NEW NAME, NEXT HYPE è la nuova rubrica di Cosmopolitan Italia in cui ci mettiamo in gioco e facciamo una scommessa: chi saranno i grandi artisti del futuro? Nomi emergenti da conoscere, voci singolari, talenti innati. Ci piace pensare di ricoprire un nuovo ruolo: quello di talent scout. Vi presentiamo i nostri pupilli, fatene buon uso.


È passato quasi un anno dall'uscita del quarto album dei Post Nebbia, Pista Nera, pubblicato a novembre 2024, con un sound dark e un messaggio che non vuole stare in primo piano, ma finisce inevitabilmente per esserci, un anno fa come oggi: dobbiamo ripensare il nostro rapporto con la natura e il presente in tutte le sue forme. Dietro ai testi di Pista Nera c'è Carlo Corbellini, musicista e voce della band (composta poi da Giulio Patarnello, Andrea Cadel, Giovanni Dodini) che ha scelto come ambientazione principale del disco la neve, l’inverno. Ma le stagioni in realtà si alternano inesorabili e sempre diverse da come ce le aspetteremmo. C’è il caldo insopportabile in "Giallo" o una specie di primavera, una falsa illusione in "Statonatura". È come se ogni mese, ogni cambiamento, avesse qualcosa da dirci, un messaggio, se solo riuscissimo ad ascoltare.



Con disincantato e un pizzico di ironia cinica, Pista Nera è una presa di consapevolezza su base post-rock, a tratti stridente, con accenti psichedelici, richiami al punk e alla new wave (Talking Heads, Gang of Four) condito da elementi new garage. Un disco che è stato pensato per essere suonato dal vivo e infatti i Post Nebbia l'hanno portato sul palco con il loro Pista Nera Club Tour invernale, partendo il 23 dicembre 2024 da Roma e concludendo il 21 febbraio 2025 a Molfetta, e il successivo Pista Nera Summer Tour, inaugurato a maggio 2025 con la data al Mi Ami Festival e in chiusura l'11 ottobre a Brescia.

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Riccardo Michelazzo

Com’è stato accolto Pista Nera in tour?

«Noi ormai siamo abituati a fare, diciamo, delle inversioni di rotta con ogni disco che facciamo un uscire, quindi non è mai scontato che che poi la gente risponda in maniera positiva. È sempre una doppia sorpresa che poi il disco piaccia e vada bene. Questo poi è un disco più veloce, più movimentato e quindi ai live abbiamo visto un'atmosfera meno contemplativa rispetto ai tour degli scorsi album, si faceva un po' più di casino. C'era anche gente un più giovane rispetto al solito ed è stato figo, perché mi ha ricordato di quando andavo io ai concerti, a 15/16 anni, vedevo le band e pensavo 'da grande lo voglio fare anche io'.»

Perché pensi sia arrivato anche a un pubblico di ascoltatori più giovani?

«Secondo me è un po' più dritto come album. Diciamo che c'è un'urgenza nelle strumentali, che lo rende un disco più divertente.»

Beh, è divertente nel suono, ma meno nei testi...

«Sì, esattamente (ride, ndr), però sai i testi sono secondari, sono una cosa che ti arriva in un secondo momento. Quindi a parlare è un'urgenza sonora che arriva in maniera più efficace anche a un pubblico giovane, anche dal vivo. Per noi il live è diventato una parte fondamentale del progetto dopo Entropia. Già prima era importante, ma avendo suonato tantissimo portando in giro Entropia, è diventata una dimensione che ci definisce come band.»

L'ambientazione di Pista Nera parte dall'inverno, ma è un inverno molto diverso da quello delle nostre aspettative. Cosa significa?

«Penso che una parte fondamentale del disco, cioè una delle emozioni che hanno dato vita a tutto, è la sensazione di disagio di fronte alle anomalie climatiche che che ogni anno diventano sempre più allucinanti. Non so te, ma quando siamo in inverno e c'è un sole talmente caldo che sembra sia maggio, io vado fuori di testa, mi crea malessere. Mi incazzo tantissimo. L'ambientazione di Pista Nera è invernale sì, ma non è un inverno come lo conoscevamo: stiamo facendo i conti con questo cambiamento. Nel disco c'è quindi questo genere di disagio, in cui le aspettative che hai su come deve andare il clima si scontrano con la realtà. E questo discorso vale anche per la politica o tutto ciò che sta succedendo nel mondo: hai un'idea di come dovrebbero andare le cose ma vedi che questa idea appartiene a un mondo che non esiste più. Bisogna anche un po' provare a imparare ad avere un atteggiamento per non farsi sopraffare.»

Come si è sviluppata la tua sensibilità ambientale?

«Di mio ho partecipato a un po' di manifestazioni ed è un tema a cui sono affezionato. Artisticamente però ho tentato molto di non utilizzare una narrativa troppo specifica. Perché l'ascolto sia efficace, chi ascolta non deve avere la sensazione che io abbia letto un libro. Ho cercato semplicemente di mettere le persone davanti a immagini e davanti al disagio profondo che creano. Volevo riuscire a far arrivare un'esperienza, evitando di far uscire un disco ambientalista nel senso tradizionale nel termine. Pista Nera è anche un espediente per parlare di tanti altri temi.»

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Riccardo Michelazzo

Il disco è stato scritto tra Torino e le Dolomiti: in che modo la città ha influenzato i brani?

