Abbiamo familiarizzato con Riki quasi 10 anni fa, in quel 2016 in cui entra nelle case degli italiani con la sedicesima edizione di Amici di Maria De Filippi, che vince nella categoria Canto. Seguono tour sold out e tre album in studio: il primo Perdo le Parole, pubblicato nel 2017; il secondo Mania, che arriva nel 2018; il terzo PopClub, uscito nel 2020, con i singoli "Gossip" e "Litighiamo". In quel periodo, Riki decide che è il momento di fermarsi. Una pausa che dura quasi cinque anni, fino a ottobre 2024, quando torna a mettere di nuovo la musica al centro e fa il suo ritorno con il singolo "Quanto sei bella" mentre a gennaio 2025 pubblica "Carillon". Quando parliamo, Riki è in un momento cuscinetto tra l'uscita di "Cha Cha Twist!", la hit estiva pubblicata insieme a Lorella Cuccarini, l'incontro con il pubblico dal vivo, durante Tim Summer Hits del 7 giugno a Piazza del Popolo e alcuni giorni più tardi Battiti Live, e la scrittura e finalizzazione del nuovo disco CASABASE.

Per Riki è un momento di turbinio creativo, che si riflette nei mille pensieri che esprime in musica e a voce, mentre parla di tutto quello a cui sta lavorando. Il suo obbiettivo è raccontarsi in maniera autentica, nel modo più reale e sincero possibile. È questo il motivo per cui, dopo una pausa lunga alcuni anni, è tornato a fare musica. E quindi eccolo in una casa in Sicilia, dove può immergersi nel processo «artigianale» di creazione, sul terrazzino che affaccia su un cielo azzurro dove scriverà ancora «due o tre canzoni un po' più spensierate, con un ritornello sempre catchy» per sentirsi, finalmente, leggero.

Qual è stato il momento in cui hai sentito di essere pronto a tornare?

«È stato quando sono tornato a emozionarmi in studio di registrazione. Era tra la fine del 2022 e l'inizio del 2023, una sera molto tardi, mi trovavo a Milano insieme ad alcuni amici, che sono anche musicisti, e abbiamo deciso di andare in uno studio che era libero. A quell'epoca io avevo smesso di fare musica da qualche anno, perché avevo capito che ero stanco e non riuscivo a sentire nulla quando ero in studio. Nell'ultimo periodo però avevamo iniziato a buttar giù, divertendoci, un po' di cose che mi piacevano molto, e quella sera c'è stato proprio un clic. Ho cominciato a pensare che avevo voglia di tornare.

Dopo quella sera abbiamo continuato a scrivere, trovandoci in Garbatella a Roma sempre con questo gruppo di musicisti, poi ci siamo spostati in studio a Desenzano, immersi nella natura, e lì abbiamo concluso un po' tutto il disco CASABASE. Ho lavorato - e sto ancora lavorando - per ampliare tutte quelle che sono le sfumature di questo nuovo disco e presentarle al pubblico attraverso una narrazione a lungo termine, non una cosa buttata lì, ma un ragionamento solido».

È in questo momento che hai scritto "Quanto sei bella"?

«Sì, "Quanto sei bella" é stato il primo singolo a uscire perché secondo me era il pezzo più giusto per far vedere sicuramente un Riki diverso. È il giusto mix tra quello che c'era prima e quello che ci sarà d'ora in poi. C'è il coro gospel, l'orchestra, abbiamo fatto questa sessione meravigliosa all'Officina Meccanica e l'abbiamo impostata come una sorta di waltzer. Una scelta particolare come primo singolo. In "Come sei bella" c'è un tipo di scrittura che fa da tramite tra quello che era prima il mio mondo e quello che oggi. Ho inserito tante immagini alle quali sono molto affezionato, come le mani che sanno di crema oppure come stare con te fa del mondo un posto facile che è una frase molto semplice ma d'effetto. Un'altra strofa che mi rappresenta molto è dammi la mano che tutto pesa la metà, come a dire che se siamo in due chiaramente la responsabilità sono condivise. Sembrano frasi leggere però dietro c'è un certo tipo di retorica, c'è un modo più maturo di raccontarle».

E "Carillon" invece da quale esigenza è nata?

«"Carillon" è un pezzo completamente diverso che si va a proiettare verso un mondo, non ti dico inesplorato, ma poco battuto, perché in qualche modo richiama la scrittura di "Margot" che era in PopClub e, ad oggi, è uno dei miei pezzi preferiti. Con "Carillon" riprendo quella vena cantautorale, è un brano che ho scritto per mia nonna che è venuta a mancare l'anno scorso ma, più che parlare di mia nonna, è stato un modo per parlare di me stesso, della conseguenza di quella scomparsa, della solitudine, di tutto quel periodo. È un pezzo al quale sono molto affezionato, anche se non incontra quelli che possono essere gusti più radiofonici, però è stato importante per mostrare un altro lato di me prima di un twist più leggero, la "Cha Cha Cha Twist!" di questa estate».

