Ricordo ancora quando nel 2016 sentii, dentro di me, che Kanye West avesse ragione. «Ho reso io famosa quella s*****a», scandiva il rapper di Atlanta su "Famous" in The Life of Pablo. Un brano perfetto, credevo, in cui c'erano sia Rihanna che un sample di Sister Nancy; per contro, della cantante di "Love Story" non mi interessava molto. Anche se quel pezzo che citava Romeo e Giulietta me lo sentivo con piacere.

La carriera di Taylor Swift nell'industria cominciava dieci anni prima, nel 2006, con l’album omonimo, aveva diciassette anni. Oggi ne sono passati circa venti e sono cambiate un po' di cose; la produzione musicale, il successo, come il potere di Swift – di cui la massima espressione si vivrà il 13 e il 14 luglio a San Siro con l'Eras Toursono sotto gli occhi di tutti. Da tempo non mi interessa più dare ragione a Kanye o a Taylor, e non c'entra il clamoroso declino intellettuale che ha subito lui, più o meno da quando si fa chiamare Ye.

Quello che mi appassiona è indagare perché la me del passato non riuscisse a immaginare che una ragazza nei suoi late 20s, che suonava musica country, potesse avere non dico più, ma quantomeno lo stesso valore di un genio, di un colosso della musica hip hop, di un uomo più grande. Mi interessa capire perché c'è ancora chi, nonostante sia nato un neologismo – la Swifteconomics – per descrivere la sua influenza economica, e la sua capacità di generare indotti rilevanti, continui a screditare Taylor Swift, a non volerla vedere, a rilegarla a ossessione inspiegabile di una fanbase di ragazzine pazze e un po' sfigate. «Non so nemmeno una sua canzone», «Tutta questa enfasi attorno a lei, non me la spiego», sono le parole sulla bocca di molti indipendentemente dal genere (anche se con una chiara maggioranza maschile). Mi interessa analizzare la relazione che esiste fra Taylor Swift, cultura patriarcale, sessismo e femminismo.

Taylor Swift, tra successo e patriarcato, sessismo e femminismo

L'enorme successo di Taylor Swift è descritto ampiamente e bene da Viola Stefanello sul Post. Una storia che incrocia una ricca discografia (sono undici i suoi album registrati in studio, più quattro registrati nuovamente), un legame autentico con una delle fanbase più appassionate di sempre, le Swifties, alcuni sapienti ri-posizionamenti politici, un susseguirsi di record superati e altri episodi che hanno avuto un'altissima risonanza mediatica. Tra questi anche la diatriba con Kanye West, che iniziava agli MTV Music Awards del 2009: Swift stava ritirando il premio di miglior video musicale per "You belong with me", quando il rapper fece irruzione sul palco per dire che avrebbe dovuto vincere Beyoncé.

«Fu un momento strano e imbarazzante per West ma all’epoca il suo personaggio non era ancora screditato come lo è oggi, e perciò ne uscì male principalmente lei», spiega Stefanello. Poi, l'episodio del 2016 di "Famous": «Swift si lamentò pubblicamente del verso, e per alcune settimane lei, West e la sua moglie dell’epoca, Kim Kardashian, si scambiarono accuse pubbliche».

Nel 2021, un'altra catena di eventi ha fatto sì che il dibattito pop si concentrasse ampiamente su Taylor Swift. Scooter Braun, un importante manager musicale, aveva acquistato la musica e i video prodotti dalla cantante fino al 2018, inclusi quindi i suoi primi sei album. A seguito di una disputa con lui, che però deteneva i diritti sulla produzione, la cantante iniziò un processo di re-incisione ancora in atto. Siccome si trovava in forte disaccordo con Braun per il modo in cui stava amministrando la sua musica, Taylor diede nuova vita a ciò che era suo, ma di fatto possedeva qualcun altro (non stranamente un uomo potente).

Aggiunse così Taylor's Version ai titoli di tutti i suoi primi dischi, arricchendoli con nuove versioni dei brani originali, collaborazioni con altri artisti e pezzi che non erano mai stati pubblicati. «Fearless (Taylor’s Version) e Red (Taylor’s Version) sono usciti con l’intenzione di sostituire gli originali e far crollare così il loro valore, in un’operazione che le è valsa nuove celebrazioni da parte della critica», racconta Stefanello. Forse è stato il primo momento in cui mi sono accorta di come la cultura patriarcale mi avesse convinto, qualche tempo prima, a screditare Taylor Swift in favore di Kanye West. È stata la prima volta in cui mi sono resa conto il male che mi aveva fatto parlare di musica con i miei amici maschi; sicuramente, una delle prime volte in cui ho cominciato davvero a de-costruire alcuni miei comportamenti sessisti interiorizzati. Ricordo di aver pensato: «Aveva ragione lei. Taylor è tutte noi».

