L’Arena di Verona è un luogo che Irama conosce molto bene. Filippo Maria Fanti, questo il suo vero nome, ci ha suonato tante volte negli anni, fin dagli inizi della sua carriera, tra le varie manifestazioni estive o celebrative che ogni anno ne riempiono gli spalti. Questa volta però sarà diverso. Il 15 maggio sarà il suo primo concerto sul palco dell’anfiteatro romano e, nonostante i tantissimi live della sua carriera, tra palazzetti e Festival, l’emozione è grandissima.
Ha preparato qualcosa di unico per l’occasione, con una superband di 18 elementi, di cui otto archi, una scenografia speciale, due ospiti a sorpresa e nuovi arrangiamenti, per ripercorrere la sua storia musicale da quel primo Sanremo Giovani nel 2016 dove si faceva conoscere al grande pubblico con “Cosa resterà” fino al Festival di quest’anno in cui la sua “Tu No” si è guadagnata il quinto posto nella classifica finale. Ha vissuto tante vite artistiche, quella del cantautore pop intimo, dell’hitmaker estivo, del nome urban che sperimenta un disco in coppia con Rkomi. Tante facce che convivono e mutano con lui, unite dal bisogno di trasmettere emozioni raccontandosi con sincerità.
“Nera”, “Arrogante”, “La ragazza con il cuore di latta”, “La genesi del tuo colore”, “Pampampampampampampampam”, “Ovunque sarai”, sono tanti i successi del cantautore di Monza che per la prima volta, proprio sul palco di Verona, canterà il nuovo singolo “Galassie” in uscita il 17 maggio, mostrando l’ennesimo nuovo lato della sua emotività. Torna il dolore di una perdita, torna la necessità di metterlo in musica con la cura di chi non vuole lasciare dettagli al caso, per lasciare che compia il suo viaggio nelle storie di chi ascolta, trasformandosi in qualcosa di universale, questa volta con un sound trascinante. Riservato da sempre, è tra le parole delle sue canzoni che Irama mostra se stesso. E tra la paura del futuro e la capacità di vedere il bello in ciò che ci circonda c’è sempre e solo la musica a guidarlo. La suonerà live per tutta estate.
Un tuo concerto per la prima volta in Arena, che effetto fa?
«Un’Arena tutta mia non l’avevo mai fatta, ci sono entrato tante volte da piccolo, ma sono molto emozionato, sto preparando qualcosa di speciale, avrò l’orchestra per un grande concerto di musica suonata, toccando il passato e il presente. Suonerò il nuovo singolo, voglio che sia qualcosa di bello e curato. Ci saranno due ospiti che rappresentano due mondi che mi appartengono. Io sono sempre stato un po’ nel mezzo».
Da piccolo? Ora ti senti grande?
«Be’ avevo diciassette anni quando ho firmato il mio primo contratto discografico, ora ne ho ventotto. Non sono grande, ma neanche più un ragazzino».
In questi dieci anni ci sono momenti che ricordi in modo particolare?
«Quando sei giovane è difficile guardarti indietro. Succede forse quando inizi a fermarti, ma io sono ancora in corsa. Sicuramente ci sono dei momenti che hanno segnato la mia carriera, ma li rivaluterò quando sarò più vecchio, avendo il tempo di farli maturare»
Sei cambiato?
«Io continuo a cambiare. Il cambiamento fa parte, secondo me, dell’artista. Non è solo una questione estetica, io ho sempre vissuto l’arte in maniera molto sincera e in linea con la mia persona. Non ho mai indossato una maschera anche se ogni tanto sembra, quando interpreto un’emozione o un’altra. In verità sono sempre stato molto coerente con me stesso, con la musica. Si matura, si cresce, si torna indietro, ci sono tanti passaggi ma continuo a raccontarmi con sincerità».
Oggi quindi chi sei?
«Artisticamente vado verso le sonorità soul. Sono molto legato alla musica organica, ho ambizioni estere, posso viaggiare molto di più rispetto a quando ero piccolo, vivo le contaminazioni. E mi sento fortunato perché stiamo vivendo la golden age della musica italiana che è in continua crescita».
E umanamente?
