Pubblicare un disco con 19 canzoni in questo momento storico in cui la musica passa dalle piattaforme e tanto si punta sulle singole canzoni è un atto coraggioso, ma in fondo il Coraggio fa proprio parte di lui. Carl Brave infatti all’anagrafe è Carlo Coraggio e il suo nome d’arte è semplicemente la traduzione in inglese. Coraggio è anche il nome del suo precedente lavoro. Torna con Migrazione (s.p.q.r Music/Columbia Records/Sony Music Italy) per proporre il suo racconto, il suo viaggio all’interno della sua vita che negli ultimi tre anni è stata ricca di viaggi, esperienze e ispirazioni, senza voler badare alle mode o pensare a quello che funziona: «Mi è sempre piaciuto andare controcorrente».

Per scrivere è volato in Giappone, in Marocco, in Spagna e Portogallo. Ha trascorso mesi affittando appartamenti in cui ricostruire piccoli studi: «Ma in fondo ci sono abituato, anche a Trastevere ho il mio studio in casa», assorbendo le influenze dei luoghi e soprattutto i loro suoni. Quando lo chiamiamo è in macchina a Roma, la sua città, che in questo disco riceve l’ennesima dedica d’amore. Ci sono le strade che ha percorso, le persone che ha trovato, ci sono le serate, soprattutto le notti, e tante storie d’amore. Si può andare via, incontrare l’altro, viaggiare e scoprire, ma in fondo nelle sue parole esce sempre casa.

Giocatore di basket professionista che a un certo punto ha scelto la musica, oggi Carl Brave ha 34 anni e, anche se il basket è ancora l’altra sua grande passione, non si pente della scelta. Ha ottenuto un successo che gli piace, collezionando 40 dischi di platino, è pronto a tornare in tour dal 23 giugno nei principali festival italiani. E soprattutto ha capito che tutto quello che conta è la musica.

Perché Migrazione?

C’è il motivo geografico, perché ho scritto tra Tokyo, Lisbona, Madrid e Marrakech, ho viaggiato tanto. Ho preso musicisti del posto, ho fatto suonare il liuto, ho affittato un piano a coda, ho conosciuto un gruppo di colombiani, sono entrato in una scuola di Taiko, le percussioni giapponesi. Ma anche perché anche i miei suoni migrano. Il disco parte con "Biscotti" un pezzo che si rifà ai pezzi vecchi, alle mie immagini, a Trastevere. E finisce con "Applausi" che mette in contrasto la vita e la morte. Il successo e il sipario che si chiude.

Cosa ti ha dato viaggiare?

Tanto a livello di atmosfere e mood. Ho vissuto feste marocchine, ho visto il Giappone che è un luogo alieno ma che mi ha dato tanta ispirazione che qui nella mia Roma non posso proprio avere.

Roma non bastava più?

Io da Roma prendo un sacco di ispirazione. Però ho fatto successo, mi riconoscono per strada, se parlo con qualcuno sanno chi sono. E allora vado fuori dall’Italia dove non mi conosce nessuno e posso anche studiarmi le situazioni in maniera più tranquilla. Posso vivere in maniera più normale.

Cosa ti ha dato e cosa ti ha tolto la tua città?

La verità è che non mi ha tolto niente. Roma mi ha dato tutto. L’educazione, il saper stare al mondo, la strada, la caccia, i matti di quartiere soprattutto a Trastevere che è il quartiere che ho girato più spesso. Io sono di viale Marconi, a 11 anni sono andato a Nettuno, fino ad arrivare a Trastevere. È una situazione particolare rispetto agli altri quartieri romani.

Le storie che racconti sono tutte tue?

Io sono sempre molto autobiografico, semplicemente alcune cose sono un po’ romanzate. “Un’altra vita” per esempio è un pezzo molto crudo e reale, parla di quando perdi un amico e ci si stringe insieme per andare all’ospedale… Volevo raccontare qualcosa che non viene mai raccontato anche se è successo a tutti. Nella mia storia personale si trattava però di un amico, qui canto di una ragazza.

I momenti negativi servono alla creatività?

Sì, soprattutto quando le persone si possono identificare. Si tende a evitare di parlare di argomenti tabù, ma per me servono. Ti preparano. Le cose brutte succedono nella vita.

Quali sono le tue "favole" e le tue "favelas", nella vita?

Sono le cose che vivo, le storie, le storie che accadono nei vicoli di strada a Trastevere, le cose che si dicono con una ragazza, come “staremo insieme per sempre”, “andremo a vivere a Los Angeles”, quelle che si dicono da innamorati e poi non succedono.

Hai detto tante volte “per sempre”?

Sono uno che quando si butta in una storia, si butta al cento per cento sempre. Non l’ho detto sempre, ma l’ho detto spesso.

Anche se finisce sempre ci credi ancora?

Ci credo nel per sempre. Credo nel presente e nelle cose che succedono.

Però canti che non credi al destino.

Penso che noi siamo gli artefici del nostro futuro, che dagli errori che fai si possa imparare e ogni nostra azione possa portare ad altro.

Hai rimpianti?

L’unico rimpianto, forse a metà, tra virgolette, è che giocavo a basket, ero un professionista e ho smesso per fare musica. Non è un rimpianto, perché la musica è passione troppo grande e so che ero in un momento cestistico per l’Italia molto difficile, giravano pochi soldi. Quindi è meglio così e ho fatto l’artista. Però ci penso.

Il basket c’è ancora?

Sì, quando non c’è la musica c’è il basket. Ultimamente anche il cinema. Provo una grande curiosità, vorrei recitare, scrivere. Mi hanno chiesto di fare un film, come attore. Quindi ci sto pensando. Credo che mi divertirebbe.

Nel futuro ti vedi attore?

Nel futuro mi vedo in tour. Adesso stiamo arrangiando i pezzi nuovi, sto preparando con grande difficoltà la scaletta, perché ora ho un repertorio con un saccco di pezzi e non è facile. Avrò con me 11 musicisti sul palco. E sto già pensando al disco nuovo.

In questo ci sono tante collaborazioni, da Mara Sattei a Bresh, Jake La Furia, Nayt, Rose Villain, Dargen D’Amico, Clementino, Dylan e il tuo amico Sean Michael.

Mi piace fare le cose insieme agli altri, mi piace che ci siano più timbri vocali nei brani, le voci per me sono uno strumento. Con Noemi si aspettavano tutti la terza hit estiva invece abbiamo voluto fare pezzo oscuro che d’estate non ha niente. Con Mara siamo molto amici, è uscita una bella hit. Con Sean ho scritto "Scarabocchi", è mio amico da sempre.

Hai tanti amici?

Rimango ancorato ai miei amici storici, di sempre, anche se ora c’è meno tempo per vedersi. E ne ho tanti nuovi. Con l’età l’amicizia è data dalle passioni comuni. Musica, basket, ma l’amicizia resta per sempre. Ho ancora gli amici dell’asilo.

A proposito di età, tu sembri ancora vivere di notte.

Sono nottambulo, adesso che è uscito il disco e sto facendo gli arrangiamenti per il live sono meno notturno e arrivo stremato alla sera, vado a dormire alle due. Ma quando lavoro sul disco e non devo fare i live o le interviste, vado a dormire alle 7, alle 6. Di notte ho più energia.

Canti “Morderò come una serpe”. Meglio non farti arrabbiare?

Sono uno molto amichevole, cerco di entrare in empatia subito con la gente, cerco di essere positivo, ma spesso la gente vede questa cosa come una debolezza e alcune persone tendono a sfruttarla. Ma io sono molto duro dietro, non sono un fesso.