Aveva un disco pronto, ma non lo convinceva, quindi lo ha buttato via e ha ricominciato da capo. Il risultato? Per soldi e per amore, il quinto album in studio di Ernia, dodici tracce e quattro featuring che suonano come una dedica a se stesso. «Due facce della stessa medaglia», come recita James Franco nel video di lancio del nuovo progetto di Ernia, all'anagrafe Matteo Professione, in cui, per l'artista, da poco diventato per la prima volta papà di Sveva, avuta con Valentina Cabassi, «vince l'amore».
Ernia accoglie la stampa alla presentazione del disco in Universal, a Milano, dove descrive il progetto realizzato insieme a Charlie Charles (storico produttore di Sfera Ebbasta), come «un disco per i miei fan, che ha tutte le mie caratteristiche stilistiche di scrittura, reference, di mondi che decido di voler raccontare. C'è il tema della famiglia, degli affetti stretti, delle amicizie». Il viaggio ha inizio dalle origini di Ernia con "Mi ricordo", in un susseguirsi di tracce che per la prima parte del disco celebrano il suo percorso ("Figlio di" feat Club Dogo, "Fellini" feat Kid Yugi), liriche d'amore che spesso fa rima con dolore ("Il gioco del silenzio" e "Per i loro occhi"), fino a "Per te", dedicata a se stesso, che «non si è mai detto "bravo"» e che in questo brano vede «uno dei più belli che io abbia mai scritto».
La seconda parte del disco si lascia alle spalle la rabbia per abbracciare la gratitudine, Ernia diventa Matteo ed è qui che racconta i sacrifici fatti per arrivare dov'è ora ("Da denuncia" feat. Marracash), sulla gratitudine come risposta ad un mondo che sta andando in rovina (Perché" feat. Madame), alla dedica per sua sorella che oggi vive a Berlino e «di questo mi dispiaccio», per finire con "Grato", che chiude il cerchio delle 12 tracce e dei suoi 30 anni.
Nell’età di transizione in cui le prospettive cambiano e ci si confronta con nuove consapevolezze Ernia riconosce ferite e successi, impara a convivere con la solitudine senza tradirsi e a dare valore alle relazioni. “Per Soldi e Per Amore” è quindi un viaggio nella maturità, un tentativo di sciogliere le dicotomie che da giovani possono diventare conflitti interiori, alla ricerca di una convivenza pacifica tra contrasti e fragilità. Un disco che avvicina e mette in dialogo le due anime dell’artista. «Ma non chiamatemi artista», dice.
Ernia racconta il suo disco track by track
Mi ricordo
«Apre con la disillusione degli ultimi anni: aver raggiunto un discreto successo, un certo livello, e poi guardarmi intorno e rendermi conto che per tanti — e anche per me — i soldi hanno finito per decidere, quando in realtà avevamo tutti iniziato per altro. Dal rap, quando abbiamo cominciato, non potevi ricavarne nulla: era impossibile pensare di poterci vivere».
Figlio di feat. Club Dogo
«È una traccia celebrativa. Devo dire che con questa canzone Charlie è stato fondamentale: mi ha spinto a chiedere. I Dogo erano disponibili solo per i Dogo stessi, non avrebbero fatto altre collaborazioni tranne con Co’Sang e DJ Shocca, che erano storia nella storia. Charlie ha caldeggiato fortemente l’idea: “per un no non si muore”, e alla fine mi hanno detto di sì».
Il gioco del silenzio
«È l’unica traccia di amore canonico, un brano dedicato all’amore per una ragazza, al gioco del silenzio, qualcosa che ho vissuto in passato».
Fellini ft. Kid Yugi
«È un brano dissacrante, che va a distruggere alcuni punti fermi di molti rapper di oggi. A volte mi sembra che i rapper si sentano intoccabili e che quella cosa sia l’unica che conti. Nell’eremo conta solo quello. È anche un brano che relativizza: fai rap, non sei il presidente della Repubblica. Facciamo cose significative per la musica dei prossimi anni, ma a volte sembra che alcuni si comportino come se tutto dipendesse solo da loro. Non farti film: non sei Fellini».
Per i loro occhi
«Quinta traccia, dedicata agli occhi dei miei genitori e al rapporto che io e mia sorella abbiamo avuto con loro. Mia madre non è mai stata la mamma canonica, i miei sono sempre stati piuttosto freddi. Non saprei darvi un’alternativa: sono cresciuto così. Non mi hanno mai detto “bravo”. Da adulto riconosco che a volte mi sarebbe piaciuto sentirmelo dire. Anche oggi, i miei genitori mi chiedono solo: “Il lavoro, tutto bene?”. Non hanno mai commentato un disco, anche se so che li ascoltano. Ma mai un commento».
Per te
«È la conseguenza di Per i loro occhi: un senso di solitudine, di non essermi mai sentito dire “bravo”. Ho sempre guardato al livello successivo, senza fermarmi a riconoscermi i traguardi. Questa è per me».
Da denuncia ft. Marracash
«Nasce nel 2021. Io ero uscito con Gemelli e Marra con Persona (da un anno), due dischi che erano andati molto bene, entrambi prodotti da Marz & Zef. Doveva essere una canzone per loro. L’originale aveva linee e produzione diverse. Mi chiedo: cosa ho fatto per arrivare fin qui? Cosa sono stato disposto a fare durante il percorso?»
Perché ft. Madame
«È il pezzo più sociale. Francesca è stata eccezionale: inizialmente ero solo io, molto cupo. Madame era il personaggio giusto da inserire, anche con riferimenti nel bridge ai miei progetti. È una delle artiste più capaci e talentuose che abbiamo, e secondo me a volte non ha ricevuto il riconoscimento che merita».
Non piangere
«Nasce con una produzione di Dat Boy Dee e Geolier, durante una session a Napoli. Parla del carcere di un mio amico, giugno 2023. Durante Celebrity Hunted ricevetti una chiamata: un mio amico d’infanzia, che ha lavorato con me, stava per finire in carcere in Francia. Racconto quello che mi ha suscitato».
Berlino
«Un pezzo su mia sorella. Questo disco per me è molto “noi”: le persone con cui lavoro, la mia famiglia. Mia sorella si è trasferita in Germania nel 2021: a volte mi manca, anche se non siamo tipi da dircelo. Mi dispiace che viva lontano, ma le riconosco una cosa: non ha mai accettato nessuna forma di aiuto da parte mia. È fotografa, e in quell’ambiente ci sarebbe sempre bisogno di contatti, ma non ha mai voluto che la inserissi, che le presentassi qualcuno. Vuole fare il suo percorso: per me è un grande esempio di dignità. Non vuole essere “la sorella di” ed entrare grazie al fatto che a me le cose stanno andando bene. In un Paese in cui ogni posizione viene usata per inserire qualcuno, per me la sua è una bella storia».
Grato
«Per me è importante, perché nella mia narrativa ho sempre parlato di delusione. Nel primo disco avevo pezzi come "Baudelaire", "La nuit", "La noia", "Scegliere bene", dove parlavo di mancata realizzazione. Guardavo già al passo successivo, senza fermarmi. Questo pezzo affronta lo stesso tema, ma da un altro punto di vista: è un punto di chiusura per quel tipo di narrazione. Ora ho una compagna, una bambina piccola, faccio il lavoro che ho sempre voluto. Posso annoiarmi quanto voglio, ma guardando fuori e vedendo come va il mondo, non posso che essere grato. È un dovere, come se fossi un sopravvissuto. Sarà uno dei brani che farà meno stream, forse lo capiranno in quattro, ma ne sono molto fiero».













