NEW NAME, NEXT HYPE è la nuova rubrica di Cosmopolitan Italia in cui ci mettiamo in gioco e facciamo una scommessa: chi saranno i grandi artisti del futuro? Nomi emergenti da conoscere, voci singolari, talenti innati. Ci piace pensare di ricoprire un nuovo ruolo: quello di talent scout. Vi presentiamo i nostri pupilli, fatene buon uso.


La sua voce soul e pop si incontra con l'urban è dà vita a quella fusione che è la musica di anice. Mentre racconta il suo ultimo progetto, l'Ep di esordio, fango, pubblicato il 30 maggio, anice riflette: «Non sono una rapper, probabilmente non lo sarò mai, ma allo stesso tempo non mi inserirebbero in nessun altro contenitore». Nel caso della cantante ligure classe 1996 è chiaro che le etichette e il tentativo di inscatolare la musica in un genere sia riduttivo, quando puoi scegliere di lasciar confluire diverse anime e stare a vedere cosa succede.

Questo è stato quello che ha fatto anice in fango, dove unisce acqua e terra, pianoforte e bassi, e dà vita al suo progetto più importante e personale, con la partecipazione di Latrelle per "fango", Promessa in "fine", J Lord per "gimme" e Night Skinny in "tv". fango è composto da sette tracce che aprono una finestra sul suo mondo interiore, che anice ha cominciato a raccontare dal 2022 con brani come "supernova", "rodeo" o "Dedication" featuring Geolier in Botox di Night Skinny.

Insieme a Night Skinny ha lavorato anche a "Solo Dio sa" con Tony Boy, Geolier e Shiva; mentre anice ha collaborato con Coco in "Preferisco morire" e Jake La Furia nel brano "Andiamo al mare". In fango l'attenzione è tutta puntata su di lei.

anice nuovo ep fango
courtesy photo

Come ti sei avvicinata alla musica, quali sono state le tue prime influenze?

Allora io canto sin da bambina, andavo a cantare nel coro della chiesa, ma sono sempre stata appassionata anche di scrittura. Ho proprio un ricordo vivido delle poesie che mi facevano studiare a scuola. Quando da bambina ho capito che cos'era la poesia, cioè il fatto che le parole possono significare altro, mi sono innamorata della scrittura e non ho mai separato penna e voce. Lentamente ho capito che volevo fare la cantautrice, che non c'era un'altra strada. Sono cresciuta con Adele, Amy Winehouse, per poi arrivare a Rihanna, alle popstar.

Com'è arrivata poi questa svolta musicale tra il rap e il soul?

Un po' inconsapevolmente. nel senso che il mio timbro, per fortuna o sfortunatamente, rende blues anche il pop e forse ascoltando tanto soul, tanto Adele e Amy Winehouse, come ti dicevo, mi hanno portato comunque verso questo genere. Era un'evoluzione inevitabile. Poi sicuramente negli ultimi anni, anche con le mie frequentazioni e la mia relazione, il rap è entrato in maniera molto prepotente nella mia vita. Quindi questa fusione credo sia suggerita un po' da quello che vivo ogni giorno.

La prima collaborazione importante nel mondo rap è stata con Night Skinny in Botox: come è nata?

Qui c'è da sfatare un mito. Night Skinny mi ha contattata perché all'epoca avevo iniziato a pubblicare i primi pezzi e gli piaceva la mia voce, solo dopo ci siamo piaciuti noi. Ci siamo detti che non avremmo mai mischiato la nostra storia con la musica, ma spoiler: è molto difficile. Conviviamo da quattro anni quindi è abbastanza difficile, anche perché viviamo per quello che facciamo, quindi se lui produce un beat a due metri da me è abbastanza difficile.

In ogni caso, la collaborazione su "Dedication" per Botox è nata così: Night Skinny ha messo questo beat e mi è venuto spontaneo a cantarci sopra. Questo è stato uno dei provini che ha tenuto poi per il disco, perché lui produce molto più di quello che poi pubblica, ma questo lo convinceva più degli altri. Io ero molto insicura, ma questo momento è stato quello che ha dato il là a questo mio avvicinarmi al mondo urban.

anice nuovo ep fango
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Qual è stata l'esigenza creativa che ti ha spinta a scrivere il tuo nuovo EP, fango?

