Pochi giorni fa ho girato per la prima volta le chiavi nella toppa del mio nuovo appartamento, piccolo per davvero, il giusto compromesso per vivere nel quartiere dove sono nata e cresciuta. C'è tutto quello che mi serve qui, il luogo sicuro a pochi passi dalle scuole elementari dove oggi tornerò a votare, a una fermata di tram dalle mie materne e dall'asilo nido, dalla casa dove è nato mio fratello, dal pasticcere che ancora, dopo ventotto anni, il 10 dicembre mi chiama per farmi gli auguri di compleanno. Molto è successo, tanto è finito e si sono ricreati equilibri che sembravano impossibili. Cammino per le stesse vie che percorrevo quando tornavo da scuola con lo zaino più grande di me, è il momento dei primi bilanci e di rivivere i ricordi. Lo spazio della memoria è un luogo magico che bisogna avere anche il coraggio di attraversare.
La voce di Billie Eilish è la fedele compagna di questo processo, tra scatoloni aperti e libri appoggiati per terra risuona il nuovo album Hit me hard and soft, uscito proprio il 17 maggio. 10 brani, in un lavoro che non ha nessuna sbavatura, complice la produzione familiare (come sempre) dell'album insieme al fratello Finneas, con cui ha vinto il suo secondo premio Oscar (vedi Barbie).
La ascolto mentre lotto con lo scotch da pacchi, e il suo timbro vocale è l'ennesimo dejà-vu di questo mio ritorno alle origini, in cui sono obbligata a fare i conti sol passato. Sulle note di "Skinny", la prima traccia dell'album, rileggo le parole di chi ha voluto starmi vicino quando a 16 anni volevo solo sparire, essere invisibile e non farmi vedere da nessuno. Persino il mio fidanzato avevo lasciato per evitare ogni contatto umano (ti lascio perché ti amo troppo, non hai fatto niente di male tu): «I nevеr did you wrong (Never did you wrong), And my (Oh), my patience is gone (Is gone), And I (I), I never did you wrong (You wrong), I, I loved you for so long». «And you don't wanna know how alone I've been», canta in "The Greatest": tutto d'un tratto arriva la consapevolezza del tempo perso mentre intorno tutti andavano avanti, e a quanto, allora, sarebbe stato di sollievo sentirsi un po' meno soli grazie al verso di una canzone.
Sulle mensole ripongo vecchie fotografie di quando ero piccola insieme a mio fratello, conchiglie raccolte in viaggio, pensieri ricevuti e regali che mi sono fatta da sola seguendo chissà quale poesia di Rupi Kaur («There is no home like you»). Alla fine il senso è che bisogna imparare a stare, costruire la propria dimensione e dirsi che sì, va bene così, non c'è niente che non va e che la tua normalità vale. Lasciarsi andare all'accettazione diventa l'unica arma per rispondere alle pressioni dei più grandi, e l'unico modo per liberarsi è essere se stessi, spigoli compresi. Che se riusciamo a smussarli è meglio, ma abbiamo ancora una vita per farlo.
E proprio come io cerco di farmi spazio nel mondo degli adulti con un mutuo, allo stesso modo, il tempo di Hit me hard and soft è quello di un rito di passaggio verso la consapevolezza. L'amore ritrovato per se stessa è il nucleo del disco di Billie Eilish, che porta ogni suo brano verso la liberazione: l'ascesa inizia a ritmo lento, le parole cantate piano finiscono con ("The Greatest"), il synth si fa assordante e poi cade, come in una piscina ("BITTERSUITE"), la ballad diventa il brano da club ("Chihiro", "Lunch") per scatenarsi nella propria stanza al riparo dal giudizio degli alti ("L’amour de ma vie") che non deve più importare.
Anche nell'amore Billie Eilish ritrova il suo centro scoprendo la sua sessualità queer che nei testi si fa bulimica e repressa, sfogo del continuo nascondersi senza riuscire mai a legittimarsi, secondo quello che Spencer Kornhaber sull'Atlantic definisce lo specchio di una generazione «confusa», «che non sa cosa vuole», dove per colpa delle dating-app e del sesso online «desiring and doing have never been so separate» (e su quest'ultima possiamo essere d'accordo). Nel raccontare la sua abbuffata vorace di amori presi e persi, Eilish sa che i più storceranno il naso. C'è solo una risposta possibile per lei: «E quindi?».
Nelle due piccole stanze arredate Ikea c'è tutto il senso di un percorso di emancipazione dal giudizio degli altri, che non è altro che il mio, e mentre svuoto gli ultimi scatoloni Billie Eilish me lo ricorda: «Sono innamorata del mio futuro, non vedo l’ora di incontrarlo». Forse il mio parte proprio da qui.
Le canzoni dell'album Hit me hard and soft di Billie Eilish
- Skinny
- Lunch
- Chihiro
- Birds of a feather
- Wildflower
- The greatest
- L'Amour de ma vie
- The diner
- BITTERSUITE
- Blue
Il disco ha debuttato alla #1 in oltre 14 Paesi (Gran Bretagna, Francia e Germania inclusi), alla #2 negli Stati Uniti nella popolare classifica Billboard 200 Albums(dietro solo a Taylor Swift) e anche in Italia nella classifica album FIMI/GFK (il disco internazionale più venduto della settimana). In una settimana l’album ha ottenuto la cifra record di mezzo miliardo di stream totali, con tutte le 10 tracce entrate nelle classifiche di Spotify e Apple Music.
Mentre scriviamo, il singolo “LUNCH” è attualmente il brano più ascoltato al mondo, alla #1 della classifica globale di Spotify con oltre 12 milioni di stream in 24 ore, ma anche in quella di Apple Music e iTunes. Il videoclip è stato anche il debutto più alto per un video di un artista solista quest’anno su YouTube.
Billie Eilish, infine, ha raggiunto gli 80 milioni di ascoltatori mensili su Spotify mentre i suoi followers sui social media sono saliti di 23 milioni in 7 giorni (solo su Instagram la Eilish ne conta ben 119 milioni).
Si tratta dei numeri più alti nella carriera di Billie per quanto riguarda il debutto di un suo album, battendo perfino il suo primo progetto “WHEN WE FALL ASLEEP, WHERE DO WE GO?”, che conta ad oggi 69 miliardi di stream e che ha venduto oltre 17 milioni di copie nel mondo.













