È una delle voci più forti del mondo urban, non ha mai avuto un piano B: da quando si è avvicinato al mondo dell'hip-hop a 14 anni William ha sempre pensato che avrebbe fatto rap e nient'altro. Ha conservato i risparmi che gli sarebbero serviti in futuro, sapeva che avrebbe avuto una cosa solo sua, che voleva cambiare il sistema e sapeva bene che non sarebbe stato per niente facile uscire dalla «trappola».
Cresciuto tra la provincia molisana e poi Roma, da una mamma da cui ha conosciuto il dono dell'empatia, solo un anno fa ha sentito la voce di suo padre dopo tanti anni, facendo pace con la rabbia che oggi non gli appartiene più. Ce lo spiega con riferimenti alla letteratura di ieri e di oggi, e ai grandi miti: «Leggi tanto?», «Sì, ma non quanto vorrei. È una delle altre passioni che ho iniziato a coltivare da solo, da autodidatta. Mi sento ancora ignorante, ma non c'è uomo senza cultura».
Habitat Tour: Romantico Finale, è il viaggio di Nayt per l’Italia, e il 5 luglio esce l’omonimo album live Habitat: Tour con quattro brani inediti.
Intanto, come stai?
«Sono in una fase di transizione tra il tour estivo e la realizzazione del disco nuovo. Da una parte sono in studio a lavorare a musica nuova e a un nuovo immaginario, e dall'altra i concerti che stiamo facendo mi danno delle conferme su quello che è stato finora, sul progetto in cui abbiamo investito tante tipi di emozioni diverse».
Il William che vediamo oggi è diverso da quello dei primi lavori?
«Sono meno arrabbiato, un po' grazie sicuramente alla terapia e al fatto che sto crescendo, non sono più un ragazzino, sono più centrato. Cerco di affrontare meglio i problemi quando si pongono e di avere una visione artistica più chiara, sono molto ancorato a questo».
E la rabbia di Raptus da cosa veniva?
«Ognuno nasce con dei demoni o delle difficoltà o delle lacune o delle mancanze a cui deve far fronte. Io sono una persona emotivamente coinvolta rispetto al mondo e a quello che ci circonda, quindi ci sono tante cose che mi fanno soffrire, mi fanno arrabbiare o mi dispiacciono, e per empatia tendo a condividere il dolore degli altri, però oggi cerco di essere più un faro e di vivere più nella luce che nell'ombra».
C'è qualcosa del mondo di oggi che ti fa particolarmente arrabbiare? O la società è incolume al peccato?
«Più di tutto è questo narcisismo, il consumismo così infimo che si infila da qualsiasi parte e corrompe qualsiasi cosa. E nell'arte, nella vita, questa anestesia di emozioni che c'è in giro addormenta le persone e le inibisce. Questo è un tema che mi frena molto e mi batto tanto per questo nella mia personale integrità morale e nella musica».
Il tuo nome d'arte viene da cognome Mezzanotte. Oggi ti senti più nella notte o nel giorno?
«Sono un buon equilibrio di entrambi, forse oggi sono più nel giorno che nella notte, anche io come mie abitudini ho smesso di andare a letto alle cinque di mattina come ho fatto per tutta una vita. Da piccolo la notte mi terrorizzava se non ero a casa mia, il luogo sicuro, rimanevo in un angolo in silenzio quando ero lontano da casa, non riuscivo a dormire, mi veniva il panico a non sapere dove sarei potuto fuggire in caso di bisogno, mi destabilizzava non avere il controllo delle cose. Oggi sono una persona che cerca luce, un senso di amore, di vita, basta vedere le piante che vivono nella luce. Però c'è anche il bisogno di notte, se no non esisterebbe il suo opposto».
Il narcisismo che critichi non ti tocca nemmeno un po', nonostante il successo?
«Un grande pensiero a cui mi aggrappo oggi è che la grande rivoluzione è quella di lasciare andare il potere quando ti viene concesso. Quindi secondo me la grande forza è quella di fare a meno del potere».
Verrebbe da dire che è facile dirlo dopo essere arrivato al successo.