Come dici tu, "Cha Cha Twist!" è un singolo fresco, come si inserisce nel tuo nuovo percorso?

«Con "Cha Cha Twist!" insieme a Lorella Cuccarini volevamo arrivare ancora di più alle persone e penso che ci siamo riusciti. Via Instagram ho visto questo video di bambini che ballano la canzone e, appena poco fa, ho ricondiviso questa clip di una bimba che guarda il video di "Cha Cha Twist!" in tv, incantata. Secondo me quando i più piccoli guardano un qualcosa in quel modo non vuol dire che la canzone sia per forza semplice, ma credo che loro abbiano quel modo di riconoscere la luce dietro un progetto, qualcosa che succede. Se i bambini si incantano, se gli anziani ballano, se le persone si distraggono da un periodo difficile, vuol dire che stai facendo qualcosa di giusto, e questo mi riempie il cuore».

Qual è il significato del titolo CASABASE?

«Significa che in questo disco io mi ritrovo completamente, mi sento a casa. È un nome composto, in realtà, alcuni mi dicono viene dal baseball e non lo sapevo, l'ho scelto perché mi suonava semplicemente bene. Era proprio dalla base e dalla casa che volevo ripartire per ritrovarmi a livello di scrittura, a livello musicale, come persona. Questo è un disco interamente suonato, poi ci sono chiaramente delle parti elettroniche, ma in generale è il mio ritorno alle origini, in una chiave più matura, come è normale, perché d'altronde ho 33 anni, non più 25».

Che tipo di canzoni troveremo in CASABASE?

«Canzoni più complesse, magari più difficili al primo ascolto, poi canzoni più radiofoniche che sono anche quelle che sto chiudendo in questo periodo. Ci saranno dei pezzi che sono ballad e che fanno piangere, questa è la tipologia di brani che mi piace più fare. Poi ci sono canzoni che ho già spoilerato come, ad esempio, "Un monolocale" che ha come frasi importanti, sto facendo tante cose perché voglio che tu le veda oppure sentirsi infiniti in un monolocale. In un posto piccolo per antonomasia ti senti senza confini quando sei insieme a qualcuno con cui stai bene, che sia un amore, un amico, la famiglia. Invece l'altra frase si riferisce a quando, alla fine di una relazione, nonostante tu stia soffrendo come un cane, provi a farti vedere mentre ti impegni in cento miliardi di cose, per apparire in un certo modo proprio a chi ti sta facendo soffrire. In questo caso ho voluto giocare con frasi semplici, che però ti lasciano sempre quella cosa che ti fa un minimo riflettere e dire cazzo è vero, almeno una volta nella vita mi è capitato di farlo o di pensarlo. Io vinco quando la gente si ritrova in quello che scrivo. E in CASABASE penso ci sia molto spazio per trovarsi».

In che senso sarà un disco artigianale?

«Qui artigianale vuol dire che ho lavorato insieme a tre ragazzi che suonavano all'Arci Biko di Milano, un locale dedicato alle jam session, in cui ci si ritrova e si fa musica per passione. Questi ragazzi molto giovani, di cui ti parlavo anche all'inizio, hanno un talento incredibile e con loro mi sono trovato bene fin dal primo momento. È anche grazie a loro se ho trovato la voglia di lavorare a questo disco e farlo in questa maniera. Artigianale significa fare quello che ci si sente con strumenti e modi casalinghi, quindi nessuna session impostata con gli autori, di quelle programmate dalle 2 alle 6, ma brani scritti quando ti capita. Se non abbiamo voglia di scrivere non lo facciamo, non forziamo la mano, e lo stesso vale per la parte musicale, dove abbiamo lasciato che fosse l'istinto a guidarci. Fino a quando qualcosa non ci emoziona, non ci convince, non è quella giusta. In questo senso sembra che le cose artigianali siano per forza difficili e che magari suonano un po' vintage. Da una parte è una cosa positiva, ma dall'altra non incontra il gusto di tantissime persone alle quali io però voglio parlare. In CASABASE quindi avremo anche quelle canzoni che suonano più immediate, ma che sono scritte sempre in maniera sincera».

Cosa speri di raccontare di te stesso a chi ascolterà CASABASE?

«In questi ultimi mesi ci sono tantissime persone che mi scrivono e di cui l'ultimo messaggio era magari del 2019, inoltre la cartina torna sole che mi fa più piacere è quando cantano con me sotto al palco. Tutto questo vuol dire che stiamo risvegliando tante persone che chiaramente si erano perse per strada, perché mi ero perso pure io. Da questo nuovo percorso e da CASABASE vorrei riuscire a parlare a tutte queste persone, per dire che cambio e non cambio, nel senso che cresco, ma rimango me stesso, rimango qualcuno che vuole fare musica in modo sincero. Penso che chi mi conosce bene lo sappia già, ma se tornerà l'occasione di tornare a parlare al grandissimo pubblico, io sono più che convinto che mi vedranno in quella veste di una persona solare, serena, mai artefatta, sempre autentica».