Oggi la presenza di Swift nel panorama culturale internazionale è «travolgente», come l'ha definita il Washington Post alla fine del 2022. Basta attenzionare alcuni dati: nel 2023, con l'uscita di Speak Now (Taylor’s Version), Swift è diventata la cantante donna ad aver raggiunto più volte il primo posto nella più importante classifica dell’industria musicale statunitense (ka Billboard Hot 100), basata sul numero di vendite e riproduzioni di un album, in streaming e in radio. «Ci sono solo due altri musicisti che hanno fatto meglio di Swift, i cui dischi sono finiti al primo posto della classifica 12 volte: Jay-Z (14) e i Beatles (19)», ricorda sempre Stefanello. Sono molti i musicisti influenti poi ad aver elogiato la sua musica, dagli stessi Paul McCartney e Ringo Starr, a Mick Jagger e Billy Joel, da Madonna a Dolly Parton fino a Bruce Springsteen.

Mentre la lista dei record raggiunti da Swift e dei plausi ricevuti da parte della critica potrebbe continuare ancora a lungo (nel 2023 il TIME le dedicava la copertina come "persona dell’anno"), il suo successo, si riscontra nei numeri di questo Eras Tour: secondo gli ultimi dati di Airbnb le prenotazioni effettuate nel 2023 e nei primi mesi del 2024 per venire a Milano attorno alle date del 13 e del 14 luglio sono cresciute di oltre il 250% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, come riporta Ansa. Eppure, se si prova a chiedere in giro, c'è ancora il sentore che Taylor Swift non sia considerata universalmente come un'artista di valore, ma più che altro, una cosa da ragazzine. E chi l'ha deciso che una break-up song sia una canzone solo da femmine?

Per quanto la musica sia una questione di gusti, una percentuale di cultura patriarcale, e quindi di sessismo, è inevitabilmente riflessa nei suoi confronti, come nei confronti di tutte le altre donne, artiste e ascoltatrici. Del resto, come sosteneva Sam Lansky, il giornalista del TIME che l’ha intervistata per la copertina, spiegando proprio il perché di quella copertina: «Discutere di Taylor Swift è come parlare di politica». E dunque, se parliamo di politica, parliamo di femminismo.

Critica femminista di Taylor Swift

Forse proprio per il fatto che il pubblico di Taylor Swift sia a maggioranza femminile, i suoi testi e la sua persona sono stati per anni (e lo sono ancora) oggetto di scrupolose analisi, mirate alla ricerca di prove di un'incipiente vena femminista, o della sua mancanza. Quando nel 2012, in un'intervista al Daily Beast, le venne chiesto se si considerasse femminista, Swift rispose: «Non penso molto a cose tipo "ragazzi contro ragazze". Non l'ho mai fatto. Sono stata cresciuta da genitori che mi hanno insegnato che se lavori sodo come un uomo, puoi arrivare lontano».

Nel 2014, parlando con il Guardian, recuperava un po' affermando: «Da adolescente non capivo che dire di essere femminista è come dire che speri che uomini e donne abbiano stessi diritti e pari opportunità. Per come me l'avevano insegnato la cultura e la società, mi sembrava che significasse dire che odi gli uomini. Ora credo che molte ragazze abbiano avuto un risveglio femminista perché hanno capito davvero cosa significa la parola. A lungo l'hanno fatto sembrare come qualcosa in cui si protestava contro il sesso opposto, mentre non si tratta affatto di questo».

A livello generale, come evidenzia sempre Viola Stefanello sul Post, Swift si è espressa ben poco riguardo istanze di tipo politico, soprattutto durante la prima parte della sua carriera. Un cambiamento, anche se leggero, è iniziato ad avvenire nel 2019, quando, timidamente ma più apertamente, si è schierata a favore di cause e candidati progressisti, come la difesa dei diritti della comunità Lgbtqia+ o Joe Biden. «In precedenza non si era mai espressa sulle sue posizioni politiche ed era rimasta in silenzio quando Andrew Anglin, esponente dell'estrema destra statunitense, aveva detto pubblicamente che pensava che Swift fosse "segretamente una nazista che sta semplicemente aspettando il momento in cui Donald Trump le renderà sicuro uscire allo scoperto e annunciare la sua agenda ariana al mondo"», racconta la giornalista.

Successivamente, Swift ha poi affermato «di aver sempre votato per i candidati Democratici alla presidenza», mentre «a partire dalle elezioni di metà mandato del 2018 ha cominciato apertamente a sostenere candidati Democratici, e nel 2020 si è espressa chiaramente a favore di Joe Biden». Nel documentario Netflix Miss Americana, inoltre «spiega anche che i suoi genitori, che hanno sempre lavorato molto sulla sua carriera, erano contrari a una sua presa di posizione politica perché temevano per la sua sicurezza». Su internet, su piattaforme di scambio di conoscenze e punti di vista come Reddit o Quora, digitare "Is Taylor Swift a feminist?", apre dei labirintici forum di conversazione e condivisione di informazioni, fra persone, fan e non, ad ogni latitudine del mondo. E non stupisce osservare come siano vari gli utenti che hanno, nel tempo, detto la loro riguardo alla questione. Qualcuno crede che Taylor Swift sia un esempio di femminismo, altri adottano un approccio più intersezionale.