«È vero che prima di pensare a certe logiche devi passare dall'estremo opposto. Per trovare un equilibrio ho affrontato varie fasi e ora mi sono reso conto. Più che alla ricerca di soldi e potere, ho sempre cercato una certa forma di libertà, quindi di non ritrovarmi schiavo dei debiti, perché questa è una società fondata sul debito. Non è avere potere sugli altri e sul resto, ma lasciare anche che il resto abbia la sua dose di potere su di te. L'amore è totalmente il contrario del potere, è lasciare andare, così come Gesù stesso si fa crocifiggere in rinuncia, che è l'atto più grande d'amore».
Hai dato spazio all'amore?
«Ho abbassato gli scudi, lo lascio ad entrare in tante forme diverse. E più che altro lo sviluppo, lo sviluppo anche io. Non sono più in "bisogno"».
A proposito di amore, che ruolo hanno i fan nella tua vita?
«Il pubblico è un grandissimo specchio che mi permette di comprendere meglio, di riconoscere meglio chi sono artisticamente, che cosa sto facendo. Cioè c'è bisogno comunque dell'altro per riconoscere il sogno, dove voglio andare, cosa voglio rappresentare quando vedo gli altri».
Qual è il complimento più bello che ti fanno?
«Mi emoziono tanto quando mi dicono "mi ha salvato la vita", o "non mi hai fatto più sentire solo". Ho letto che gli antichi greci dicevano che se una cosa non si può nominare, se non ha un termine per essere nominata, allora non esiste al di fuori di noi. Questo porta a un senso di solitudine inimmaginabile e insostenibile e tante volte porta proprio quindi alla fine della vita in un modo o nell'altro, letteralmente o metaforicamente. Venendo da un contesto di rabbia e frustrazione, empatizzo molto con chi sta passando da lì e riesco a dare voce a qualcosa che non sapevano nemmeno esprimere. Per questo mi sento molto fortunato, grato di essere riuscito in questo».
Leggi tantissimo o sbaglio?
«Abbastanza, ma in realtà ho iniziato circa quattro anni fa, sono sempre stato molto ignorante e mi sento ancora tantissimo ignorante, però ho iniziato a leggere un po'. Non sono uno che se legge un libro a settimana mi piacerebbe, ma non riesco (ride)».
In Habitat Tour, il disco che esce il 5 luglio, hai sentito il bisogno di inserire dei pezzi live? Anche lì c'è una necessità di far sentire il pubblico parte di un progetto?
«Tantissimo, ho cercato il più possibile di preservare la qualità dell'audio, senza abbassare le voci del pubblico dei concerti. Ho deciso di pubblicare questo disco anche perchè curiamo tantissimo la parte live, è una dimensione fondamentale».
E se potessi scegliere un brano a cui sei particolarmente legato della tua carriera?
«Oggi come oggi forse "se ne va", oppure "Cosa conta davvero". Sì, direi questi due».
La tracklist di HABITAT : tour
Lato A
- FRAGILE - Live
- fatto da sooooolo - Live
- cazzi miei - Live
- Tutto il resto è noi - Live
- Tuttok - Live
- Collane - Live
- cosa conta davvero - Live
Lato B
- Effetto domino - Live
- se ne va - Live
- Da zero - Live
- La mia noia - Live
- Dimenticare
- un girotondo (inedito)
- Io non torno (inedito)
- Danimarca (uscito il 14 giugno)
HABITAT TOUR 2024: Romantico Finale, le date
14 GIUGNO 2024 | FERMO - ARENA VILLA VITALI
17 GIUGNO 2024 | ROMA - CAVEA AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA
18 GIUGNO 2024 | CASERTA - BELVEDERE DI SAN LEUCIO
28 GIUGNO 2024 | UDINE – CASTELLO DI UDINE
29 GIUGNO 2024 | SENIGALLIA – MAMAMIA FESTIVAL
7 LUGLIO 2024 | ALBA – COLLISIONI FESTIVAL
11 LUGLIO 2024 | BRESCIA – BRESCIA SUMMER MUSIC
9 AGOSTO 2024 | FOLLONICA – FOLLONICA SUMMER NIGHTS
5 SETTEMBRE 2024 | EMPOLI (FI) – BEAT FESTIVAL
















