Qual è il potere di una canzone? E soprattutto, cosa succede quando un’artista riesce a far si che la propria musica possa sembrare un film in chiave coming of age? Questo potrebbe essere il caso di Billie Eilish che è sempre riuscita a costruire all’interno delle sue canzoni un filo nascosto che fosse parte integrante e narrativa della sua generazione, così come della propria crescita personale.
Ma perché questa dote riesce ad essere ancora più centrale nel suo ultimo lavoro, HIT ME HARD AND SOFT? Sicuramente si tratta del lavoro più introspettivo e personale dell’artista losangelina e del suo fido regista sonoro, il fratello FINNEAS, strutturandosi come l’epilogo della sua prima fase artistica iniziata con WHEN WE ALL FALL ASLEEP, WHERE DO WE GO?. Interrogandosi sul suo ruolo di superstar da cui si è sempre sentita minacciata e inadeguata, una gabbia dorata dove convivono sentimenti contrastanti («Quando scendo dal palco sono un uccello in gabbia / sono un cane in un canile » canta, in SKINNI) e dal ruolo di madrina della sua generazione, Eilish definisce un racconto in dieci capitoli che ridiscute il senso dell’amore e delle relazioni ai nostri giorni, mentre all’orizzonte cresce in maniera sempre più imponente la minaccia di una crisi climatica devastante. Neanche a farlo di proposito potrebbe sembrare la trama di una delle serie di maggiore successo di Netflix, The End of the F***ing World.
Nonostante il suo genere non sia catalogabile in un contesto preciso, essendo la perfetta rappresentazione della “confusione” emozionale, è innegabile come la sua musica si stia avvicinando sempre di più al linguaggio cinematografico indistinguibile di Greta Gerwig. Il fil rouge di entrambe è una costante rappresentazione femminile contemporanea in cui le proprie protagoniste sono curiose, trasgressive e coraggiosamente ribelli ai confini del proprio ambiente circostante, sfidandone le norme sociali. La loro esplorazione dell’identità femminile quindi, si manifesta nel sapere mostrare fedelmente ciò che la propria generazione ha saputo costruire nel tempo, la propria evoluzione. Le protagoniste dei film di Gerwig, come Lady Bird o Jo March di Piccole Donne, sono spesso giovani donne che affrontano le sfide della crescita e della scoperta di sé, mentre la musica di Eilish esplora spesso emozioni complesse e i travagli della gioventù nelle sue molteplici fasi.
Se nei suoi primi tre album Eilish sembra analizzare il percorso che ogni adolescente intraprende nel comprendere ciò che la circonda, la Gerwig mette in scena delle favole contemporanee dove la ribellione incontra la curiosità e l'ordinario si trasforma in straordinario (così che anche una bambola iconica possa intraprendere nuovamente il suo viaggio alla ricerca di sé). Entrambe esprimono un forte senso di empatia e vulnerabilità nelle loro opere. Le canzoni di Eilish trasmettono emozioni profonde e spesso oscure, permettendo agli ascoltatori di connettersi a livello emotivo. I film di Gerwig, con la loro attenzione ai dettagli della vita quotidiana e alle relazioni interpersonali, evocano una comprensione empatica delle esperienze umane.
Come analizza la giornalista Sarunrat Ardpruska, Greta Gerwig sin dalla suo esordio con Lady Bird, ha sfidato le narrazioni tradizionali stereotipate concentrandosi sull'idea di scoprire chi sei, anche quando sei simile a qualcun altro, come mostrato attraverso il viaggio della sua protagonista principale in relazione alla figura femminile di sua madre. Questo tipo di storia che analizza il processo di crescita dei suoi protagonsti di solito riguarda le relazioni romantiche per personaggi femminili, ma Lady Bird infrange questa norma perché riguarda una giovane donna che diventa se stessa, non solo attraverso il romanticismo. «Lady Bird esplora i suoi sentimenti riguardo all'amore e al suo corpo, che è importante che le persone vedano senza giudizio. Infine, non segue ciò che la società si aspetta dalle ragazze; fa quello che le piace. È un film su una giovane donna che trova la sua strada nel mondo. È diverso perché non si tratta solo di romanticismo, ma soprattutto di identità e relazioni».
Non casualmente sin dalla conformazione estetica di HIT ME HARD AND SOFT che vede la stessa artista fluttuare nel profondo abisso della propria mente, più che un racconto corale vuole mostrare abilmente una nuova ridefinizione di sé stessa che costantemente ritroviamo nel cinema di Greta Gerwig. Non è più la generazione Z ad essere mostrata nelle sue canzoni ma è il suo percorso individuale a prendere sempre più piede in una costante analisi del suo rapporto con l’innamoramento, della propria identificazione sessuale, dell’interrogativo posto già in Barbie, "What Was I Made For?"
HIT ME HARD AND SOFT mette in campo i molteplici elementi che hanno contraddistinto fin dal suo esordio la poetica di Billie Eilish costruendo una narrazione cinematografica di adolescenti interrotti,
il tutto ambientato in un mondo che riflette la crisi sociale contemporanea e di una nuova possibile via, così come del suo percorso che sembra solo essere al primo intervallo di un secondo tempo ancora tutto da scoprire. Verrà mostrato in quello che sembra essere a tutti gli effetti la seconda parte dello stesso album? Lo scopriremo a breve.