«Adesso vivo a Torino da due anni e mezzo e il primo anno in cui sono arrivato c'è stata una siccità devastante. Io stavo all'ottavo piano di questo palazzo a Torino sud dalle cui finestre di solito si vedono le montagne, ma non ha piovuto per tre mesi e c'era questa cazzo di coltre di smog per cui non si vedeva niente. A febbraio non c'era neve sulle montagne, l'erba era marrone desertica, l'aria pesante: sono tutte cose che creano senso d'inquietudine. Poi aggiungici il guardare il telegiornale e ascoltare le notizie che ne parlano. A me Torino piace molto, ma è una città bella dark e inquinata. A livello ambientale ti mette davanti a fenomeni estremi: le montagne senza neve, il Po secco, il traffico devastante. Diciamo che il risultato è stato questo disco.»

Mentre dalle Dolomiti arriva la metafora di "Pista nera", con questa neve artificiale che ruba dalle falde acquifere: com’è nata questa immagine?

«Una parte della mia famiglia ha origini montanare e io ho avuto la fortuna di poter andare a sciare fin da piccolo. Già da quando alle scuole elementari mi parlavano del riscaldamento climatico, mi rendevo conto che lo sci e la montagna avrebbero subito un cambiamento in poco tempo e la cosa mi metteva un po' di ansia. L'immagine della pista con il fango intorno è una metafora per quello che il disco vuole fotografare, ovvero la tendenza degli occidentali, o meglio degli italiani, che hanno vissuto anni di benessere e di grande crescita e che ora non sono in grado di adattarsi a condizioni molto diverse. Vedere la gente sciare con il fango intorno è assurdo, ti fa capire che le persone non vogliono vedere.»

Sempre in "Pista Nera" c’è la frase: «Dammi un minuto e mi trasformerò nel sogno che tu hai di me» che sembra anche un riferimento alle relazioni d’amore o sociali in generale. Qual è il significato?

«Molte persone ci hanno trovato un riferimento alle relazioni, ma in realtà qui parlo di overtourism. Faccio un gioco di personificazione nel luogo, che parla rivolgendosi ai turisti con questa frase. L'idea mi è venuta frequentando molto anche città come Venezia. Il significato quindi vorrebbe far pensare a quanto i costumi e le tradizioni di un luogo vengano estremizzate, o addirittura inventate, per avere senso nella fantasia del turista. Ad esempio, dove io sono sempre andato in montagna, il posto si è trasformato sempre di più usando un'architettura bavarese, solamente perché quella rifletteva l'immaginario collettivo di un paesino di montagna, non perché realmente le tradizioni del luogo abbiano mai avuto a che fare con il Trentino. La fantasia del turista si impone sulla realtà del luogo e sembra che ogni angolo d'Europa sia spremuto da questo problema.»

Sento la critica sociale anche in "Statonatura" dove dai questa immagine degli studenti della Bicocca che mangiano quelli della Cattolica

«Quello che mi attraeva di più era il gioco di parole. Questo pezzo nasce da un po' di fastidio verso la gente che investe in crypto valute. Non c'è niente di particolarmente profondo in quel pezzo, solo la sensazione che ci siano alcune persone che costruiscono le proprie scelte, la propria vita, su dei livelli di complessità che non nascondono nulla di fondo. A questa cosa viene contrapposto il desiderio di portare tutto a un livello veramente basilare, un ritorno allo stato animale in cui la gente si sbrana per davvero.»

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Riccardo Michelazzo

In "Notte limpida" c'è una frase che mi sembra il manifesto di tutto il disco: «Nessuna visione nessuna filosofia / Non è rimasto niente oltre un po’ di benessere / Impanato nella noia e fritto nella nostalgia / Ma non ho scelta se non continuare a vivere»

«Quello è l'ultimo pezzo che effettivamente ho scritto. La strumentale è stata lì per un botto di tempo, e poi davanti al microfono è uscito il testo senza pensarci troppo su, lasciando uscire dei concetti che probabilmente avevo già chiari in mente. L'intenzione di questo pezzo è quella di arrivare a una conclusione, lasciarsi indietro alcune illusioni, provare a vivere il presente per quello che è. Trovare il modo di affrontarlo senza schemi, senza nostalgia di cose che non ci sono più. C'è una volontà di trasparenza e lucidità: l'importante è non farsi illusioni.

Se la speranza è una falsa promessa, bisogna fare qualcosa perché la situazione cambi, perché questi personaggi, questi fascisti, che stanno vincendo le elezioni in tutto il mondo non possano effettivamente influenzarlo. Non basta lamentarsi che non c'è più il decoro nelle istituzioni, bisogna vedere le cose per come stanno. Ecco, il Segretario generale della NATO, Mark Rutte, ha detto una cosa molto interessante: che l'Europa è uscita dalla sua vacanza dalla storia. E questo è il punto: la vacanza è finita. Non dobbiamo piangerci addosso, dobbiamo prendere le cose in mano. Io non sono pro NATO, non mi piace il militarismo e sono contro la guerra, ma questo concetto di richiamo alla realtà lo trovo fondamentale. Ed è un po' il concetto del disco: le vacanze sono finite. E dobbiamo ripensare il modo in cui agiamo. Le distrazioni non bastano: il sistema con cui siamo andati avanti per anni non è più in grado di venderci il futuro non è più grado di farlo. Serve qualcosa di nuovo».