L’ultimo piano è quello che raggiungi con fatica, da cui puoi decidere di fermarti, saltare e buttarti, oppure ricominciare a scendere. Dani Faiv, all’anagrafe Daniele Ceccaroni, è il rapper trentenne nato a La Spezia che fino a prima di trasferirsi a Milano faceva il cameriere nei bagni di Lerici e che brano dopo brano ha visto cambiare la sua vita, raggiungendo traguardi che mai avrebbe immaginato.
È arrivato al suo Ultimo Piano e così ha voluto chiamare il nuovo disco, godendosi il momento, senza paura di poter cadere. Soddisfatto di sé e della sua vita con una compagna da anni al suo fianco e un bimbo bellissimo, Dani Faiv è felice. Si sente in queste otto canzoni che vantano feat importanti con Geolier, JBalvin, Salmo e Villabanks. Si sente nei testi che puntano all’autenticità, con produzioni sperimentali che aggiungono un tassello al suo percorso nella ricerca di novità. Lo abbiamo incontrato.
Da cosa nasce “Ultimo Piano”?
«Nell’ultimo anno le cose sono andate molto bene. L'album Teoria del contrario vol.2 mi ha dato tante soddisfazioni, ho chiuso in bellezza con un sold out invernale a Milano. Ho un bambino bellissimo, la casa dei miei sogni che sono riuscito a comprare, una ragazza che è al mio fianco da quando non ero nessuno. Ho i miei fan, faccio il lavoro più bello del mondo. Sono all’ultimo piano, non mi manca nulla. Da qui posso solo scendere oppure buttarmi. È stato questo il gioco di parole».
Dove ti butti?
«Dipende come si interpreta. Ci si può buttare in maniera negativa, e non tornare più in piedi. Io mi butto nella vita».
E se ricominci a scendere?
«Riscendo anche perché è giusto così. Riscendere è tornare a vedere da dove sei arrivato, guardarsi indietro, cercare di capire quello che hai fatto, dargli un valore. Se passi sempre la vita a salire, salire, salire, poi non sei mai contento, non ti basta mai».
Nel trailer del disco su Instagram nomini la tua famiglia. I tuoi genitori ti hanno supportato?
«Molto, a livello mentale, perché le possibilità non c’erano. Io a 18 anni volevo fare questo lavoro, sono partito per Milano, mio padre mi ha detto che se dopo un mese non avessi trovato lavoro sarei dovuto tornare. Avevo appena finito la stagione estiva da cameriere sul mare, avevo messo via un po’ di soldi. Mi sono trasferito con un sogno e dopo un mese ho trovato lavoro da cameriere. Ho lavorato per tre anni, mentre mi pagavo i dischi. Poi mi ha scoperto Jack the Smoker, di Machete e da lì è cambiato tutto. Ma non ho mai avuto troppa fiducia nelle economie, non mi sono licenziato fino a che non ho visto il mio primo disco d’oro. La mia famiglia c’è sempre stata. Mi venivano a trovare ogni due mesi. Ci hanno creduto».
E la tua ragazza?
«Per me ha un grande valore che ci fosse da prima, perché vuol dire che non c’erano interessi di nessun tipo. Sta con me solo per quello che ero e quello che sono. In questo ambiente, in generale nello spettacolo, è un attimo perdere la testa sotto ogni punto di vista. Chi sta con te deve mettere in conto il lavoro diverso, non sei un impiegato che va a lavorare otto ore al giorno e torna a casa. Però lei è forte, aperta mentalmente, ma di certo stiamo insieme perché abbiamo gli stessi valori, le stesse ideologie. Se no non saremmo compatibili e non staremmo insieme da così tanto tempo».
Che papà sei?
«Normale… non so giudicarmi dall’esterno. E poi ha due anni, non ho ancora passato il test del buon papà. Ma fin qui gli ho dato tutto quello che potevo, lui è proprio bravo, non dà nessun tipo di problema».
I momenti più belli fino a qui?
«Il sold out a Milano è stata una grande conferma. Non facevo una data solo mia da tanti anni. La grande soddisfazione è vedere i fan che sanno tutte le canzoni a memoria, che vengono a vederti, che pagano il biglietto».
Le nuove canzoni quando sono nate?
«Non c’è una linea temporale precisa. Io sovraproduco, alcune tracce sono di due anni fa, altre di tre. Lavoro sempre, vivo in studio, non esiste un tempo per le mie canzoni, ci sono sempre e le valuto in base al progetto».
In questo progetto ci sono feat importanti. Anche questo fa parte del tuo “ultimo piano”?
«Quando sei in Machete i feat enormi arrivano a prescindere, grazie alle conoscenze. È un mondo magico, ma non sai mai se lavorano con te per il tuo valore, per stima, o solo per merito della tua etichetta. Qui i feat me li sono guadagnati grazie al rispetto che nutrono per me i miei colleghi. È un grande traguardo».
Un altro traguardo potrebbe essere Sanremo, ci andresti?
«Ci andrei. Ho anche mandato una canzone ed era piaciuta ad Amadeus, sono positivo, ho qualche speranza magari in futuro».
Come vivi la polemica sul rap?
«Quando leggevo i libri di criminali non mi veniva voglia di ammazzare le persone. Quando guardavo Gomorra non è che mi mettevo a spacciare. Non penso che ascoltando Marilyn Manson la gente si tolga le costole o faccia riti satanici. Fa comodo criticare in un periodo dove il rap sta spopolando, mentre tutti dicevano che sarebbe morto a favore del pop»
Cosa pensi del pop?
«Se è fatto bene e in maniera originale è apprezzabile. Non amo le formuline»
Quanto conta essere autentici per te?
«Tutto. Per me conta esternare quello che sei veramente».
Cos’hai più degli altri?
«Sono versatile. Se mi ascolti trovi sempre una novità, qualcosa di particolare, qualcosa di diverso che si differenza».
Farai concerti?
«Sì, suonerò. Sicuramente a Capodanno, sicuramente nel tour estivo. Dirò tutto più avanti».