«A volte sono annichilito da tutto quello che ho intorno. Fare questa vita bellissima a volte ti prosciuga. Ti fa vivere le emozioni in maniera diversa e questo ti porta a cercarle da altre parti. Oggi faccio molta fatica a recuperare le emozioni, le cerco tra le cose che mi sono successe e questo credo si senta».
Le tue canzoni sono sempre personali, eppure sei da sempre molto riservato.
«Ho sempre fatto fatica a raccontarmi chiacchierando. Ho sempre preferito farlo nelle canzoni, è per me più naturale. Quando ero bambino mi chiudevo nel bagno di casa dei miei genitori e mi mettevo a raccontare le mie cose tramite la musica. Non facevo una chiacchierata. È sempre stato così, è più facile per me scrivere canzoni e non importa se rimane una curiosità in chi ascolta, mi piace vedere cosa arriva agli altri. Le persone leggono la canzone e spesso indovinano perfettamente di cosa parla. Le canzoni non mentono».
Negli ultimi tuoi brani si sente molto dolore.
«Tendo a essere più tenebroso, nella vita normale non si vede tanto, ma quando scrivo quello che mi tira fuori le emozioni sono le situazioni un po’ più forti, il ricordo dei momenti pesanti».
Cantare allevia il dolore?
«Mah, il dolore non è per forza una cosa brutta. È un’emozione. E io preferisco provare qualcosa che non provare niente. Spesso sui social mi accorgo che scorrendo i video poi non mi ricordo neanche che cosa ho guardato, non provo niente, e allora tanto meglio guardare un film, anche se fa schifo. È comunque un’emozione».
A proposito di social, tendi a mostrare molto poco della tua vita.
«Ho sempre fatto fatica a scialacquare la mia vita sui social. Senza giudicare gli altri, io mi sento un po’ a disagio a riprendermi e parlare di cose personali. Non vuol dire che sia sbagliato per tutti, ma se penso agli artisti con cui sono cresciuto, come Steven Tyler, non è che volessi sapere quante volte andava in bagno, ma perché aveva scritto un brano. Ognuno è fatto a modo suo, ma anche se io per primo sono partito dai social, preferisco raccontarmi con la musica, ricercando sempre la qualità perché spero che quelle poche che faccio rimangano».
La società invece come la vedi?
«Attorno a noi ci sono cose molto belle e cose molto brutte. La vita è bella, se vedo mio nipote vedo cose belle. Se guardo quello che sta succedendo nel mondo, la guerra, i bambini che muoiono, è orribile. Penso spesso di non fare abbastanza, che dovremmo fare tutti di più… Siamo forse egoisti, però è difficile».
Sei ottimista per il futuro delle nuove generazioni?
«Ci saranno pro e contro. È il discorso della golden age di Midnight in Paris di Woody Allen, uno dei miei film preferiti. Ci saranno cose che sono state meglio per noi e cose che saranno meglio per loro».
Il tuo futuro invece come lo immagini?
«Mi spaventa, il futuro mi ha sempre spaventato molto. Più cresco, meno mi spaventa, però ho sempre avuto un rapporto particolare con la paura del futuro, infatti sono fissato con gli egizi. Hanno un simbolo che si chiama Ankh, la croce ansata che rappresenta il simbolo dell’immortalità. Ce l’ho disegnato un po’ addosso e credo che uno dei motivi per cui faccio musica, anzi quello principale, sia proprio la paura di morire. L’unica cosa che mi lega al mio futuro e che ha senso è proprio il fare musica. Ecco, più che alleviare il dolore, la musica per me allevia l’esistenza. Se no sarei terrorizzato».
E l’amore? È protagonista anche nel nuovo brano “Galassie”, hai sofferto molto?
«Non è legato all’amore inteso come romantico, ma quello più viscerale. Un amore molto più pesante. Il mio amore io lo costruisco o in anni, quindi crescendo con una persona, o come in questa canzone veramente in un giorno. Dipende da come è la storia, da quanto mi colpisce, da come la vivo in quel momento. “Galassie” ha una parvenza leggera, ha sonorità molto felici, è un viaggio interdimensionale tra i mondi, tra le galassie, come se le percezioni cambiassero. Ho perso una persona speciale ed è come se questa persona venisse da un altro mondo per me. Cerco di evadere dalla realtà, in un mondo fatto anche un po’ di magia che mi porta a respirare una realtà diversa da quello che stiamo vivendo. Non vedo l’ora di suonarla in Arena».
