NEW NAME, NEXT HYPE è la nuova rubrica di Cosmopolitan Italia in cui ci mettiamo in gioco e facciamo una scommessa: chi saranno i grandi artisti del futuro? Nomi emergenti da conoscere, voci singolari, talenti innati. Ci piace pensare di ricoprire un nuovo ruolo: quello di talent scout. Vi presentiamo i nostri pupilli, fatene buon uso.
Il duo formato dai rapper Prince The Goat e Ibra The Boy, nasce a Brescia nel 2016 e, dopo le prime pubblicazioni, nel 2021 esplode grazie a "ONLYFANS", il banger con MamboLosco prodotto da Finesse, che esplode su TikTok a qualche mese dall'uscita e in pochissimo viene certificato Oro. La storia degli Slings è intrecciata in diversi punti con il meccanismo di TikTok e il merito non è solo dell'orecchiabilità dei loro brani ispirati alla trap americana, ma anche dell'ottimo rapporto con i fan che, dicono loro, li sanno aspettare senza pressioni.
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Ad oggi, gli Slings hanno all'attivo due album, WAVE DELUXE (2022) e TRAPHOUSE (2023) mentre hanno appena pubblicato il loro primo Ep, TOO CLEAN, il 13 giugno. Per chi li segue da sempre, l'evoluzione degli Slings si può toccare con mano, ma loro sono qui per puntare ancora più in alto: «Vogliamo cercare di essere un po' più costanti nei drop, anche per dare nuova musica decente agli ascoltatori, perché non ne gira molta» scherzano Prince e Ibra.
Noi abbiamo incontrato i rapper per ripercorrere le loro orme, compreso il successo di "Thick-Remix" con MamboLosco, le diverse collaborazioni con Guè Shiva, Bello Figo, Niky Savage e Villabanks, fino al 2025 che si è aperto con il brano "Skrt" e l'uscita di TOO CLEAN. All'indomani del loro nuovo Ep, mi dicono, l'obiettivo degli Slings è solo uno, diventare sempre più bravi: «Vogliamo continuare a migliorare sotto tutti gli aspetti, diventare artisti completi, senza mai snaturarci. Non vogliamo perdere la nostra impronta, ma diventare più bravi a scrivere, più bravi a cantare, più bravi a fare tutto».
Come sono nati gli Slings?
Ibra The Boy: Noi ci conosciamo dalle elementari perché siamo cresciuti nello stesso paesino di provincia e lì frequentavamo l'oratorio, poi giocavamo a calcio nella stessa squadra. Così siamo diventati migliori amici. All'inizio non c'era il pensiero di fare musica, almeno non io, mentre Prince era già su quella via: faceva gare di freestyle e aveva fatto qualche canzone per i fatti suoi. Io ero solo un grande ascoltatore di rap americano. Quando un nostro amico ha cominciato a fare dei beat, ci è venuta l'idea di cantarci sopra, quella è stata la scintilla.
Qual è stato il momento in cui vi siete accorti che stavate diventando davvero ascoltati nel panorama trap?
Prince The Goat: Nel 2021 con "ONLYFANS", anche se è stato un po' strano perché è partita molto in ritardo rispetto a quando l'abbiamo fatta uscire. Fai che la canzone è uscita a fine primavera ed è andata virale a settembre grazie a TikTok. Per noi è stato bello, ovviamente, ma all'inizio eravamo un po' delusi perché non la vedevamo partire, mentre secondo noi era un pezzo che meritava molto di più, sia secondo noi che secondo Mambo, Finesse e tutti. Il percorso è stato simile, e ancora più in grande, per "Thick".
Su "Thick" come avete lavorato?
Prince: "Thik" invece l'abbiamo fatta uscire noi, senza feat inizialmente, e lo sapevamo già che era una hit. Poi ci ha chiesto di fare il remix Mambo, noi ovviamente gli abbiamo detto di sì, perché avevamo già spaccato con "ONLYFANS". Ed effettivamente ha spaccato anche con il videoclip, siccome c'era quella scenetta in cui Ibra mi passa un drink e io bevo che è diventato virale perché lo usavano come transizione su TikTok per fare i vari video. È così che ha preso piede.
La viralità delle vostre canzoni vi ha fatto sentire la pressione di sfornare una hit a tutti i costi?