Sempre Viola Stefanello, su Tempolinea, newsletter di Iconografie, Rivista sullo spirito del tempo, evidenzia le esperienze positive che l'operato artistico di Taylor Swift ha creato per, e messo a disposizione delle donne: «Taylor Swift può essere vista come il segnale di un certo abbandono, o quanto meno di un disinteresse diffuso, nei confronti dei canoni di gusto tradizionali, una sorta di "I am cringe, but I am free" di massa. Lei stessa ammette candidamente che le sue priorità "non gravitano attorno ai tentativi di essere edgy, sexy o cool. Non sono naturalmente nessuna di queste cose: quello che sono è una persona fantasiosa, sveglia e operosa". Ed è un segnale politico, per quanto annacquato e privo di alcuna progettualità oltre al sentirsi finalmente parte di qualcosa che è fatto proprio per sé senza vergogna, in un contesto mondiale in cui l’oppressione di genere continua a manifestarsi in una moltitudine di modi».

Swift, volente o nolente, ha creato uno spazio in cui le donne si supportano a vicenda, un universo costruito specificatamente per lo sguardo femminile, che mostra poco rispetto o preoccupazione per gli uomini, o per le loro opinioni su di lei. Nella sua produzione ignora il patriarcato per mettere al centro i desideri e le esperienze delle donne. Ma questo fa di Taylor Swift davvero un simbolo, un'icona, un baluardo del femminismo? Un conto è ignorare il patriarcato, un conto è combatterlo.

Nonostante gli spazi positivi di energie creati proprio da Taylor Swift per le ragazze, chi la ritiene una femminista sta molto probabilmente confondendo una donna molto potente con una donna che si attiva e si batte per l'uguaglianza di genere. Swift può rappresentare al massimo il femminismo bianco e liberale, quello della mentalità ripulita del girl power o delle girls supporting girls, che altro non è che una presa di posizione piuttosto debole in cui si dà priorità alle donne bianche, cisgender, etero, magre e di classe benestante, ignorando invece una fetta di popolazione femminile che non rientra nelle conformità identitarie accettate dalla cultura e dalla società occidentale in una donna.

Tutto ciò, ha ben poco a che fare con il femminismo di cui parlavano, tra le altre, Bell Hooks e Michela Murgia e che, mi sento di dire, è il femminismo a cui aspirare. Mi sembra, in realtà, una grossa stretta di mano allo status quo: una donna bianca di potere non intacca, né ribalta, la sicurezza del patriarcato. Come scrive infatti Hooks ne Il femminismo è per tutti: «Sostenere quello che in pratica è diventato un femminismo riformista bianco di potere ha consentito al patriarcato bianco suprematista mainstream di consolidare il proprio potere e, al contempo, di pregiudicare la politica radicale del femminismo». Negli Anni '90 negli Stati Uniti, infatti, il femminismo liberale, bianco, capitalista – all'epoca cosiddetto riformista – è stato in qualche modo concesso, approvato dal sistema, proprio per silenziare tutte quelle altre politiche più radicali del femminismo, che miravano invece davvero alla fine del sessismo, dello sfruttamento sessista e dell'oppressione, a prescindere da etnia e classe sociale (e quindi no, in questo senso Taylor Swift per me non non è più tutte noi).

Su una nota più personale, invece, Sara Weinstein in un archivio online sottolinea: «Lo scorso gennaio, Swift ha frequentato il cantante Matty Healy, noto per aver degradato le donne nere in numerose occasioni e per aver fatto il saluto nazista sul palco. E diverse volte, da quando Swift ha iniziato a frequentare il giocatore di football Travis Kelce, è stata vista godersi le partite di calcio con Jackson Mahomes, uomo accusato di violenza sessuale». Weinstein aggiunge: «Noi, in quanto Swifties, dobbiamo riconoscere che il suo attivismo, e in particolare il suo femminismo, meritano la nostra critica».

Per quanto si possa dimostrare anche a ragione che Taylor Swift sia un essere umano fallibile, il fatto stesso di incaponirsi con così tanta veemenza sulle azioni meno nobili della cantante è di per sé, in qualche modo, un atteggiamento sessista: ce la si prende con lei proprio perché è una donna, e perché è una donna di successo. A lei viene infatti chiesto di rendere conto della sua integrità etica e morale, non a qualsiasi altro uomo, di potere o meno.

Non so se sia giusto chiedere a qualsiasi femminista di non ascoltare Taylor Swift, ma penso di no (quello che ci facciamo con l'arte di artisti più o meno ambigui è tutto un altro discorso), mentre se riteniamo giusto considerare Taylor Swift responsabile di non essere davvero femminista, o una brava femminista, è giusto chiedere altrettanto a tutti gli altri, uomini compresi, compreso Kanye West. È tuttavia ragionevole e utile, sottolineare le discrepanze tra il femminismo e Taylor Swift, i suoi moti vicini e quelli distanti, un po' per fare chiarezza, un po' per aumentare la nostra consapevolezza su cosa tutti possiamo dare e pretendere da questo mondo.