel mondo della musica si intitolano "Mondo Fiorito" e "Figli". Il 10 ottobre, Lea Gavino ha pubblicato i suoi due singoli d'esordio, in contemporanea, per presentarsi al pubblico con un concetto ben chiaro: ci sono molte cose che le piace fare ed è pronta a sperimentarle tutte. Lea Gavino, infatti, viene da un ambiente diverso: ha intrapreso la carriera attoriale, debuttando nel 2019 in Io ricordo Piazza Fontana, diretto da Francesco Miccichè. Tra gli altri, interpreta Artemisia Gentileschi nel film L’Ombra di Caravaggio di Michele Placido, film del 2022 che vince 3 Nastri d’Argento e 2 David di Donatello. Protagonista di Skam Italia, tra i progetti più recenti di Lea Gavino c'è inoltre il film Dieci Minuti, diretto da Maria Sole Tognazzi.

E la musica come si inserisce? Come un'esigenza, come un nuovo modo di raccontarsi, in maniera completamente naturale: «Nei momenti in cui non stavo sul set mi dedicavo alla musica» mi racconta Lea Gavino a poche ore dalla pubblicazione dei suoi due nuovi singoli. La sua è una musicalità pop cantautorale, leggera nel senso di delicata, allegra nella stessa dimensione in cui è fragile, vulnerabile, con un trasporto sincero e confortevole nella voce e nella produzione di "Mondo Fiorito", affidata a Valerio Smordoni, e "Figli", nelle mani di Golden Years.

"Mondo Fiorito" racconta un amore in compiuto, un'attesa e una fina che Lea affronta senza rancori, trasformando il brano in un «inno alla consapevolezza, all’amor proprio, alla capacità di mettersi al centro della propria vita». "Figli" è invece una dedica al fratello, Damiano Gavino, con cui condivide la passione per recitazione e musica, e con il quale ha un legame profondo, di cui parla nella canzone: «Da sorella maggiore ho sempre sentito il desiderio di esserci, di proteggerlo; eppure, a volte, mi sono sentita in colpa per le assenze». Quando Damiano l'ha ascoltato, gli è piaciuto molto: «Mi ha detto che era estremamente fiero di me e felice perché avevo deciso di condividere il mio rapporto segreto con la musica con il resto del mondo».

Come ti sei avvicinata alla musica?

«È stato fin da molto piccola, perché ho studiato per diversi anni il pianoforte classico, dagli otto ai sedici anni, e poi mi sono spostata sulla composizione. La musica è stata sempre presente nella mia vita, da che io ricordi: ho fatto persino il Nido musicale! Nonostante ci sia sempre stata, per me ha sempre rappresentato qualcosa di molto intimo, in cui raramente facevo entrare qualcuno, era un po' un segreto».

Qual è stato il momento in cui hai deciso di condividerla con gli altri?

«Direi quest'anno, con l'acquisto del mio primo pianoforte personale, perché ho sempre avuto il pianoforte a casa dei miei genitori, ma questo è tutto mio. Quando è arrivato ho iniziato a scrivere molto di più, tantissimo, a usare il mio tempo libero quasi solo per fare quello. Mi sono resa conto di avere la necessità che questa cosa diventasse una questione di gruppo, una cosa da fare insieme e da far diventare più grande, piuttosto che suonare sempre in piano voce, volevo trovare un suono più completo. Devo dire che sono molto contenta, perché ho incontrato le persone giuste per farlo».

Quali sono le tue ispirazioni a livello di ascolti?

«Credo che ci sia tanto della mia cultura di musica classica poi, ovviamente, i miei gusti musicali spaziano e vanno da Bob Dylan, Vasco, Lucio Dalla. Ma anche Clairo, mi piacciono molto i suoi suoni, i suoi arrangiamenti precisi e pastosi. Adoro la scena italiana contemporanea Andrea Laszlo De Simone, Calcutta, Coez».

“Mondo fiorito” e “Figli” escono lo stesso giorno ma mostrano diversi lati di te, quali?

«Entrambi i brani parlano d'amore, anche se sotto due punti di vista diversi. L'amore in questione è però sempre pacifico, senza rancore, perché volevo raccontare la parte vulnerabile del mio modo di vivere che, allo stesso tempo, ho sempre reputato la mia forza. Per me essere fragili non significa debolezza, la potenza della fragilità per me è vivere e raccontare le cose da un punto di vista vulnerabile, senza averne paura».

La scrittura per te è una questione d'istinto?

«Sì, quando mi metto a pianoforte, faccio i primi accordi e ci metto sopra delle parole e tendenzialmente la canzone che scrivo in quell'ora, due ore, è quella che poi pubblicherò. Magari cambio qualche parola per rendere tutto più comprensibile, ma tendo ad affezionarmi molto a ciò che scrivo in questa maniera così istintiva, perché credo che la prima versione di quello che fai è la più autentica».

Hai collaborato con due produttori diversi, Valerio Smordoni e Golden Years. In che modo ciascuno ha influenzato la tua scrittura e il tuo suono?

«Ho iniziato con Valerio ed è stato bellissimo perché abbiamo dei gusti molto simili e condividiamo lo stesso strumento principale, il pianoforte, quindi ci siamo capiti al volo. Lui ha subito colto la direzione in cui io volevo andare ed ha aggiunto al mio desiderio la sua esperienza e il suo gusto, che è stato indispensabile. Anche lavorare con Golden Years è stato bellissimo, perché credo veramente abbia un gusto uno senza tempo e sofisticato nell'arrangiamento. In più, lui è un chitarrista quindi è stato interessante confrontarmi con uno strumento più delicato. Sono stati veramente due incontri fortunati».

A livello visuale, come definiresti l’estetica del tuo progetto?

«La cover di "Mondo Fiorito" e "Figli" è uno specchio, perché io da sempre mi sento doppia, anzi, ho la sensazione di essere più cose e la necessità di essere incoerente. Non voglio essere coerente, ferma, non cambiare mai idea: io voglio cambiare opinioni, idee, e amo chi lo sa fare. È stato molto bello lavorare sia con Sara sia con Francesco Coppola, che ha girato il video, sia con La Tarma che hanno trasformato in visione tutto quello che io raccontavo. È stato veramente commovente, perché non sono una piagnona eppure una lacrima mi è scesa quando mi sono sentita così tanto rappresentata».

Venendo dal cinema e dalla recitazione, che differenze e che punti di contatto hai trovato nel modo di raccontarti?

«Sono due modi attraverso i quali mi esprimo ed entrambi hanno a che fare con il racconto, che io adoro da sempre come forma di comunicazione. Quando rivedo una mia amica e voglio essere aggiornata sulla sua vita le dico "mi fai i racconti?" o anche con mia nonna, la mia famiglia, perché raccontare è il mio passatempo preferito, così come ascoltare le storie degli altri. Diciamo che con la recitazione racconto storie non mie, mentre con la musica sentivo tantissimo l'esigenza di esprimere me stessa».

Cosa ci puoi anticipare della musica che verrà?

«Dopo "Mondo Fiorito" e "Figli" sono in arrivo dei brani, sempre d'amore, ma più rancorosi. Perché è qualcosa che ho provato ed è stato molto divertente da trasformare in musica. Credo che quel bisogno di vendetta amorosa - ovviamente non violenta, ma artistica - sia uno dei sentimenti più utili per scrivere».