Ibra: Un pochino sì, ma questo non tanto dovuto al fatto che ci siamo usciti una volta, ma al fatto che tutte le volte dopo che siamo usciti con i progetti ci siamo presi un po' di tempo in cui siamo stati fermi. Queste pause ci hanno portato ad avere proprio bisogno di tornare con la hit, perché quando non si parla di te da un po' di tempo hai bisogno di arrivare con prepotenza. Abbiamo avuto un po' quest'ansia qua però, allo stesso tempo, tutte le volte che abbiamo fatto un disco da WAVE a TRAPHOUSE abbiamo fatto uno o due pezzi che eravamo sicuri potessero piacere a tante persone.
Come è nata l'idea dietro a TOO CLEAN?
Prince: Noi ci siamo presi un po' di tempo e abbiamo lavorato a tantissimi pezzi, poi abbiamo scremato. Non abbiamo lavorato con la precisione di fare un album, abbiamo scelto le tracce che, secondo noi, avevano un filo e potevano funzionare insieme. Ci siamo impegnati tanto a fare questo progetto e metterci un po' di maturità in più, perché se senti WAVE, TRAPHOUSE e TOO CLEAN puoi vedere che noi tutti gli anni miglioriamo.
Qual è l'evoluzione più grande in questo Ep?
Ibra: Nella scrittura c'è stato più impegno, non che prima non ci impegnassimo, però prima magari ragionavamo un po' più all'americana, dove danno meno importanza al testo e più al ritmo, alle vibe. Questa volta abbiamo cercato di scrivere un po' più all'italiana. Per l'aspetto delle produzioni, ci siamo presi più tempo anche per quelle, perché non volevamo avere produzioni troppo semplici, cioè sono ancora semplici, perché è una nostra caratteristica, però hanno anche qualcosa di lavorato questa volta.
Allora il brano più all'italiana di questo Ep è "Sbalzi d'umore", sbaglio?
Prince: Allora quella traccia lì l'ha iniziata a scrivere Ibra inizialmente, poi siamo andati in studio, ci hanno fatto il beat che inizialmente era diverso, poi l'abbiamo cambiato. Come ho sempre detto, sembra che noi facciamo musica da club per fare le cose semplici, ma non è così. Per noi è il contrario, fare questo genere significa metterci alla prova, perché sarebbe più facile fare canzoni dove ci possiamo raccontare che, alla fine, parliamo di cose che abbiamo vissuto. "Sbalzi d'umore" era una traccia che secondo noi, anche se non ha il collegamento con tutti gli altri pezzi, come chiusura di TOO CLEAN era perfetta per far capire anche alla gente che sappiamo fare anche questo.
Com'è nata l'idea di mettere Shiva e Gué su "Don't Stop It"?
Ibra: Avevamo da tanto in cassetto il ritornello con la strofa di Prince, una melodia con una top line che secondo noi non spaccava così tanto cantata dalle nostre voci. Il ritornello era una melodia, una top line che Prince aveva trovato ma che secondo noi cantata dalle nostre voci non spaccava così tanto quindi ci è venuta l'idea di farla cantare a Palmitessa, dato che la conosciamo da tanto tempo e sappiamo che è molto brava. Quando abbiamo fatto ascoltare il pezzo a Shiva, ascoltando le nostre tracce ha detto che quella lì gli piaceva molto, perché il ritornello gli rimaneva molto in mente. Nel giro di un paio di giorni ci ha mandato la strofa e noi già da prima avevamo l'idea di metterci anche Guè, così è venuta l'idea di metterli insieme.
La traccia con Dissgacha si intitola "Trapper", ma cosa significa essere trapper oggi, a 10 anni dall'arrivo della trap in Italia?
Prince: C'è chi ascolta pop, chi rap, chi quello che è, ma in ogni caso quello che ascolti è un po' lo stile di vita. Il ragazzino, secondo me, quando ascolta la musica trap si sente libero, si sente capito, entra nel viaggio. A volte si dà tanto peso ai testi, mentre in America quando si ascoltano le canzoni trap spesso non hanno nemmeno un significato. La trap è qualcosa che la gente deve vivere con calma. Per me il trapper è uno che flexa, capito? Non so proprio che termine usare in un modo più semplice, però è uno stile di vita.
Qual è il messaggio che lasciate a chi vi ascolta con TOO CLEAN?
Ibra: Il nostro pubblico di ragazze e ragazzi è vario, rispettoso, e sa anche aspettarci. Siccome noi siamo giovani ci viviamo la vita e a volte non abbiamo tanto da dire nelle canzoni, perciò preferiamo prenderci una pausa per tornare più forti. I nostri fan secondo me questa cosa qua la capiscono, rimangono in attesa e noi riusciamo sempre a ripagarla. Speriamo di esserci riusciti anche con TOO CLEAN.












