È possibile che vi stiate chiedendo non soltanto in che modo gli atleti delle Paralimpiadi di Milano Cortina 2026 possano gareggiare, ma anche quali siano i criteri per la loro divisione nelle varie categorie, considerato che di disabilità ne esistono innumerevoli e che non tutte sono uguali. Per rendere la competizione il più equa possibile, il Comitato Olimpico ha sviluppato delle regole molto rigide, che forse non tutti/e ancora conoscono.
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Quali sono le categorie delle Paralimpiadi di Milano Cortina 2026?
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Ad oggi si contano un totale di sei categorie paralimpiche invernali: il Biathlon, il Para ice hockey, lo Sci alpino, lo Sci di Fondo, lo Snowboard e il Wheelchair curling.
Nel Biathlon le competizioni si sviluppano su distanze che variano dai 7,5 ai 12,5 km. Gli atleti percorrono un circuito (da ripetere tre o cinque volte) rigorosamente in tecnica libera. Tra una frazione di sci e l'altra, ci si ferma al poligono per colpire bersagli posti a 10 metri di distanza. Sbagliare può costare molto caro: ogni errore si traduce in una penalità di tempo o nell'obbligo di percorrere un giro supplementare.
Il Para ice hockey è lo sport più fisico e veloce di queste Paralimpiadi, e nell'edizione 2026 si giocherà nella nuovissima Milano Santagiulia Ice Hockey Arena. Contrariamente all'hockey tradizionale, qui i giocatori sfrecciano su speciali slitte chiamate sledge, dotate di due lame. L'equipaggiamento è unico nel suo genere: ogni atleta impugna due stecche corte che hanno una doppia funzione: da un lato servono per colpire e gestire il disco, dall'altro presentano una punta metallica all'estremità per darsi la spinta sul ghiaccio.
Sono inoltre tre le specialità dello Sci alpino paralimpico, e questo garantisce a tutti i partecipanti un confronto del tutto equo. Esistono infatti:
- Standing (in piedi): dedicata a chi gareggia in posizione eretta, utilizzando protesi o sci tradizionali a seconda della disabilità fisica;
- Sitting (seduti): riservata ad atleti con disabilità agli arti inferiori che utilizzano il monosci o il cosiddetto "guscio", una struttura ergonomica montata su uno sci;
- Vision Impaired (Disabilità visive): gli sciatori non vedenti o ipovedenti scendono in pista guidati da un compagno che apre la strada, comunicando loro le traiettorie precise in tempo reale tramite interfono radio o speciali altoparlanti dedicati.
Anche per lo Sci di fondo - che si gioca su diverse distanze e formati - è prevista la divisione in specialità, che in questo caso sono identiche a quelle dello Sci alpino (standing, sitting, e vision impaired).
Nello Snowboard, invece, gli atleti si sfidano in due discipline spettacolari, il Banked Slalom e lo Snowboard Cross. Le categorie anche qui sono suddivise in base al tipo di disabilità: arti inferiori (dove è permesso l'uso di protesi o tutori) e arti superiori (dove si gareggia senza ausili).
Dulcis in fundo, anche il curling (disciplina amatissima durante le ultime Olimpiadi invernali!) presenta la sua versione inclusiva: il Wheerchair curling si gioca in carrozzina ed è pensato per atleti con disabilità agli arti inferiori. Il funzionamento, per il resto, è molto simile al curling tradizionale.
Come vengono divisi atleti e atlete con condizioni diverse?
L'equità viene garantita da un preciso sistema di classificazione che raggruppa gli atleti in base al grado di limitazione funzionale piuttosto che alla sola disabilità medica.
Questo processo punta a minimizzare l'impatto della menomazione sulla prestazione atletica, in modo tale che a prevalere sia l'eccellenza sportiva e non tanto il vantaggio derivante da una minore compromissione fisica.
La valutazione degli atleti si articola in tre fasi fondamentali che verificano innanzitutto la presenza di una menomazione idonea tra le dieci categorie riconosciute (pensiamo al deficit di forza muscolare, oppure alle disabilità visive e intellettive). Successivamente viene accertato il rispetto dei criteri minimi di gravità specifici per ogni singola disciplina, assicurando che la condizione influenzi realmente i gesti tecnici richiesti dallo sport. Infine una commissione di esperti assegna l'atleta a una specifica classe sportiva dopo aver completato delle approfondite analisi fisiche e osservazioni dirette in gara per permettere un confronto alla pari tra i partecipanti.