Mi sono resa conto che, in un modo o nell'altro, scrivevo sempre pezzi d'amore. Me ne sono accorta soprattutto lavorando a "tv" , che è un brano molto duro per mio papà, ma in fondo è anche molto dolce. Da quel momento ho capito che fango era il mio modo per raccontare le mie ferite, perché dove c'è l'amore c'è spesso anche una ferita. Ho cercato di liberarmene trovando anche un po' di leggerezza che, in questo caso, è arrivata con la musica. Questo concetto di amore tormentato c'è anche in "rodeo", ma più dell'amore disperato mi interessano le frecciatine: non mi interessa crogiolarmi nel dolore, mi piace parlare delle ferite ma per dire "guarda come riesco ad andare oltre".

Perché hai scelto un elemento naturale come il fango per rappresentare il tuo Ep?

Il titolo fango mi piace perché rappresenta l'unione tra acqua e terra, per me è anche l'incontro di due mondi musicali. L'acqua è tutta la parte più emotiva, i pianoforti, linee di voce, mentre la terra è tutta la parte più materica, le batterie, i bassi, quello che ci fa vibrare. Da un punto di vista musicale trovo questa unione molto coerente, nonostante nell'Ep ci siano anche stili molto diversi, c'è stata una scelta precisa di suono. Per esempio, non c'è una chitarra in tutto l'Ep.

Di "tv" mi hai detto che è stato un pezzo complesso: quanto è stato importante avere Skinny che ti aiutasse anche nella lavorazione di questo brano?

Lui aveva appena finito di pubblicare "Mio padre" con Noyz Narcos e Guè, per il suo disco Containers, quindi eravamo super allineati nel contenuto. È proprio stato terapeutico affrontare insieme questo tema difficile che è il rapporto con un genitore, ma anche molto naturale. Parlare di cose personali con una persona che mi conosce ha reso tutto più semplice e anche più significativo, come artista. Al di là dell'impatto che potrà avere il brano è stato proprio bello lavorare e condividerlo con lui.

"fine", featuring Promessa, è la traccia più urban di tutte: me la racconti?

Nel processo creativo solitamente scrivo i pezzi a pianoforte, poi cerco di trovare il vestito con i produttori che, ovviamente, impazziscono a starmi dietro. "fine" è stata proprio una sessione da rapper, cioè con un produttore che ti apre una cartella di beat e tu ci inizi a fare dei mumble sopra. È stata anche l'unica traccia che non ho ritoccato, perché appunto lavorando tanto da sola al pianoforte ho tutto il tempo di farmi le mie paranoie, modificare il testo, cambiare la top line. Mentre in questo modo è stato diverso. Registrare le voci definitive è una cosa che mi spaventa parecchio e la rimando sempre all'ultimo, ma con "fine" sono rimaste quelle della prima registrazione.

Dopodiché sul brano è arrivato Promessa, che ho conosciuto quando stava lavorando a Players Club '25. Gli ho fatto sentire "fine" e ci è saltato subito sopra con la sua strofa. Diciamo che questa è una delle cose che mi fa capire di essere fortunata perché il mio piede nell'urban è fatto di persone, di quello che vivo. Io ho vissuto un po' questa frustrazione di non essere compresa perché ho la voce un po' soul, un po' pop, però mi sento tanto urban. Ma quando vedo questi artisti emergenti o anche rapper più affermati che mi fanno i complimenti è come se mi dessero loro un'appartenenza. Mi sento proprio vista e riconosciuta, perché sanno che non sono una rapper, probabilmente non lo sarò mai, ma allo stesso tempo non mi inserirebbero in nessun altro contenitore, quindi questa è una cosa che mi fa sorridere e dormire serena.

Il pubblico che ti ascolta ti percepisce come urban?

Secondo me sì, perché sul reggaeton e sulla parte più cafona ci sono diverse teorie (ride, ndr), d'altra parte è vero che il mio timbro esce nelle parti più emotional, sul pianoforte, su un certo tipo di sonorità. Nei brani che sono nati dopo, quindi in "tv", in "fine", così come in "mayday", c'è un po' il futuro di anice. Sicuramente andrò sempre di più in quella direzione, perché è quello che mi restituisce di più, a livello non solo di ascolti e di pubblico, ma proprio di appartenenza. È quella che mi appaga di più e che mi dà la sensazione che il pubblico mi stia capendo.