«Di tutti i gruppi che debuttano in un mercato musicale ormai saturo, meno dell'1% raggiunge il livello di fama mondiale raggiunto da nomi ormai noti come BTS o Blackpink» spiega alla CNN Woonghee Kim, direttore del casting di MZMC, una delle ormai diffusissime etichette che in Corea del Sud puntano a selezionare i più giovani e promettenti talenti del K-pop di domani. Si parla sempre più spesso dell'influenza e del controllo a tutto tondo che le etichette sudcoreane - tra cui la più famosa HYBE che comprende alcune fra le principali label, come la Big Hit Music che detiene i diritti dei BTS - hanno sui propri talent, ma un'inchiesta della CNN ha potuto vedere più da vicino questa realtà. Così la MZMC ha aperto le porte della sua perfetta macchina sforna idol a Kyung Lah, giornalista della CNN che ha realizzato un reportage e un documentario sulla formazione dei gruppi K-pop, intitolato The Whole Story: K-Pop: A Star is Made.

Nello specifico, Lah ha potuto assistere all'ultima settimana di una selezione lunga mesi, in cui cinque candidate sono state scelte da un casting di migliaia di ragazze tra i 14 e 20 anni, per lanciare il primo gruppo creato a tavolino dalla MZMC: le VVS. Il gruppo formato dalle cinque vincitrici Lee, Koga, Jang, Kim e Jiu Moon, che prende il nome da un diamante raro, dovrebbe fare il suo debutto ufficiale all'inizio del 2025. E chissà che ne sentiremo parlare in maniera massiccia, molto presto.

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BTS

Per calarvi in questo mondo abbandonate il miraggio della musica indipendente, le etichette Made in Corea scelgono a tavolino le persone con cui formare le nuove band del momento, con un solo obiettivo: essere più performanti, belli, amati dal pubblico degli altri. Un obiettivo che richiede mesi di sacrificio, ben spiegati dal fondatore e CEO di MZMC, Paul Thompson, produttore americano di centinaia di canzoni K-pop, che ha trovato la sua fortuna proprio in Corea del Sud.

Come si formano i gruppi K-Pop?

Per creare un gruppo K-pop, tutto comincia dai primissimi casting volti a selezionare, tra centinaia di candidature, chi saranno i/le tirocinanti. Le richieste arrivano da tutto il Paese, con ragazze tra i 14 e i 20 anni che spesso sono disposte a vivere in dormitori lontani diversi chilometri da casa, accantonano la carriera scolastica per dedicarsi al sogno di diventare un idol. Così, per chi entra nel programma di formazione di MZMC, la giornata «inizia con due ore in palestra prima di una giornata intera di lezioni, tra cui lezioni di canto e danza. Le più giovani [...] frequentano mezza giornata di scuola regolare prima di andare direttamente all'allenamento, che può durare fino a mezzanotte» si legge su CNN.

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Rich Polk//Getty Images
Stray Kids


Tristemente famosa per i suoi standard di bellezza stereotipati (pelle chiara, fisico snello, lineamenti iper femminili) la pressione culturale in Corea del Sud è ancora più pesante per chi aspira a diventare una super star. Così le tirocinanti sono esposte a un esame rigido non solo delle capacità artistiche, ma anche del proprio aspetto. Thompson ha dichiarato a CNN che l'agenzia misura l'indice di massa corporea delle tirocinanti due volte al mese. «Offriamo loro pollo arrosto e uova sode e cose del genere... Mangiano abbastanza» ha poi specificato il CEO, difendendo la dieta come elemento chiave per «l'estetica visiva del gruppo». Così continua la selezione delle star, con valutazioni mensili che sfociano in round di eliminazioni, con gli aspiranti idol che vengono via via esclusi se le loro prestazioni non migliorano abbastanza velocemente.

Mettendo in conto che qualcuno riesca a farsi carico di questo peso fisico e psicologico, la situazione non migliora certo quando si riesce a fare ufficialmente il debutto come super star K-pop. Spiega Lah: «Le agenzie non si limitano a formare e selezionare le star, ma dettano i loro programmi, preparano i loro debutti pubblici, gestiscono le loro apparizioni sui media e i concerti, incoraggiano le interazioni con i fan online e persino supervisionano molti aspetti della vita personale delle star». Come se la pressione manageriale non bastasse, gli idoli sono esposti anche al severissimo giudizio dei fan.

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Everglow, la copertina dell'album Reminescence
Everglow

Ben più di un artista K-pop è (quasi) caduto in disgrazia per via di comportamenti che non sono piaciuti al pubblico, come l'uso di alcool o l'essersi fidanzati. Probabilmente vi ricorderete del caso di Karina, artista del gruppo Aespa, che è stata costretta a scuse pubbliche nel momento in cui i suoi fan hanno scoperto la relazione dell'artista con un attore. Un affronto che non le hanno perdonato e che li ha portati a minacciare un calo degli ascolti e delle presenze ai live, se non fosse tornata single. Assurdo a dirsi, ma appena poche settimane dopo, Karina ha posto fine alla propria relazione.

Essere un idol è un sogno di tantissimi e tantissime, ma qual è il costo? Probabilmente ben più alto di ciò che un artista dovrebbe sopportare perché la sua musica venga conosciuta e apprezzata. Eppure, ad oggi, sono ben 115 le band K-pop attualmente attive, con un riscontro globale in crescita. Come riporta Billboard, secondo un'indagine sulle copie fisiche condotta da Luminate, 7 dischi della top ten dei CD più venduti nello scorso anno negli Usa sono K-pop. Una realtà che porta beneficio anche in patria, come spiega il caso dei BTS, ovvero gli artisti K-pop più venduti a livello mondiale, che nel 2023 hanno venduto 34 milioni di copie, distribuite tra i loro vari album, generando un indotto di circa 6 miliardi di dollari per l’economia sudcoreana. Se vogliamo trovare un numero, questa è la posta in gioco.