Credi nella magia?
«Credo nelle energie perché esistono. Credo nella meditazione, nella respirazione. Anche mio nonno, un medico, mi insegnava che è importante. Per le cose sovrannaturali però sono sempre stato un po’ scettico, faccio fatica. Tante cose non le conosciamo, ma le percepiamo e l’energia è una di quelle. È bello cambiare un po’ prospettiva e pensare che esistano infiniti mondi e realtà, per pensare di poter percepire le cose in modo diverso. Questa canzone percepisce tutto in maniera diversa perché porta via la mente da un corpo che non è giusto in quel momento».
Ogni settimana escono tantissime canzoni e a volte il successo passa molto in fretta. Tu resisti?
«Oggi abbiamo l’opportunità di emergere in maniera molto indipendente ed è una lama a doppio taglio perché da una parte ti permette di nascere dove prima non potevi, dall’altra ti dà anche la responsabilità di rimanere. Non vuol dire essere sempre primi in classifica o guardare solo i numeri, ma fare un progetto di qualità che dura nel tempo, che porta le persone ai live. A me, anche se mi sento ancora a metà del mio percorso perché sono ancora molto giovane, è già capitato di tutto. Primo, non primo, superato da persone che ci sono ancora e altre che non ci sono più».
Perché alcuni artisti spariscono?
«Penso sia tutto legato da una parte alla qualità dell’arte di quello che comunichi e stai facendo, dall’altra però bisogna anche smettere di giudicare una persona da fuori perché spesso non sappiamo che cosa succede davvero quando qualcuno sparisce. Smettiamo di fermarci all’apparenza, l’altro giorno ho conosciuto una persona completamente tatuata, dalla testa ai piedi, ho avuto subito un preconcetto, mi sembrava troppo strong. Poi mi ha raccontato il perché ne avesse così tanti e io l’ho guardata in modo completamente diverso. Ho visto la realtà e non l’apparenza. È la stessa cosa, non sappiamo perché un artista non riesce a uscire, magari ha problemi personali, magari la sua etichetta non fa uscire le canzoni. Io avevo “Nera” e tante altre canzoni, non potevo pubblicarle, ma i giornali scrivevano che ero una meteora».
Pesava?
«Avevo diciannove o vent’anni, pensa che dolore può provare un ragazzino che legge le parole di un adulto che gli dà del fallito. Non bisogna mai giudicare, ognuno ha il suo percorso artistico e sono convinto che se si ha qualcosa da dire, se si fa con qualità e cura, se si dedica la vita all’arte, qualcosa prima o poi viene fuori. Chi se ne frega della classifica».
Tu cosa vuoi?
«Io voglio girarmi tra cinquant’anni e dire che ho lasciato qualcosa di bello».
Le date del tour Irama Live 2024
Mercoledì 15 maggio 2024 || Verona @ Arena di Verona – SOLD OUT
Giovedì 25 luglio 2024 || Piazzola sul Brenta (PD) @ Anfiteatro Camerini
Mercoledì 31 luglio 2024 || Gallipoli (LE) @ OVERSOUND MUSIC FESTIVAL Parco Gondar
Venerdì 2 agosto 2024 || Catania @ WAVE SUMMER MUSIC Villa Bellini
Sabato 3 agosto 2024 || Reggio Calabria @ Piazza Castello Aragonese
Domenica 11 agosto 2024 || Follonica (GR) @ SUMMER NIGHTS Parco Centrale
Lunedì 12 agosto 2024 || Cinquale (MS) @VIBE FESTIVAL Arena della Versilia
Sabato 17 agosto 2024 || Olbia @ RED VALLEY FESTIVAL Olbia Arena
Domenica 1 settembre 2024 || San Benedetto del Tronto (AP) @ SAN.B SOUND Parco Nelson Mandela
Giovedì 21 novembre 2024 || Firenze @ Nelson Mandela Forum
Sabato 23 novembre 2024 || Roma @ Palazzo dello Sport
Lunedì 2 dicembre 2024 || Assago (MI) @ Forum
Martedì 3 dicembre 2024 || Assago (MI) @ Forum – SOLD OUT
Venerdì 6 dicembre 2024 || Torino @ Inalpi Arena













