«C'erano già 6 brani che si parlavano tra di loro, pronti per essere inseriti in un disco. A quel punto ho iniziato a vedere in giro un simbolo ricorrente: la rosa dei venti. Sul braccio di un cameriere, in un mosaico a Cefalù... Era un segno». Di messaggi dal cosmo, sensazioni, e momenti di crescita parla rosa dei venti, il nuovo album di Gaia, fuori il 21 marzo per Columbia Records/Sony Music Italy. A quattro anni di distanza da Alma, il suo precedente disco, rosa dei venti è l'album della maturità, scritto con più calma e consapevolezza. Come spiega Gaia durante la conferenza stampa, questo progetto l'ha aiutata a descrivere i cambiamenti, ad accettarli e accettarsi.
Tra questi, uno dei colpi di scena più grandi è stata la doppia vita di "CHIAMO IO CHIAMI TU", che l'artista italo brasiliana ha portato sul palco del Festival di Sanremo 2025, non tra i favoriti della gara, ma virale subito con il video del coreografo Carlos Diaz Gandia. È la seconda grande hit in meno di un anno per Gaia, dopo "Sesso e samba" feat. Tony Effe che ci ha tenuto compagnia per l'estate.
Tredici tracce che formano una playlist emozionale, una serie di fotografie che ritraggono i 20 anni: i momenti in camera ad occhi chiusi, quelli con amici e amiche mentre ci si prepara nel preserata, nel mezzo di un road trip, nei momenti catartici. Per raccontare questi diversi stati d'animo, Gaia ha scelto di usare solo - a eccezione di "RJ" con Lorenzza - l'italiano. Spiega lei: «Con il portoghese sono sempre stata molto autonoma, andavo in studio e usciva tutto facile, come una necessità, mentre l'italiano mi ha sempre fatta sentire un filo più distante» quella di scegliere questa lingua però è stata una sfida che ha voluto cogliere perché «avevo voglia di ricordarmi che l'italiano è una bellissima coccola musicale, che la poesia della nostra lingua non si può eguagliare».
Scritto e composto tra Cefalù, il Lago d'Orta, con il ricordo del viaggio in Amazzonia, è stato un disco «scritto tantissimo anche a Settimo Milanese», dice Gaia, citando poi gli artisti che hanno partecipato al progetto: Capo Plaza in "Ti fidavi", Guè per "Addicted", Lorenzza su "RJ", Toquinho in "Vento". Ogni collaborazione, spiega Gaia, riflette quelli che sono i reali ascolti, suoi e delle sue sorelle Giorgia e Frida, che racconta di aver, in qualche modo, reso felici con le scelte dei featuring. La famiglia per Gaia gioca un ruolo importante in rosa dei venti: in "Bejo", la traccia di apertura, si sentono le voci della nonna, del padre e delle sorelle, che le parlano e la introducono al viaggio che sta per intraprendere con il disco. In chiusura, torna una voce di famiglia, quella della madre che, sul finale di "Vento" parla in portoghese e, come spiega Gaia: «Dà un senso di protezione, quello che serve per poter spiccare il volo».
Rimanendo sulla parte più emozionale del disco, il brano che Gaia sente più vicino è "Cicatrici", che descrive come «volutamente straziante» realizzato in poche ore e mosso dall'urgenza di mettere in musica una pagina di diario «dove veramente apro le mie paure più grandi, i miei auto-sabotaggi, e chiedo di trovare amore nell'imperfezione, anche quando non siamo come ci vorremmo». E forse è proprio questo il punto da cui partire per ascoltare tutto l'album che porta Gaia, e chi l'ascolta, in un viaggio nella propria consapevolezza: «Credo che il processo più speciale di questo disco sia stato l'accettazione, che si gioca su base quotidiana e non sempre funziona, ma è in moto. E già questo mi fa essere molto più felice e grata di quello che faccio».













